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C'ERA UNA VOLTA

LA SPAZZATURA!!!

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29 giugno 02

Arresti dom.

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27 giugno 02

Ordini...

Confessioni...

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26 giugno 02

Regali...

Doni...

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25 giugno 02

Ammissioni

Scarcerazioni

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22 giugno 02
Bellia ammette
Affari al night
Uno scandalo
Le indagini dei CC

L'inchiesta

20 giugno 02
Rifiuti e affari
Il metodo usato
Il danno


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1. IL CENTRO 20 giugno 2002

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Nell'inchiesta coinvolte società teramane, del Pescarese e dello Scalo. In manette anche Sergio Bellia
Rifiuti e affari, cinque arresti
Ecobusiness con Marche e Campania: 64 gli indagati

di Katia Giammaria


CHIETI. Intorno ai rifiuti avevano costruito un business di centinaia di migliaia di euro. Dopo tre anni di indagini sono finiti in galera Sergio Bellia, 42 anni, titolare della Ecoambiente di Chieti Scalo; Giovanni Del Prete, 43 anni, di Frattamaggiore, della Cartofer di Arzano (Napoli) e Giancarlo Di Diodoro, 41 anni, di Corropoli (Teramo), amministratore della Stortini ambiente (Macerata). Agli arresti a casa Simonetta Ciammaichella, 28 anni, cognata di Bellia e Angelo Parretta, 33 anni, di Napoli.
Questi erano i ragionieri, quelli che curavano conti e documenti. La giovane donna è dipendente della Ecoambiente, mentre il secondo è impiegato della Cartofer.
REATI IPOTIZZATI L'operazione è stata denominata «Ecoscalo» per il ruolo determinante della società di Bellia. L'ipotesi accusatoria è di associazione per delinquere finalizzata allo smaltimento illecito dei rifiuti, alle fatturazioni false per operazioni inesistenti e alla truffa, in quanto, secondo l'accusa, le società di vertice avrebbero usufruito di agevolazioni di legge (ecotassa) previste per lo stoccaggio di rifiuti speciali. Agli indagati viene contestata anche una evasione fiscale di circa 2 miliardi di vecchie lire.
ARRESTI. Le ordinanze di custodia, eseguite ieri mattina, sono state firmate dal Gip di Chieti Marco Flamini e richieste dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca. Sessantaquattro le persone denunciate. Tutte avrebbero permesso, (a vario titolo), alle società di fare false fatturazioni per operazioni di smaltimento che non sono mai avvenute. Diciannove le imprese coinvolte con sede in Campania, Puglia, Abruzzo e Marche. Diverse quelle create artatamente, ma senza che svolgessero alcuna attività reale.
INDAGINI. Le indagini sono scattate dopo un incendio doloso avvenuto il 9 giugno del 1999 all'Ecoambiente di Bellia. Andarono distrutti mille quintali di rifiuti. Del caso si occupò la procura distrettuale antimafia diretta da Nicola Trifuoggi. Ma dopo 19 perquisizioni anche per un problema di opportunità investigativa, il caso passò alla magistratura di Chieti.
I CARABINIERI. Tre anni di intensa attività investigativa, durante i quali sono stati impiegati quotidianamente otto carabinieri, impegnati in controlli, appostamenti, alla vecchia maniera, ma anche in analisi sofisticate, verifiche contabili e bancarie. 150mila le conversazioni telefoniche intercettate, 30mila le pagine trascritte una attività continua e certosina che dimostra il lavoro immenso svolto dai carabinieri del nucleo operativo e del reparto operativo di Chieti, della polizia giudiziaria della procura di Chieti, ai quali il colonnello Giuseppe Nucci, durante la conferenza stampa, ha messo in rilievo il determinante lavoro, del nucleo operativo ecologico (Noe) di Pescara, del reparto territoriale di Castello Cisterna (Napoli) e del comando provinciale di Macerata. I militari avrebbero messo insieme una quantità di materiale e di fonti di prova di tale importanza da ottenere anche il plauso degli inquirenti. Le indagini non si sono fermate. Avranno presto sviluppi clamorosi anche perché coinvolgerebbero personaggi insospettabili.
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2. IL CENTRO 20 giugno 2002

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IL METODO USATO
L'azienda di Chieti Scalo
era l'imbuto dell'operazione

k.g.


