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EDITORIALE
ELEZIONI ANTICIPATE
di RICCARDO BARENGHI
Adesso uno che scrive, che dice,
cosa urla? Possiamo gridare al regime, di più al fascismo, di più, alla
pulizia etnica dei magistrati, dei comunisti, degli ex comunisti, dei
giornalisti, possiamo chiedere che si dimetta seduta stante, possiamo dire
all'opposizione che deve disertare il parlamento, incatenarsi intorno a
palazzo Chigi anche la notte. Possiamo suggerire ai movimenti di scendere
in piazza un giorno sì e l'altro pure, invitare i sindacati a convocare
uno sciopero generale a settimana, sperare che il paese intero si
paralizzi. Possiamo e infatti lo facciamo. Ma ammesso e assolutamente non
concesso che tutto questo si facesse, sarebbe comunque una reazione
certamente sacrosanta ma tutto sommato interna al gioco politico che
conosciamo e che però è ormai totalmente inadeguato alla bisogna. Perché
siamo in una stagione radicalmente nuova, un qualcosa che negli ultimi 58
anni mai abbiamo conosciuto.Non è un colpo di stato, forse non è neanche
una dittatura strisciante. Sarebbero comunque dinamiche politiche,
ovviamente drammatiche e sanguinose, ma conosciute e contro le quali si
può reagire in varie forme, a cominciare dalla resistenza armata. Il
problema invece è che viviamo in una democrazia formale ma ormai non più
sostanziale. Dove chi ha preso il potere attraverso elezioni (truccate dal
maggioritario) non solo è inamovibile ma riesce a fare e a dire cose che
non dovrebbe essere consentito a nessuno - figuriamoci al presidente del
consiglio - neanche di pensare.
E allora benissimo le proteste clamorose, dentro e fuori i palazzi. Ma
contemporaneamente si deve trovare una strada perché si arrivi il più
presto possibile a nuove elezioni politiche. Dopo due anni e mezzo di
governo, con tutto quel che questo governo ha fatto e ha detto, quel voto
del maggio 2001 non vale più, politicamente parlando. C'è urgentissimo
bisogno di una verifica popolare. Vorremmo sapere se Berlusconi ancora
gode della fiducia della maggioranza degli italiani (ammesso che l'abbia
mai avuta). Cioè se esiste nel paese una maggioranza che, deponendo oggi
una scheda nell'urna elettorale, si dichiara d'accordo con la filosofia
politica (chiamiamola così) del premier. Se pensa anch'essa che i
magistrati siano una razza di disturbati psichici antropologicamente
diversi dalla razza umana, che i comunisti siano tutti complici delle
stragi di Pol Pot. Se pensa questo, bene, anzi male, ma almeno sappiamo
chi incontriamo per la strada. Altrimenti Berlusconi se ne va a casa.
Esistono ancora poteri costituiti, a cominciare dal presidente della
repubblica, che possono intervenire, fare pressioni non perché Berlusconi
moderi i toni (lui o è così o non è) ma perché si produca un fatto
politico che porti a nuove elezioni (ovviamente agendo su tutti quei
parlamentari dell'opposizione e della maggioranza che pensano che il
limite sia stato superato)? Se esistono si facciano vivi, altrimenti la
situazione rischia di degenerare e prendere strade tanto imprevedibili
quanto esiziali per quel che resta dello stato di diritto.

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