L'antitaliano di
GIORGIO BOCCA
Gli estremisti del
profitto
La classe alta manageriale e globale è uscita dall'etica
capitalistica dell'autonomia dei poteri e della legge uguale per
tutti
Il capitalismo globale mette in crisi la democrazia perché la divide
in caste. In alto quella sacerdotale che conosce e controlla la
rivoluzione tecnologica, sotto i complici e più sotto gli
emarginati, i poveri. Ma tutti fingono di non accorgersene, neppure
quando un governo abolisce, come il nostro, il reato di falso in
bilancio e il suo premier dice che il conflitto di interessi è una
"leggenda metropolitana".
Oportet ut scandala eveniant, si diceva. Ma gli scandali
contemporanei servono soltanto a dimostrare che la classe alta
tecnologica e finanziaria ha abolito controlli e controllori, ha
ristabilito i misteri sacerdotali. Da decine di giorni i media
dedicano spazi enormi allo scandalo Parmalat ma nessuno dei sudditi
è ancora riuscito a capire cosa è accaduto, perché è accaduto.
Perché i proprietari e la direzione di una grande azienda florida e
salda sono naufragati in un mare di debiti? Chi sono i responsabili
del disastro, in quali tasche sono finite le migliaia di milioni? Si
dà solo una risposta generica: l'avidità di denaro senza limiti,
senza controlli.
Dagli scandali precedenti abbiamo appreso che la classe alta, dei
supermanager e dei loro accoliti, ha sottoposto a questa avidità
ogni etica, al punto, demenziale, di fare il danno della propria
azienda per far personalmente soldi. Gran parte delle fusioni
societarie sono fallite perché non venivano fatte per il bene delle
società ma dei manager che le combinavano e ne ricavavano
gigantesche stock option. E invece di considerarlo un furto a danno
degli azionisti veniva considerato un merito sicché i più famosi fra
essi sono stati cooptati in altre società pericolanti come
salvatori.
Ora il ministro dell'Economia Tremonti accusa il governatore della
Banca d'Italia di non avere esercitato il dovuto controllo, lui che
è uno dei più noti avvocati finanziari e un teorico di come evitare
i controlli. Ma è tutta la classe alta, manageriale e globale che è
uscita dall'etica capitalistica dell'autonomia dei poteri e della
legge eguale per tutti (con tutti i condizionamenti che subiva, si
intende) per approdare alla anarchia totale del profitto.
Sono davvero impudenti le esortazioni che risuonano in tutti i media
di rivelare gli scandali e di punirli quando è evidente che i
controllori appartengono alla stessa famiglia dei controllati e che
i più famosi curatori fallimentari come l'attuale di Parmalat hanno
il compito di chiudere lo scandalo trasferendo le perdite dal
privato al pubblico. In questo il nostro presidente del Consiglio è
sempre in prima fila a offrire l'intervento dello Stato, per il bene
dell'azienda Italia, si intende.
Di fronte a questo potere che dispone del denaro e della giustizia,
che fa le leggi che servono alla sua impunità, il cittadino comune,
il suddito, sembra impotente e spesso connivente. Sono milioni i
cittadini italiani che hanno pagato le speculazioni delle nostre
grandi banche. Nel mercato americano o asiatico, milioni che hanno
visto decurtate le loro obbligazioni ma nessuno ha protestato, per
la ragione che sapevano di essere complici, di aver sperato anche
loro in guadagni facili e crescenti.
Il potere della classe alta manageriale e tecnologica non ha confini
e resistenze? È possibile che reggano delle società in cui i poveri
e gli ignoranti si contano a decine di milioni? La talpa della
rivoluzione impiega decenni a scavare i suoi cunicoli ma il ritorno
degli scioperi selvaggi è un avvertimento da non trascurare.
La politica onirica della classe alta, la sua capacità di
trasformare in sogni e in rassegnazione dei sudditi i suoi
privilegi, di far passare per impegno sociale moderno la vecchissima
beneficenza hanno un limite nei conti famigliari, nel come si fa a
vivere con cinquecento o seicento euro al mese. I tramvieri che
bloccano il traffico e dicono brutalmente "vogliamo più soldi, i
nostri soldi", avvisano che l'iniquità sociale pagherà ancora duri
prezzi.
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