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 IL MANIFESTO 5 luglio 2003

chietinuova

3febbraio.it

EDITORIALE
LA TV ITALIANA?

«E' peggio di Breznev»
di
CARLA CASALINI


Il Financial times denuncia il tg1 e il potere di Berlusconi sui media. Ma quasi tutta la stampa europea di destra attacca il premier italiano. Dagli Usa lo difende il Wall Street Journal
 

Qualche parola di conforto per i membri del parlamento europeo Berlusconi l'ha pur detta, quando li ha rassicurati che «sei mesi passano molto in fretta» - ironizza il Financial Times che ieri è ritornato con dovizia di particolari, e di articoli, sulle peculiarità del premier italiano e su quel che deve aspettarsene l'Europa: «al meglio la paralisi, al peggio il caos», talché «i sei mesi potranno risultare lunghissimi». Il quotidiano della city, mai tenero con Berlusconi, insiste sulla improbabilità di un suo ruolo europeo adeguato, per esempio nella capacità di rappresentare nel mondo la posizione politica ufficiale dell'Unione, e non le sue personali convinzioni, fino a fargli le pulci per quel che già manovra nei Balcani. Qui, ci sarebbe un candidato italiano di provata esperienza per assumere la carica di turno di inviato speciale della Ue in Kosovo, Stefano Sannino - racconta il giornale inglese - ma Berlusconi si è dato da fare per bloccarne la nomina «perchè lo ritiene di un altro orientamento politico», e per «spingere» un proprio candidato, creando difficoltà in ambito europeo e Onu.

E che dire della legge Gasparri, che vuole estendere il già preponderante impero del Cavaliere sui media alla carta stampata, agli introiti pubblicitari, a tutto l'orizzonte dell'informazione? C'è un articolo dedicato, sull'argomento, che insiste sui guasti già prodotti dal potere diretto e indiretto del premier italiano: «Egli vive in una bolla di media in cui le sue gaffes pubbliche e gli insulti gratuiti vengono largamente ignorati in casa». E quando va all'estero, ecco che la tv di stato, «il Tg1, non consente ai telespettatori italiani di sentire le sue parole all'europarlamento». Rincara l'articolo di commento: «I media sovietici ai tempi di Breznev non avrebbero potuto fare meglio».

Non manca il suggerimento di stroncare il «sogno di Berlusconi» di varare la nuova costituzione europea in casa a Roma.

Ben diverso l'atteggiamento oltreatlantico del Wall Street Journal - consueto anch'esso nello schierarsi viceversa col Cavaliere. Secondo il foglio finanziario statunitense è «quello che Berlusconi rappresenta in politica, ad aver irritato coloro che hanno provocato tutto il trambusto» a Strasburgo, i quali per altro lo avevano gratificato dell'epiteto di «Padrino». Certo, il premier italiano che ha gratificato di «kapò» l'esponente dell'Spd «ha violato chiaramente i confini dell'etichetta» ma, afferma il Wsj, «noi non siamo certi se sia peggio dare del mafioso a un italiano o del nazista a un tedesco», eppure il primo epiteto non ha suscitato tumulti.

C'è un colpo mirato anche per Schröder, che ha chiesto le scuse a Berlusconi: molti americani ricordano - polemizza il foglio conservatore - quanto si dovette aspettare che il cancelliere facesse sentire la sua voce «dopo che uno dei suoi ministri paragonò il presidente George W. Bush a un nazista».

Interessante è il panorama della stampa di destra in Europa che, a differenza del foglio statunitense, condanna in larga parte - come già il Financial Times - le «ironie» di Berlusconi. Solo lo spagnolo Abc addita «le miserie» di un'Europa in cui «alcuni parlamentari vestiti da picnic offendevano il presidente di turno mostrando il loro scarso rispetto per le istituzioni». E però, Berlusconi ha confermato «tutti i timori della vigilia, convincendo chiunque di non essere l'uomo adatto a rappresentarci nel mondo».

Senza mezzi termini, invece, il Daily Telegraph commenta: con la sua uscita Berlusconi «fa sembrare meno fascista l'erede di Mussolini», Gianfranco Fini, che si è dissociato avendo capito che «a 50 anni dalla seconda guerra mondiale la Germania si è guadagnata un posto di tutto rispetto nell'Europa democratica». Mentre Berlusconi, protervo, ha insistito che «gli Italiani hanno sempre scherzato sull'Olocausto perché hanno imparato a ridere anche di una tragedia come questa», riuscendo a offendere anche la comunità ebraica di Roma - rincara il giornale inglese.

Duro anche il Times: «grottesche le ironie» del premier italiano, e il rischio è che «Berlusconi, vedendo nemici ovunque, distolga l'attenzione dalle questioni cruciali di cui ha parlato a strasburgo, e perda l'influenza necessaria a riportare coerenza nelle consultazioni europee». Per il francese Figaro, che titola «Berlusconi, lo scandalo», il cavaliere ha perso «un'eccellente occasione per smentire i suoi detrattori», rendendo pesantissimo il clima nell'europarlamento e nella Commissione: c'è solo da sperare «che ciascuno faccia il possibile per evitare una paralisi delle istituzioni».

Dalla Germania Die Welt si concentra sul gelo dei rapporti tra Berlusconi e Prodi: «Le esternazioni a Strasburgo hanno creato imbarazzo nei governi e nella stessa Commisione guidata da Romano Prodi», il quale, con il suo no comment ha dato il segnale di «una politica del muro contro muro che la Commissione ha cominciato a praticare». Ma naturalmente tutta la stampa tedesca di qualsivoglia orientamento è interventua di nuovo ieri copiosamente: La Suddeutsche Zeitung apre con «Gli europei si indignano» e a Berlusconi dedica l'intera seconda pagina aperta dal titolo «L'offesa quotidiana» con sotto la foto delle sue corna a Madrid, e nella cultura affida un articolo a Gianni Vattimo.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung apre sulla pura cronaca, ma affida al commento la sottolineatura che «la sbandata a Strasburgo provocherà ancora dolori al premier italiano». Mentre il giornale della sinistra berlinese Die Tageszeitung sceglie una prima pagina più espressiva: una grande foto di Berlusconi seduto in tv, la mano destra alzata, con la didascalia «L'imperatore saluta».

 

   

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