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IL MANIFESTO del 2 agosto 2003

chietinuova

3febbraio.it

Alle ortiche
di VALENTINO PARLATO


La giornata di ieri, con la forzatura di Berlusconi e la replica secca del Quirinale, segna l'apertura di un serio conflitto istituzionale tra la carica del presidente della Repubblica e quella del presidente del consiglio. Segna anche il fatto che - come il manifesto aveva sostenuto, beccandosi l'accusa di «gattino cieco» - la politica della moral suasion con un tipo come Berlusconi non è praticabile. Vale ricordare l'esperienza fallita della bicamerale? A questo punto, per quanto un conflitto istituzionale sia una cosa seria e anche preoccupante, è bene che questo conflitto sia venuto alla luce e sia non tra le persone, ma tra le funzioni delle due cariche. Sull'informazione, bene primario per la democrazia, il Quirinale aveva anticipato un messaggio alle camere, un messaggio che ha valore costituzionale. Appena l'altro ieri Ciampi aveva richiamato alla memoria del governo e del parlamento la portata di quel messaggio. La posizione è chiarissima.

Berlusconi ha mandato alle ortiche la moral suasion e ha aperto il conflitto, ma in condizioni di maggiore debolezza rispetto a mesi fa. Non può più brandire la minaccia di elezioni anticipate e sa che questo conflitto agisce sulla sua rissosa maggioranza: da una parte la Lega e dall'altra Udc e An. Inoltre comincia a rendersi conto che il semestre europeo, che avrebbe dovuto essere la sua corazza, sta diventando la sua graticola. L'Europa non lo sopporta e l'Economist non è solo un giornale di opinione ma esprime seri interessi materiali (una volta avremmo parlato di contraddizioni nel capitalismo). Di fronte a questa crisi però Berlusconi non arretra, teme che una ritirata possa trasformarsi in una rotta, e minaccia. Minaccia riforme costituzionali e presidenzialismo. Vuole più potere, dal momento che dichiara di aver scarso comando sui propri ministri: si accomodino a diventare privati dipendenti e magari co.co.co. Questa minaccia non va sottovalutata, ma senza l'illusione che Berlusconi cada da solo o venga a più miti consigli.

In questa situazione di conflitto istituzionale è grande la responsabilità della o delle opposizioni. E da questa parte il pericolo maggiore viene dall'astuzia, dalla tattica, dalla dannosa discussione sulle liste e dal prendere sottogamba la controffensiva annunciata di Berlusconi.

Certo bisogna far cadere Berlusconi il prima possibile, ma per farlo cadere prima di inventarsi alchimie per andare al governo, bisogna costruire e dare radici forti all'opposizione. E per questo bisogna guardare alla società prima che al parlamento. Si tratta di ritrovare il rapporto con il mondo del lavoro, compito necessario, ma non facile dopo che le leggi del Cavaliere hanno frammentato quel mondo in segmenti che rischiano di non essere più comunicanti. E si tratta di ritrovare l'opposizione nella società, dimenticata dopo il tumultuoso 2002. I leader politici dell'opposizione non sembrano dolersene, anzi appaiono piuttosto soddisfatti di essersi tolto il disturbo non solo dei girotondini e dei no-global, ma anche delle grandi manifestazioni sindacali.


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