CHIETI. Chieti scalo era l'«imbuto» di tutta l'operazione. La parte cruciale dell'affare rifiuti che partiva dalla Cartofer di Arzano, la ditta che procacciava lavoro. Il metodo quello vecchio e sperimentato: le false fatturazioni per operazioni inesistenti. Lo smaltimento dei rifiuti non avveniva mai. L'immondizia era abbandonata in discariche abusive della Campania.
Imprese, enti e aziende del Napoletano commissionavano e pagavano alla Cartofer di Arzano lo smaltimento di un tot quantitativo di rifiuti. A questo punto entrava nel gioco la Ecoambiente di Chieti Scalo che avrebbe dovuto portare i rifiuti in Abruzzo o altrove (Puglia, Marche) per lo smaltimento. Ma del lavoro l'amministratore della società avrebbe svolto solo la parte relativa alle fatturazioni false, alle bolle di accompagnamento e al formulario, documenti dai quali risultavano solo in teoria uno smaltimento che invece non avveniva mai. Puntualmente i rifiuti venivano lasciati in discariche non controllate campane. A viaggiare non erano i camion con il pattume ma solo carte e soldi. Con una parte dei quali Bellia pagava le società compiacenti che si prestavano a fare fatture false e pagava l'Iva. Il resto, senza ulteriori spese, era «crema», 2 terzi del denaro «rientravano» a Arzano, alla Cartofer, un terzo se lo tratteneva Bellia. La Stortini di Civitanova Marche avrebbe assunto un ruolo particolare perché gestiva la maggior parte del lavoro di finto smaltimento e perché cambiava i soldi che dovevano «rientrare» alle due ditte di vertice.
Tra il lavoro che risulta dai formulari c'era anche quello di compostaggio dei rifiuti speciali (anche questo mai avvenuto) ma per il quale le ditte avrebbero usufruito delle agevolazioni di legge.
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3. IL CENTRO 20 giugno 2002

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IL DANNO
Abbandonata
l'immondizia


CHIETI. In questa operazione i carabinieri soprattutto quelli del Nucleo operativo ecologico, (che dipende dal ministero dell'ambiente), si sono preoccupati di ricercare le discariche abusive o gli spazi dove sono stati abbandonati le 20mila tonnellate di rifiuti. «La tutela dell'ambiente», ha detto ieri il colonnello Nucci, «è stato il fulcro di tutta questa inchiesta». Indagini lunghissime dalle quali è venuto fuori un danno ambientale enorme che, per fortuna, ha toccato solo molto marginalmente l'Abruzzo e interessato purtroppo in modo massiccio la Campania, dove sono stati eseguite decine i provvedimenti di sequestro di discariche illegali. Il successo ottenuto dagli investigatori che ha confermato l'allarme lanciato dagli ambientalisti sull'ecomafia ha naturalmente ottenuto il plauso di Legambiente che ha denunciato recentemente i livelli raggiunti dai clan dell'ecobusiness. «L'operazione odierna (di ieri ndr)», scrive Enrico Fontana, responsabile nazionale dell'Osservatorio ambiente e legalità, «conferma la gravità della situazione denunciata nel rapporto ecomafia 2002 di Legambiente». «Ci auguriamo», continua Fontana, «che la gravità dei fatti criminosi e insieme i successi raggiunti grazie a nuovi strumenti giudiziari inducano le forze politiche italiane a completare al più presto la riforma, affossata dalla precedente legislatura, grazie alla quale l'Italia avrebbe potuto già da oggi garantire una tutela penale più adeguata per contrastare i "ladri del futuro"». (TOP)

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4. IL CENTRO 22 giugno 2002

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Rifiuti, Bellia ammette tutto
Ma scagiona fratelli e segretaria
Il pm: raccolte prove inconfutabili


