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 L'UNITA' 2 gennaio 2003

chietinuova

3febbraio.it

 

L'Italia è più povera. I prezzi in un anno sono cresciuti del 30 per cento
di Vittorio Locatelli

 

Che gli italiani si sentissero decisamente più poveri andando a fare la spesa è incontestabile. Ma di quanto? Di poco, secondo l’Istat, ma i dati dell’Istituto vengono decisamente smentiti, e in peggio, dalle misurazioni dell'Eurispes (Istituto di studi politici, economici e sociali). L’aumento dei prezzi al consumo nel settore alimentare sarebbe risultato in un anno pari al 29 per cento, a differenza di quanto registrato dall’Istat nello stesso mese di novembre, che ha parlato di un aumento del 3,8 per cento. La ricerca, presentata ieri a Roma e condotta da Eurispes in collaborazione con la Coalizione dei consumatori definisce gli aumenti dei generi alimentari e delle bevande analcoliche tra il novembre del 2001 e il 2002 «preoccupanti».

Usando lo stesso metodo di monitoraggio dell’Istituto nazionale di statistica, l’Eurispes è giunta a rilevare un’inflazione del 13 per cento contro il 3,8. La rilevazione Eurispes è stata condotta su un paniere di 150 prodotti contro i 164 dell’Istat: gli aumenti maggiori hanno riguardato gli ortofrutticoli (+51 per cento), con punte del 60 per le zucchine. Pane, pasta e riso sono cresciuti in media del 20 per cento. Più «salati» anche caffè (+37) e acqua minerale (+48). Balzo in alto per uova (+34), pesce fresco (+28), carne suina (+26), pollo e tacchino (+20) e carne bovina (+19). Aumenti oltre il 30 per cento per prosciutto, grana e parmigiano, i pelati (+39) e le polpe pronte (+59). Secondo l’Eurispes l’inflazione «alimentare», è stata più grave nelle città con oltre 100mila abitanti (+34,6 per cento) che nelle piccole (+27,2). Aumenti più forti in Centro Italia (+44 per cento) rispetto al Nord (+33) e al Sud (+25). I punti vendita che hanno fatto registrare aumenti maggiori sono stati i discount e i supermercati con oltre il 30 per cento.

«Abbiamo lavorato su due metodologie: la nostra e quella dell’Istat. In base alla nostra, che si avvale di ricerche sul campo presso negozi, mercati e supermercati, i prezzi alimentari sarebbero aumentati del 29 per cento. Ma pur usando il metodo Istat, il risultato cambia di poco. A noi risulta una inflazione del 13 per cento contro il 3,8 dell’Istat - ha spiegato Guido Corazziari, economista dello staff scientifico dell’Eurispes -. Abbiamo costruito un paniere calcolando la variazione dei singoli prezzi prodotto per prodotto negli stessi negozi usando gli scontrini dello scorso anno, il materiale propagandistico e usando la memoria dei computer». La Coalizione dei consumatori chiede quindi al governo di intervenire per imporre a commercianti e produttori un taglio dei prezzi del 10 per cento e all’Istat di poter discutere insieme i pesi da attribuire a ciascun prodotto e di rivelare il criterio di rilevazione dei prezzi usato nei singoli comuni.

Ma la mazzata alimentare non è la sola che colpirà i bilanci delle famiglie nel 2003. Secondo una stima che definisce «del tutto prudenziale» Paolo Landi di Adiconsum prevede per il 2003 un aumento di spesa per famiglia tra 320 e 450 euro. Il rischio maggiore rimangono il caro petrolio legato alla guerra contro l’Iraq e i tagli agli enti locali previsti dalla Finanziaria 2003. L’Adiconsum prevede aumenti di 60/80 euro per luce e gas, 70/100 euro per l’assicurazione auto, 130/180 euro per i trasporti (autostrade, trasporto locale, benzina), 30/40 euro per acqua, rifiuti, tassa caldaiette, 10/20 euro per la salute (ticket) e 20/30 euro per i servizi bancari e postali. L’Associazione, sugli aumenti delle tariffe ribadirà al governo «la richiesta di uno stretto collegamento al tasso d’inflazione programmato e agli standard di qualità dei singoli servizi». Altri dati sul salasso per gli italiani arrivano dall’Intesa dei consumatori che rileva come «tra il 2002 e il solo gennaio del 2003, a ogni consumatore usciranno dalle tasche 1.803 euro in più, di cui 343 per gli alimentari». Secondo l’Intesa i rincari hanno interessato anche abbigliamento e calzature (+150 euro a testa nel 2002), mobili e servizi per la casa (+170 euro), e assicurazione auto, per la quale, nel solo gennaio 2003, ogni consumatore spenderà fino a 100 euro in più dell’anno scorso.

Il contrasto stridente tra i proclami del governo e i dati reali sul caro-vita porta il segretario dell’Udeur, Clemente Mastella, a chiedere «con urgenza» una Commissione Parlamentare di inchiesta sullo stato reale dell’inflazione in Italia dopo i «dati esplosivi» forniti dall’Eurispes. «È un fatto di giustizia sociale ed economica - sostiene Mastella - che il Parlamento e gli italiani possano avere chiari i metodi effettivi di calcolo seguiti dall'Istat».

D’accordo l’ex sottosegretario alle Finanze e parlamentare dei Ds Alfiero Grandi che annuncia un’interrogazione parlamentare e appoggia Mastella: «Ha ragione, serve una Commissione che indaghi. Il differenziale tra l’1,4 per cento indicato dal Governo e un’inflazione che è di almeno il 3 è tale che le misure di natura fiscale non sono in grado di garantire la tutela del potere d'acquisto. Il Governo non può non sapere che, stando così le cose e continuando a non fare niente, la gente avrà meno soldi in tasca».

La reazione del governo? Eccola: «L’Istat resta l’unica fonte ufficiale per la rilevazione dei prezzi». Lo ha detto il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano. La realtà fa paura.

   
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