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«Il
governo si rassegni, resistiamo»
Il vice presidente dell'Anm risponde agli attacchi
di Fini
«tanto
più gravi perché senza argomenti».
Pronte
le copie della Costituzione che i magistrati mostreranno alle prossime
inaugurazioni dell'anno giudiziario
di ANDREA FABOZZI
«Effettivamente,
non ci è andato leggero». Gianfranco Fini inaugura l'anno attaccando a
testa bassa l'Associazione nazionale magistrati. Per il vice premier è di
«enorme gravità» il fatto che i magistrati abbiano deciso di
presentarsi alle prossime inaugurazioni dell'anno giudiziario con una
Costituzione in mano. Ma giudici e pm non hanno intenzione di fare passi
indietro. Anzi, è già pronta in tipografia un'edizione specialissima
della Carta. Firmata in copertina dall'Anm. Le copie saranno distribuite
già lunedì 13 a Roma, all'inaugurazione in Cassazione, e poi viaggeranno
per le 25 sedi di corte d'appello dove si terranno le cerimonie
distrettuali sabato 18 gennaio. Insieme a un bel pacco di manifesti che
riassumono le ragioni della protesta delle toghe. La parola a Piero
Martello, giudice a Milano e vice presidente dell'Anm. E' stato lui a
portare nella giunta esecutiva del sindacato dei magistrati la proposta di
esibire le costituzioni. Ma Martello, che fa parte di una corrente di
sinistra, Movimento per la giustizia, non ci tiene a sottolinearlo. Anzi,
dice, «si tratta di una decisione condivisa da tutta la giunta. E devo
dire che dai distretti ci arrivavano pressioni per prendere iniziative
ancora più clamorose».
Giudice Martello, come risponde a Fini?
Non ha argomenti. Il suo attacco è tanto più pesante quanto per nulla
motivato. Non capisco. Dice che la nostra iniziativa sarebbe un gesto
politico, e poi non spiega perché richiamarsi alla Costituzione, cioè
alle norme fondamentali della Repubblica, sia un gesto politico da parte
nostra. Se è vero che anche le riforme, tutte le riforme, si possono fare
solo nel rispetto dei principi generali della Carta, allora non vedo perché
se la prende tanto con chi ne fa un punto di riferimento. A meno che non
ci sia l'intenzione di andare oltre la Costituzione...
Sorpreso di trovare anche Fini tra i critici della magistratura
associata, in splendida sintonia con Berlusconi?
Sorpreso non direi. Certo è un fatto importante che va notato. Ma erano
già molti i segnali che anche Alleanza nazionale, che in passato era
stata attenta alle ragioni della magistratura, stava avvicinandosi alle
posizioni più dure della maggioranza di governo. Effettivamente il vice
presidente Fini non ci è andato leggero. Ma ormai, parlando di giustizia,
chi ci va più leggero? Anche questo è un segno dei tempi. Mi fermo qui,
perché voglio aspettare di leggere le proposte di legge, se ci saranno,
per giudicare nel merito. Non mi va di alimentare uno scontro tutto
verbale.
Lei ammette che parlando di giustizia tutti finiscono sopra le righe.
Se la sentirebbe di estendere la critica anche ad alcuni magistrati?
Io parlo per l'Anm. Che ha sempre mostrato rispetto per tutti, a
cominciare dai politici. Le nostre critiche sono sempre state responsabili
e rispettose, anche quando abbiamo preso una decisione forte come quella
dello sciopero. Il comportamento dei singoli è ovviamente censurabile, e
spesso censurato, anche se non mi sembra che ci siano mai state
manifestazioni scomposte. Casomai critiche vivaci.
Fatto sta che per il secondo anno consecutivo l'inaugurazione dell'anno
giudiziario non sarà la classica cerimonia ingessata. E anche stavolta
sarete voi magistrati a sollevare le polemiche.
Se possibile quest'anno le preoccupazioni per la sorte dell'autonomia e
dell'indipendenza della magistratura sono ancora di più. A cominciare dal
clima generale, fatto di continui attacchi verbali. Fini arriva buon
ultimo. Il premier aveva già detto che i giudici condannano senza prove e
il ministro della giustizia aveva parlato di complotti giacobini. E non
dimentichiamoci che il 4 dicembre 2001 è accaduto il fatto più grave per
una Repubblica dove ancora vale il principio della separazione dei poteri:
una mozione del Senato approvata a maggioranza in cui si criticava un
provvedimento del tribunale di Milano. Tutto per le rogatorie!