CHIETI. Smaltimento dei rifiuti inesistente, false fatturazioni, evasione del fisco per milioni di euro, truffa allo Stato. Ha ammesso quasi tutto l'impianto accusatorio, Sergio Bellia, 42 anni, della Ecoambiente che ieri, in carcere, assistito dall'avvocato Vittorio Supino, ha risposto al Gip Marco Flamini e del pm Giuseppe Falasca.
Ha però scagionato i fratelli, che compaiono tra i 64 indagati per gli stessi fatti, ha inoltre ridimensionato il ruolo della cognata, Simonetta Ciammaichella, 28 anni, agli arresti domiciliari, la donna che gli investigatori indicano come la ragioniera del traffico di pattume, (avvenuto solo in teoria), che teneva tutta la documentazione del giro vorticoso di fatturazioni tra la Cartofer di Arzano, gestita da Giovanni Del Prete, da dove dovuta partire l'immondizia, la Stortini ambiente di Macerata amministrata da Giancarlo Di Diodoro, 41 anni, di Corropoli, che avrebbe dovuto smaltire quei rifiuti e le varie imprese compiacenti o create solo ad arte per consentire il passaggio di uno smaltimento di rifiuti che invece venivano lasciati nelle discariche abusive del Napoletano. Bellia si è addossato, almeno per quella parte, (consistente), che coinvolge l'Ecoambiente, tutta la responsabilità, nel tentativo di smontare quella che è l'accusa più pesante: l'associazione per delinquere. Ma gli investigatori sembrano molto sicuri anche di questa ipotesi. «Hanno fatto un lavoro eccellente», ha detto il magistrato Giuseppe Falasca, «dopo circa tre anni di indagini i carabinieri raccolto materiale probatorio inconfutabile».
«L'interrogatorio è avvenuto in un clima severo nei contenuti ma sereno», ha detto l'avvocato Supino, «abbiamo già proposto istanza di revoca della custodia cautelare». I giudici si sono riservati.
E' stato invece rinviato a mercoledì l'interrogatorio di Simonetta Ciammaichella che avrebbe dovuto essere sentita ieri. E' stato già sentito, per rogatoria, l'altro ragioniere, Angelo Parretta, 33 anni, di Napoli, anche lui agli arresti domiciliari. Saranno ascoltati oggi dagli inquirenti gli amministratori delle altre due società di vertice: Giovanni Del Prete, della Cartofer di Arzano e Giancarlo Di Diodoro, 41 anni, amministratore della Stortini ambiente (Macerata), associati come Bellia nel carcere di Madonna del Freddo.
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5. IL CENTRO 22 giugno 2002

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«Affari discussi al night»

CHIETI. Secondo i carabinieri non facevano i controlli cui erano tenuti alla Ecoambiente, di Bellia, ispezionavano invece le ditte concorrenti «quelle che davano fastidio», e in cambio o avrebbero preso soldi e non pagato il night di Bellia. Un locale notturno di Montesilvano di cui Claudio Leccese, vice comandante della polizia provinciale, e Roberto Petruccelli, ispettore Arta, sarebbero stati frequentatori. I due per i quali il pm aveva chiesto la custodia in carcere (rigettata) e, in subordine, la sospensione dal servizio saranno sentiti martedì dai magistrati. In questa sede il Gip deciderà se sospenderli.

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6. IL MESSAGGERO 22 giugno 2002

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Scandalo rifiuti. L’avvocato Supino chiede la scarcerazione del titolare della Ecoambiente
E’ durato tre ore l’interrogatorio di Bellia
prime ammissioni sulla colossale truffa
(
F.L.P.)

Tre ore di interrogatorio in carcere a Madonna del Freddo e prime sostanziali conferme nell’inchiesta della magistratura sulle ventimila e passa tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania e finite in discariche abusive del centro e sud Italia.
Sentito dal Gip Marco Flamini e dal Pm Giuseppe Falasca, ieri mattina Sergio Bellia, titolare della Ecoambiente di Chieti Scalo, ha ammesso gran parte delle contestazioni e ha "aiutato" gli inquirenti a ricostruire il giro di questa colossale truffa che per il momento ha fatto finire in carcere altre quattro persone oltre a Bellia e tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata all’illecito smaltimento dei rifiuti, truffa e falso in bilancio. Ha ammesso l’avvocato Vittorio Supino: «E’ stato un interrogatorio lungo e chiarificatore, il mio assistito ha riconosciuto parte delle sue responsabilità in un clima sereno e collaborativo. Ora mi auguro che nei prossimi giorni venga revocato l’ordine di custodia cautelare in carcere».
Secondo l'accusa e che è stata anche confermata dallo stesso Bellia nel corso dell’interrogatoro, la truffa è così spiegata: la Cartofer di Arzano (Napoli) fingeva di inviare i rifiuti alla Ecoambiente in cambio di una tot somma, la Ecoambiente riceveva il denaro, emetteva false fatture, poi restituiva parte del denaro detratto dell’Iva e di una somma pari a circa il 20 per cento. Non solo, a sua volta la Ecoambiente faceva lo stesso giochetto con una ditta di Macerata, la Stortini di Civitanova. Insomma un enorme giro di fatture false per frodare il fisco e incassare proventi sulle leggi per lo smaltimento dei rifiuti. E tutto questo mentre le immondizie sono state abbandonate in qualche discarica abusiva.
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7. IL MESSAGGERO 22 giugno 2002

