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Le
guerre del cavaliere
di Curzio Maltese
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BERLUSCONI ha deciso davvero di andare "fino in fondo" o al
fondo, trascinando con sé il Paese in guerre che la stragrande
maggioranza degli italiani non capisce e non vuole combattere. La prima è
quella con l'America di Bush, contro Saddam e anche contro l'opinione
pubblica europea, in una posizione di vassallaggio che dovrebbe
compensare, secondo lo stratega di Arcore, lo scarso prestigio di cui gode
il governo italiano in Europa alla vigilia del semestre di presidenza.
L'altra è la solita, estenuante, eterna guerra alla magistratura
indipendente, colpevole di aver confermato a Milano il processo Previti.
Berlusconi (o chi gli scrive i discorsi) trova intollerabile che in una
"democrazia liberale" la legge sia uguale anche per il primo
ministro e da questa delirante premessa fa discendere una serie di
conseguenze eversive.
In una democrazia liberale i problemi giudiziari del primo ministro sono
affari suoi e non emergenze nazionali. Helmuth Kohl, uno statista che ha
unificato la Germania, si è dimesso per il semplice sospetto di aver
preso una tangente. Berlusconi, che ha unificato soltanto le reti
televisive, non accetta invece che la magistratura indaghi sul perché dai
suoi conti partissero centinaia di milioni verso i conti esteri di
Squillante e compagnia. E' tutta qui la differenza fra una democrazia e un
mezzo regime.
Ma Berlusconi non sente ragione, alla lettera. Neppure la ragione banale,
né di destra né di sinistra, che la Cassazione non poteva accogliere una
richiesta di trasferimento fondata sulla presenza di un cantastorie
"ostile" in piazza del Duomo o sulle presunte pressioni di
questo giornale (in edicola a Milano come a Brescia, Perugia e Roma) e
altre sciocchezze buone per il popolo bue e per il salotto di Vespa ma non
per i seri professionisti delle sezioni unite. Questo processo non s'ha
comunque da fare e Berlusconi andrà "fino in fondo".
Da padrone della maggioranza ha deciso che il Parlamento, già paralizzato
per mesi sull'inutile Cirami, si bloccherà per un altro anno intorno a
una riforma della giustizia che è in sostanza l'abolizione della
giustizia stessa. Non si tratta infatti soltanto di separare le carriere
dei magistrati ma, come spiega l'avvocato Pecorella, presidente della
commissione giustizia, di "spaccare il fronte dei magistrati"
sottoponendo la magistratura al controllo della politica.
Fallita la Cirami, che nel frattempo serve però a mafiosi e terroristi,
siamo dunque alla soluzione finale: la morte della magistratura
indipendente. Berlusconi (e Previti) accetta insomma di essere giudicato
soltanto da una magistratura nominata da lui. Se l'avesse proposto Prodi,
che nel '96 aveva preso gli stessi voti e qualcosa in più, sarebbe stato
ricoverato. Ma si vede che nella logica della nuova destra anche il voto,
oltre alla legge, non è uguale per tutti.
Il nuovo pronunciamento sudamericano di Berlusconi ha riscosso uno
sconcerto unanime nel mondo della magistratura e rende naturalmente vano
l'appello al dialogo lanciato da Marcello Pera. Ma soprattutto azzera anni
di chiacchiere e litigi nell'Ulivo sulla possibilità di un dialogo
istituzionale con Berlusconi. Anche gli ultimi nostalgici della Bicamerale
si saranno convinti che questa possibilità oggi non esiste ed è
Berlusconi, con i fatti, a negarla.
Si apre una nuova stagione della politica italiana, nella quale tutti i
poteri di controllo, dal Quirinale all'opposizione, sono chiamati a
difendere le basi della democrazia da pesanti minacce. Per troppo tempo
timidezze e subalternità culturali hanno contribuito a rendere
"senso comune" una visione cesarista ed eversiva del potere.
Il risultato è questo delirio d'onnipotenza per cui un premier eletto dal
45 per cento degli italiani si è convinto di essere per questo unto dal
signore, al di sopra delle leggi, autorizzato a muovere guerra alle
istituzioni o a criminalizzare chi scende in piazza, perfino a sciogliere
le Camere, nel totale disprezzo della Costituzione. In nome di che cosa?
Non certo della volontà popolare che lo ha eletto per risolvere una crisi
economica nel frattempo assai peggiorata. Piuttosto nel nome di una
visione padronale e autoritaria che si è fatta strada negli anni grazie
allo strapotere mediatico, fino a logorare le istituzioni e a instaurare
un clima da guerra civile. Il gioco finora ha funzionato.
Ma la famosa gente comincia ad averne piene le tasche e a separare i
problemi di Berlusconi e Previti con la giustizia dai problemi di tutti:
l'inflazione, la recessione, la sanità, la scuola, i trasporti, il
territorio. Tutto quello che il governo sta lasciando andare a rotoli per
fare le guerre di Silvio.

aaaaaaaaaa
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