Quali sono i progetti di legge che più spaventano voi magistrati?
Con la riforma dell'ordinamento giudiziario il ministro Castelli, non so
dire quanto consapevolmente, limita con legge ordinaria le funzioni del
Csm, che per Costituzione è l'organo posto a tutela dell'autonomia e
dell'indipendenza dei giudici. Con la legge Pittelli si introducono
talmente tanti ostacoli al processo penale che sarà difficilissimo
arrivare a sentenza. E poi il ministro parla tanto di efficienza della
giustizia.
Ma l'esigenza di rendere più rapidi i processi è condivisa anche dal
presidente della Repubblica. Anche contro queste riforme l'Anm fa muro?
Sono anni che noi facciamo le nostre proposte per favorire la
velocizzazione della macchina giudiziaria. Nelle sedi proprie: in
parlamento, nelle commissioni. In un anno e mezzo il ministro non ha preso
un solo provvedimento in grado di far durare un processo un giorno in
meno. Tutto quello che ha saputo fare è stato alzare l'età della
pensione a 75 anni, una norma che va nel senso opposto dell'efficienza.
Perché attaccate tanto Castelli, che nel governo è forse l'unico a
non parlare apertamente di separazione delle carriere?
Il ministro della giustizia fa parte del governo, io non posso e non
voglio fare distinzioni all'interno dell'istituzione. Fra l'altro ogni
volta che Castelli fa una proposta accade che la maggioranza la corregga.
E non mancano le idee estemporanee. L'ultima è del ministro della
funzione pubblica, che vuole ricondurre i magistrati del pubblico
ministero in una non meglio precisata authority. Che poi l'intenzione
finale del capo del governo sia quella di separare le carriere, non è un
mistero. Si è ricordato di ricordarlo persino nella conferenza stampa di
fine d'anno.
Va bene tutelare l'indipendenza della magistratura dal potere politico.
Ma quando si assiste a dei provvedimenti come quello della procura di
Cosenza contro i no global non vi viene il sospetto che ci sia da tutelare
anche l'indipendenza dei magistrati da altri poteri, come quello della
polizia giudiziaria? Perché l'Anm non ha detto nulla?
Non chiedeteci di intervenire sui singoli provvedimenti. Quelli che si
dimostrano sbagliati sono poi riformati nei successivi gradi di giudizio.
E' il nostro sistema delle garanzie. Concedo che si possano migliorare i
meccanismi con cui vengono presi alcuni provvedimenti esecutivi. Ma certo,
i magistrati non sono infallibili. E l'autonomia deve valere nei confronti
di tutti. Nei confronti della polizia giudiziaria e anche, per il singolo
giudice, nei confronti degli altri magistrati e del dirigente
dell'ufficio.
Un'ultima cosa: dopo l'inaugurazione dell'anno giudiziario arriverà la
decisione della Cassazione sui processi a Previti e a Berlusconi, e poi la
sentenza d'appello di Palermo per Andreotti. fatti che difficilmente
renderanno più sereno il clima tra magistratura e politica. Prenda un
impegno per il nuovo anno.
Mi auguro sinceramente che si possa iniziare a discutere di giustizia
senza polemiche e senza risse. Le riforme servono. Ma il governo fin qui
ha dato l'impressione di volerle fare per dispetto, per una rivincita sui
giudici. Noi siamo pronti a offrire collaborazione, ma devono cessare gli
attacchi da parte di chi non conosce nemmeno il merito delle questioni. I
cittadini devono sapere che l'autonomia e l'indipendenza non sono
privilegi di casta, ma la garanzia per una giustizia uguale per tutti. E
non al servizio solo di pochi potenti. Sa come ha deciso di investire i
soldi del ministero della giustizia Castelli? Facendo aggiungere nelle
aule dei tribunali alla parola «la legge è uguale per tutti» l'articolo
101 della Costituzione: «La giustizia è amministrata in nome del popolo».
Ma si è fermato lì. Il secondo comma ha preferito tacerlo. Dice: «I
giudici sono soggetti soltanto alla legge».

aaaaaaaaaa
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