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TRE ANNI DI INDAGINI
Tutte le prove grazie ai Cc

Ma al di là delle ammissioni di Bellia, parlano i fatti, soprattuto gli esaurienti rapporti dei carabinieri del comando provinciale.
In tre anni di indagini (con intercettazioni, pedinamenti, filmati, e la scoperta di quasi 2 mila fatture false per un totale di 2 milioni di euro di imposte evase) hanno infatti raccolto una montagna di prove. Senza dimenticare il blitz finale con il sequestro della valigetta con i soldi per l’ultimo scambio tra la Ecoambiente e la Cartofer. Soldi provenienti da una contabilità in nero.
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8. IL MESSAGGERO 22 giugno 2002

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L’INCHIESTA
Mercoledì pm e gip sentiranno l’impiegata della Ecoambiente

Nei prossimi giorni saranno interrogati Giovanni Del Prete, titolare della Cartofer, il ragioniere Angelo Parretta (che si trova agli arresti domiciliari) e Giancarlo Di Diodato, amministratore della Stortini Ambiente. Per mercoledì, infine, è previsto l’interrogatorio sempre a Chieti di Simonetta Ciammaichella, impiegata alla Ecoambiente, anche lei ai domiciliari. Infine sarà la volta di 2 indagati (in tutto sono 64): l’ispettore dell’Arta Roberto Petruccelli e l’ispettore della polizia provinciale Claudio Leccese, accusati di corruzione. (TOP)

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  9 IL CENTRO 25 giugno 2002

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Inchiesta sui rifiuti, collaborano
anche i due indagati di Napoli

CHIETI. Dopo Sergio Bellia, anche l'imprenditore di Napoli e il suo dipendente sono rimasti schiacciati dalle fonti di prova accumulate dai carabinieri e ritenute «ineccepibili» dal pm nell'inchiesta sul "giro" dei rifiuti. Ieri i due, Giovanni Del Prete, titolare della Cartofer di Napoli e Angelo Parretta, impiegato della stessa ditta che gestisce un grosso deposito di spazzatura in Campania, sono passati a collaborare con la Procura e avrebbero chiarito la loro posizione nell'ambito dell'inchiesta.
Accusati anche loro di associazione per delinquere - il primo è in carcere il secondo è ai domiciliari -, truffa e false fatturazioni, hanno sostenuto innnanzitutto che il rapporto che la Cartofer ha con l'impresa di Bellia - l'Ecoambiente di Chieti - è di natura lecita e ammesso in sostanza il giro sulle false fatturazioni con i rifiuti i quali, anziché nelle discariche autorizzate, finivano in centri abusivi. Al termine degli interrogatori l'avvocato Franco Colucci (foro di Avezzano) ha presentato istanza di revoca delle misure cautelari: il pm, Giuseppe Falasca, si è opposto, il gip si è riservato la decisione.
Ieri è stata interrogata anche una dipendente della Ecoambiente (difesa dall'avvocatessa Bizzarri) raggiunta da unA a informazione di garanzia. Domani toccherà alla cognata di Sergio Bellia il cui interrogatorio, previsto venerdì, era slittato a causa dell'ora.
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10 IL MESSAGGERO 25 giugno 2002

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Rifiuti, gli indagati “collaborano”
si attendono le prime scarcerazioni

