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L'utopia di Rodano
di VALENTINO PARLATO
Vent'anni
fa, il 21 luglio del 1983, moriva Franco Rodano e oggi, nell'ondata
del postmoderno e nel decadimento politico e culturale della
sinistra, il suo nome ha un suono tra i più anziani e solo tra rari
giovani. Del tutto diversa era la situazione quando noi anziani di
oggi eravamo giovani. Allora l'uomo Franco Rodano suscitava fascino,
in verità un po' enigmatico: questa persona coltissima e
profondamente cristiana, che politicamente era comunista e non per
ragioni di classe, ma piuttosto di liberazione dell'uomo. Con una
scomunica ad personam, poi ritirata ai tempi di Giovanni
XXIII, ma sempre cristiano e comunista, limpidamente, senza mai
nessuna confusione democristiana. Un uomo di ottime frequentazioni
cattoliche e laiche, era sodale di Raffaele Mattioli, l'illuminato
presidente della Comit, ma che ha sempre rifiutato la cosiddetta
ascesa sociale: mai parlamentare, mai presidente di un qualche ente,
ma sempre e solo Franco Rodano, ricercato, discusso, ma sempre
apprezzato, anche dagli avversari. Anche di lui va detto «lo stile è
l'uomo». E il suo era uno stile produttivo di pensiero, suscitatore
di discussioni e ricerche. Aveva cominciato, giovanissimo, al Liceo
Visconti di Roma, dove ostentava («fiammeggiante» diceva Giorgio
Coppa allora mio capo alla Cna) il distintivo dell'azione cattolica,
fondatore del Movimento dei comunisti cattolici, ispiratore del
crociano Spettatore italiano e direttore di Dibattito
politico, rivista alla quale collaboravano i giovanissimi
Giuseppe Chiarante e Lucio Magri e poi, negli anni `60, fondatore
con Claudio Napoleoni della prestigiosa Rivista trimestrale.
Un grande lavoro, un capitale di pensiero, oggi piuttosto
trascurato.
La questione cattolica - se ne parla anche oggi in rapporto alla
difficile costituzione europea - rimane centrale, culturalmente e
politicamente. E davanti a questo problema il lavoro di Rodano può
aiutare. Di fronte alla questione cattolica, Rodano non è affatto un
sostenitore del «compromesso storico», che per certi significava il
degrado della grande questione nell'ambito riduttivo della
«solidarietà nazionale», una mezzadria con la Dc. In un articolo
apparso tempo fa su Critica marxista, Lucio Magri dà una
interpretazione convincente del pensiero di Franco Rodano: «Il
rapporto con la Chiesa, sia come comunità di fede che come
istituzione, senza mediazioni di un partito cattolico...
rappresentava un'occasione e una garanzia per depurare il movimento
comunista non solo dell'ateismo scientista, ma anche di una visione
totalizzante della rivoluzione politica e sociale (il mito del regno
dei cieli sulla terra e di una storia senza alienazioni)...
Corrispettivamente il movimento comunista era il portatore
necessario di una trasformazione della società che non si
presentasse... come inveramento e compimento della razionalità
illuministica, della rivoluzione borghese, ma anche e soprattutto
come loro rovesciamento dialettico, e perciò offrisse un fondamento
storico e materiale ad un mondo in cui la persona umana diventasse
centro e misura, liberata dalla reificazione capitalistica, e perciò
stesso base reale di un pieno sviluppo di un cristianesimo, non
integralista, ma consapevole, diffuso, praticabile». La posizione di
Rodano è radicalmente e discutibilmente antiborghese è perciò
piuttosto eversiva in un'epoca di borghesia trionfante.
Questo il terreno di lavoro anticipato da Rodano, certamente
discutibile, ma oggi nel postfordismo e nella crescita del lavoro
cosiddetto cognitivo, può essere più realistico di quanto non fosse
venti anni fa: come a dire che l'uomo non è solo quel che mangia e
che tra la struttura e la sovrastruttura i rapporti sono assai più
complessi di quanto non fosse nel marxismo che abbiamo imparato da
giovani. Soltanto che oggi attraversiamo una fase di crisi politica
e culturale nella quale il valore più alto è la forza, cioè la
guerra diffusa a tutti i livelli. Contro gli Hobbes di oggi forse
Franco Rodano può darci un aiuto.
Questo penso oggi, ma tanti anni fa quando fui invitato a cena da
Franco Rodano, insieme con Aniello Coppola, e quella cena era un po'
un esame d'ammissione, ritengo di essere stato bocciato.
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