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Alle ortiche
di VALENTINO PARLATO
La giornata di ieri, con la forzatura di Berlusconi e la
replica secca del Quirinale, segna l'apertura di un serio conflitto
istituzionale tra la carica del presidente della Repubblica e quella
del presidente del consiglio. Segna anche il fatto che - come il
manifesto aveva sostenuto, beccandosi l'accusa di «gattino
cieco» - la politica della moral suasion con un tipo come
Berlusconi non è praticabile. Vale ricordare l'esperienza fallita
della bicamerale? A questo punto, per quanto un conflitto
istituzionale sia una cosa seria e anche preoccupante, è bene che
questo conflitto sia venuto alla luce e sia non tra le persone, ma
tra le funzioni delle due cariche. Sull'informazione, bene primario
per la democrazia, il Quirinale aveva anticipato un messaggio alle
camere, un messaggio che ha valore costituzionale. Appena l'altro
ieri Ciampi aveva richiamato alla memoria del governo e del
parlamento la portata di quel messaggio. La posizione è chiarissima.
Berlusconi ha mandato alle ortiche la moral suasion e ha
aperto il conflitto, ma in condizioni di maggiore debolezza rispetto
a mesi fa. Non può più brandire la minaccia di elezioni anticipate e
sa che questo conflitto agisce sulla sua rissosa maggioranza: da una
parte la Lega e dall'altra Udc e An. Inoltre comincia a rendersi
conto che il semestre europeo, che avrebbe dovuto essere la sua
corazza, sta diventando la sua graticola. L'Europa non lo sopporta e
l'Economist non è solo un giornale di opinione ma esprime
seri interessi materiali (una volta avremmo parlato di
contraddizioni nel capitalismo). Di fronte a questa crisi però
Berlusconi non arretra, teme che una ritirata possa trasformarsi in
una rotta, e minaccia. Minaccia riforme costituzionali e
presidenzialismo. Vuole più potere, dal momento che dichiara di aver
scarso comando sui propri ministri: si accomodino a diventare
privati dipendenti e magari co.co.co. Questa minaccia non va
sottovalutata, ma senza l'illusione che Berlusconi cada da solo o
venga a più miti consigli.
In questa situazione di conflitto istituzionale è grande la
responsabilità della o delle opposizioni. E da questa parte il
pericolo maggiore viene dall'astuzia, dalla tattica, dalla dannosa
discussione sulle liste e dal prendere sottogamba la controffensiva
annunciata di Berlusconi.
Certo bisogna far cadere Berlusconi il prima possibile, ma per farlo
cadere prima di inventarsi alchimie per andare al governo, bisogna
costruire e dare radici forti all'opposizione. E per questo bisogna
guardare alla società prima che al parlamento. Si tratta di
ritrovare il rapporto con il mondo del lavoro, compito necessario,
ma non facile dopo che le leggi del Cavaliere hanno frammentato quel
mondo in segmenti che rischiano di non essere più comunicanti. E si
tratta di ritrovare l'opposizione nella società, dimenticata dopo il
tumultuoso 2002. I leader politici dell'opposizione non sembrano
dolersene, anzi appaiono piuttosto soddisfatti di essersi tolto il
disturbo non solo dei girotondini e dei no-global, ma anche delle
grandi manifestazioni sindacali.
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