Degli interrogatori filtra o poco o nulla ma in Procura sembrano soddisfatti. Si parla di "atteggiamento collaborativo" da parte degli indagati tuttora agli arresti ed è quanto basta per capire che forse qualcuno sta per lasciare la prigione e che il quadro dell’inchiesta si chiarisce. Ieri Guseppe Falasca, il Pm che indaga su un vasto giro di rifiuti tra Campania ed Abruzzo che coinvolge anche la ex-Stortini di Civitanova Marche, ha interrogato Giancarlo Di Diodoro, titolare dell’azienda marchigiana, e Giovanni Del Prete, il 43enne napoletano titolare della Cartofer. Nei giorni scorsi aveva sentito Sergio Bellia, proprietario della Ecoambiente di Chieti Scalo. Secondo il teorema accusatorio, Bellia avrebbe fatturato trasporti, mai avvenuti, per ingenti quantità di pattume che, sempre secondo l’accusa, finivano in discariche abusive della Campania. Le somme pagate dalla Cartofer alla Ecoambiente di Chieti attraverso un bonifico venivano monetizzate nelle Marche per poi tornare a Bellia stesso che restituiva in contanti i soldi alla Cartofer. Sia per Di Diodoro che per Del Prete sono state presentate istanze di scarcerazione. Quest’ultimo ha ammesso di aver avuto rapporti con la Ecoambiente ma solo per il conferimento di materiale riciclabile per il quale è stata emessa regolare fatturazione. (TOP)

 IL CENTRO 26 giugno 2002

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«Nessun regalo da Bellia»
Scandalo dei rifiuti, il poliziotto si difende
L'avvocato: «Poco rigore ma non c'è corruzione»


CHIETI. «Davano qualche consiglio a Bellia e frequentavano il suo night, ma parlare di corruzione, di coinvolgimento nello scandalo dei rifiuti mi sembra eccessivo». L'avvocato Marco Femminella è reduce dall'interrogatorio del vicecomandante della polizia provinciale Claudio Leccese.
Insieme all'ispettore dell'Arta, Roberto Petruccelli, Leccese è indagato di corruzione per non aver fatto controlli nelle aziende dei Bellia, per aver evitato a queste consistenti multe, per aver dato consigli su come vincere appalti pubblici e privati e per essersi adoperati a dirottare controlli e infliggere sanzioni ad aziende concorrenti alla Ecoambiente di Sergio Bellia. Tutto questo in cambio di alcuni «regalucci» e di serate vivace nel noto e frequentatissimo night di Montesilvano.
Ma ieri mattina il vicecomandante della polizia provinciale avrebbe cercato di chiarire la sua posizione davanti al Gip Marco Falmini nel tentativo di tirarsi fuori dallo scandalo sui rifiuti.
«Probabilmente hanno mancato in rigorismo comportamentale ma certamente non si può parlare di corruzione», commenta il difensore che esclude ogni coinvolgimento dei suoi clienti del giro di fatture false, di smaltimento di rifiuti mai fatto o di truffa allo stato.
Ad accusare Leccese e Petruccelli ci sarebbero però alcune interessanti intercettazioni telefoniche e ambientali, dalle quali sarebbe venuta fuori la eccessiva disponibilità dei due pubblici ufficiali verso la vecchia conoscenza Sergio Bellia.
Oggi dal Gip dovrebbe comparire Roberto Petruccelli anche lui difeso dall'avvocato Femminella e la segretaria di Bellia, Simonetta Ciammaichella, assistita dall'avvocato Vittorio Supino.
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 IL MESSAGGERO 26 giugno 2002

L’inchiesta sui rifiuti/Interrogatorio per Claudio Leccese, arrestato per corruzione. Oggi tocca al funzionario dell’Arta
«Nessun dono in cambio di favori»
L’ispettore della polizia provinciale risponde al gip e respinge le accuse

