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 IL MANIFESTO 5 settembre 2003

chietinuova

3febbraio.it

EDITORIALE
ELEZIONI ANTICIPATE
di RICCARDO BARENGHI



Adesso uno che scrive, che dice, cosa urla? Possiamo gridare al regime, di più al fascismo, di più, alla pulizia etnica dei magistrati, dei comunisti, degli ex comunisti, dei giornalisti, possiamo chiedere che si dimetta seduta stante, possiamo dire all'opposizione che deve disertare il parlamento, incatenarsi intorno a palazzo Chigi anche la notte. Possiamo suggerire ai movimenti di scendere in piazza un giorno sì e l'altro pure, invitare i sindacati a convocare uno sciopero generale a settimana, sperare che il paese intero si paralizzi. Possiamo e infatti lo facciamo. Ma ammesso e assolutamente non concesso che tutto questo si facesse, sarebbe comunque una reazione certamente sacrosanta ma tutto sommato interna al gioco politico che conosciamo e che però è ormai totalmente inadeguato alla bisogna. Perché siamo in una stagione radicalmente nuova, un qualcosa che negli ultimi 58 anni mai abbiamo conosciuto.Non è un colpo di stato, forse non è neanche una dittatura strisciante. Sarebbero comunque dinamiche politiche, ovviamente drammatiche e sanguinose, ma conosciute e contro le quali si può reagire in varie forme, a cominciare dalla resistenza armata. Il problema invece è che viviamo in una democrazia formale ma ormai non più sostanziale. Dove chi ha preso il potere attraverso elezioni (truccate dal maggioritario) non solo è inamovibile ma riesce a fare e a dire cose che non dovrebbe essere consentito a nessuno - figuriamoci al presidente del consiglio - neanche di pensare.

E allora benissimo le proteste clamorose, dentro e fuori i palazzi. Ma contemporaneamente si deve trovare una strada perché si arrivi il più presto possibile a nuove elezioni politiche. Dopo due anni e mezzo di governo, con tutto quel che questo governo ha fatto e ha detto, quel voto del maggio 2001 non vale più, politicamente parlando. C'è urgentissimo bisogno di una verifica popolare. Vorremmo sapere se Berlusconi ancora gode della fiducia della maggioranza degli italiani (ammesso che l'abbia mai avuta). Cioè se esiste nel paese una maggioranza che, deponendo oggi una scheda nell'urna elettorale, si dichiara d'accordo con la filosofia politica (chiamiamola così) del premier. Se pensa anch'essa che i magistrati siano una razza di disturbati psichici antropologicamente diversi dalla razza umana, che i comunisti siano tutti complici delle stragi di Pol Pot. Se pensa questo, bene, anzi male, ma almeno sappiamo chi incontriamo per la strada. Altrimenti Berlusconi se ne va a casa.

Esistono ancora poteri costituiti, a cominciare dal presidente della repubblica, che possono intervenire, fare pressioni non perché Berlusconi moderi i toni (lui o è così o non è) ma perché si produca un fatto politico che porti a nuove elezioni (ovviamente agendo su tutti quei parlamentari dell'opposizione e della maggioranza che pensano che il limite sia stato superato)? Se esistono si facciano vivi, altrimenti la situazione rischia di degenerare e prendere strade tanto imprevedibili quanto esiziali per quel che resta dello stato di diritto.


   

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