di FRANCESCO LO PICCOLO

«Sergio Bellia non mi ha mai fatto alcun dono in cambio di favori e consulenze circa la sua attività. Forse non ho avuto un comportamento deontologicamente specchiato, ma di qui ad accusarmi di corruzione ce ne corre».
Così ha risposto ieri mattina al gip Flamini e al pm Falasca il vicecomandante della polizia provinciale Claudio Leccese finito in carcere nell’inchiesta sui rifiuti. Poco più di un’ora è durato l’interrogatorio, fermo e tranquillo il poliziotto, difeso dall’avvocato Marco Femminella, ha respinto tutte le accuse, soprattutto ha negato di aver "tradito i propri compiti istituzionali ponendosi stabilmente al servizio della Ecoambiente di Sergio Bellia facendo da consulente".
«Ci conosciamo, non è questo un reato - ha insistito Leccese - è vero che Bellia mi ha telefonato informandomi di una multa da 3 milioni, io l’ho ascoltato e l’ho mandato da un consulente. Che non sono io». E il telefonino e lo scanner, hanno replicato Gip e Pm? «E’ vero - replica il vicecomandante della polizia provinciale - avevo bisogno d quegli apprecchi, ho solo chiesto dove avrei potuto trovarli a un prezzo più conveniente. In tutti i casi li ho pagati; nessun regalo, men che meno in cambio di favori».
Infine il capitolo sugli allegri incontri al night club di Montesilvano. Anche qui l’ispettore della Polizia provinciale ha chiarito così: «Ci conosciamo da anni e qualche volta ci siamo trovati in qualche locale della costa. Da conoscenti, da amici, ma nulla di più. E non è vero che pagava sempre lui. Comunque anche questo non è un reato. E’ tutto un equivoco, se uno vuol vederci della malizia allora è libero, ma non c’è stata corruzione».
Si continua oggi, in programma l’interrogatorio dell’ex ispettore dell’Arta Roberto Petruccelli anche lui in carcere a Madonna del Freddo con le stesse accuse. E cioè di aver svolto da consulente a Bellia nelle pratiche per eludere ispezioni e controlli da parte degi enti regionali. Intanto sempre per oggi è attesa la decisione del gip circa l’istanza di revoca avanzata dall’avvocato Supino della custodia catelare per il titolare dela Ecoambiente. Come si ricorderà nell’interrogatorio della scorsa settimana, Sergio Bellia ha ammesso il giro di fatture false per circa 20 mila tonnellate di rifiuti che invece di essere regolamente smaltite sono state abbandonate in discariche abusive. Domani toccherà agli impiegati della Ecoambiente e della Cartofer di Azano, Simonetta Ciammaichella e Angelo Parretta, entrambi agli arresti domiciliari.
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 IL MESSAGGERO 29 giugno 2002

DOPO LA CONFESSIONE
Inchiesta rifiuti, Bellia agli arresti domiciliari

Sono stati concessi gli arresti domiciliari a Sergio Bellia, titolare della Ecoambiente di Chieti Scalo finito in carcere la scorsa settimana nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti. Il provvedimento, che ha avuto il parere favorevole del Pm, era stato sollecitato dal difensore, l’avvocato Vittorio Supino, secondo il quale erano venute meno le esigenze di custodia in carcere.
Ma certo grande importanza ha avuto il comportamento collaborativo di Bellia durante l’interrogatorio: sentito dal gip Flamini e dal Pm Falasca, il titolare della Ecoambiente ha infatti ammesso gran parte delle contestazioni e in particolare il giro di fatture false emesse negli anni scorsi per coprire lo smaltimento di circa 20 mila tonnellate di rifiuti e che in realtà non era mai avvenuto.
Oltre a Sergio Bellia, nei giorni scorsi erano finiti in carcere anche Giovanni Del Prete titolare della Cartofer di Arzano e Giancarlo Di Diodoro titolare della Stortini Ambiente di Civitanova Marche.
Entrambi però hanno respinto le accuse. Accuse pesanti: si tratta di associazione per delinquere finalizzata all’illecito smaltimento dei rifiuti, truffa e falso in bilancio. Il tutto raggiunto grazie a una montagna di accertamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche.
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IL CENTRO 27 giugno 2002

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«Eseguivo solo gli ordini»
Sentita la ragioniera di Bellia
che collabora e viene liberata
Dal Gup anche l'ispettore dell'Arta «Sono innocente»

di Katia Giammaria

CHIETI. «Sapevo che quei soldi erano in nero ma non facevo che eseguire gli ordini». E' l'estrema sintesi dell'interrogatorio reso al Gip dalla contabile della Ecoambiente di Sergio Bellia. Simonetta Ciammaichella, agli arresti domiciliari per lo scandalo sui rifiuti, ora è libera.
Evidentemente la sua collaborazione è stata premiata. La donna, che avrebbe curato la parte cartacea del «megaimbroglio» sullo smaltimento dei rifiuti, avrebbe infatti contribuito a ricostruire e confermare il castello accusatorio degli inquirenti su tutto il giro di fatturazioni false per smaltimenti di rifiuti avvenuti solo in minima parte.
Sentita dal giudice e dal pubblico ministero, in presenza dell'avvocato Vittorio Supino, ieri la ragioniera della Ecoambiente si è in qualche modo difesa dalla accusa di associazione per delinquere sostenendo che nel suo ruolo di semplice impiegata si sarebbe limitata a eseguire gli ordini.
Incomincia così la battaglia tra accusa e difesa nel tentativo di questa di far cadere l'accusa più grave del reato previsto dal 416 del codice penale. Mettere su un giro di fatture false per evadere il fisco e anzi guadagnarci sopra e truffare lo stato, secondo la difesa sarebbe solo frutto di un patto tra due, Bellia della Ecoambiente e Del Prete della Cartofer di Arzano (Napoli). Non sarebbe così per l'accusa che invece chiama dentro anche i ragionieri delle due società e la Stortini di Civitanova Marche, amministrata dal teramano Di Diodoro. E un punticino alla difesa glielo dà il Gup, nell'ordinanza di custodia cautelare, quando esclude dall'associazione per delinquere proprio la Stortini. «Come faceva a sapere Di Diodoro dell'accordo tra Del Prete e Bellia?». O quanto meno è una associazione criminosa che bisogna dimostrare. Ma nell'arco dell'accusa ci sarebbero altre frecce che prendono di mira proprio i ragionieri di Cartofer e Ecoambiente, componenti forse meno importanti della associazione criminosa ma che dall'associazione comunque facevano parte.
Intanto per la parte della inchiesta relativa alla corruzione, ieri è stato sentito anche l'ispettore dell'Arta. Assistito dall'avvocato Marco Femminella, come il vicecomandante della polizia provinciale, Claudio Leccese, Roberto Petruccelli, (che attualmente lavora in Provincia), si è detto innocente. Ha escluso di aver ricevuto regali o soldi da Bellia in cambio di consigli per ottenere questo e quell'appalto o per evitare ispezioni ambientali o multe. «Siamo amici da tempo, qualche volta al night mi faceva lo sconto», ha detto l'ispettore.
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IL MESSAGGERO 27 giugno 2002

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L’impiegata di Bellia confessa, scarcerata
Indagato per corruzione, respinge le accuse l’ispettore dell’Arta. Per l’avvocato è tutto un equivoco

E’ stata scarcerata ieri, dopo l’interrogatorio, Simonetta Ciammaichella, impiegata alla Ecoambiente di Sergio Bellia. Assistita dall’avvocato Supino, la donna che era agli arresti domiciliari, ha ammesso il giro di fatture false realizzato per coprire il traffico solo virtuale di circa 20 mila tonnellate di rifiuti.
Sempre ieri inoltre è stato sentito Roberto Petruccelli ex ispettore all’Ufficio Igiene dell’Arta indagato per corruzione assieme a Claudio Leccese, vicecomandante della polizia provinciale, entrambi in libertà e non in carcere come erroneamente scritto l’altro ieri. Come già Leccese, anche l’ispettore dell’Agenzia regionale di tutela ambientale ha risposto alle domande del gip Flamini e del pm Falasca e in un’ora circa di interrogatorio, avvenuto in procura, ha respinto tutte le ipotesi accusatorie ovvero di aver «compiuto atti contrari ai doveri di imparzialità e fedeltà all’ufficio». «Si chiarirà tutto al più presto - dice l’avvocato Marco Femminella - il mio assistito non ha fatto alcuna consulenza per nessuno, semplici consigli senza alcun tornaconto».
Di diverso parere il gip, in particolare ci sono delle intercettazioni telefoniche dalle quali risulta che Petruccelli si sarebbe operato per effettuare un controllo alla ditta Anzuca che aveva avuto l’incarico di smaltire i residui di un incendio all’Azimut così da favorire la Ecoambiente di Sergio Bellia che aspirava allo stesso lavoro.
Ed ancora, sempre dalle intercettazioni risulta che Petruccelli avrebbe promesso a Bellia che non avrebbe rilevato irregolarità nello smaltimento dell’amianto ed infine avrebbe dato dei suggerimenti per ovviare alla violazione di legge sulla omessa valutazione di rumorosità nel luogo di lavoro. Insiste l’avvocato Femminella: «Sono solo ipotesi accusatorie, Petruccelli è vittima di un equivoco». F.L.P.
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