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IL MANIFESTO del 6 luglio 2003

chietinuova

3febbraio.it

Il fax
di VALENTINO PARLATO


L'attuale maggioranza continuerà ancora a occupare palazzo Chigi, ma con sempre più ridotti poteri di governo: «E' in fibrillazione», ha detto qualcuno, che pure fa parte di questa maggioranza. Questo governo finora - al di là del distruggere i diritti di chi lavora - ha fatto pochissimo, come confessa il continuo richiamo alla Thatcher, che fece tutto nella seconda presidenza, ma adesso c'è qualcosa di più che aggrava la sua situazione. Innanzitutto non ha quattrini (il prossimo Dpef non sarà facile, ha ammesso Tremonti); in secondo luogo tra gli alleati sono emersi dissensi autoconservativi difficilmente sanabili; in terzo luogo si è aperto un conflitto tra Banca d'Italia e Tesoro, di rilevanza istituzionale: la Banca d'Italia, che a suo tempo realizzò il famoso divorzio, non può essere ridotta a una dipendenza del governo. Il fax inviato ieri l'altro dall'amministratore delegato Silvio Berlusconi agli altri componenti del consiglio lo conferma. Il conferimento a Fini del potere di sovrintendere alle politiche economiche è solo una presa in giro, che il povero Fini dovrà far finta di prendere sul serio, contro i malumori dei suoi. Il regista continua a essere il ministro dell'economia, se così non fosse sentiremmo gli urli del duo Bossi-Tremonti. Un'altra balla è «il rilancio dell'economia in tutto il territorio nazionale»: con quali soldi, in una fase di crisi economica mondiale e di specifico declino italiano?

Poi c'è la grana delle pensioni sulla quale Berlusconi subì già una dura sconfitta. Ma si può scrivere: «una riforma del sistema previdenziale volta a sostenere la famiglia e la sanità pubblica»? Un marziano che leggesse queste parole penserebbe che ci sarà un aumento delle pensioni per far star meglio le famiglie. Invece è tutto il contrario, si tratta ridurre le pensioni, toccare le pensioni di anzianità e elevare l'età pensionabile. E tutto questo neppure per un riordino generale del sistema previdenziale, ma semplicemente per far cassa, per fronteggiare le spese immediate, per compensare le minori entrate conseguenti alla promessa riduzione delle tasse a quelli che i soldi li hanno.

Alla fine, per ragioni di comune sopravvivenza, troveranno un rappattumamento, ma in sopravvivenza di tutti i malumori e dissensi, che, si badi bene, non sono di linea politica, ma solo di autoconservazione.

Rimane sullo sfondo il conflitto Bankitalia-Tesoro e poi, spes contra spem, potrebbe anche accadere che il presidente della repubblica non ce la faccia a sostenere, come ha fatto finora, l'attuale presidente del consiglio, il quale peraltro al centro di questa supposta verifica mette al primo posto l'accrescimento dei suo poteri di padrone del circo. Le riforme costituzionali - dice un'amica molto realista - non costano un soldo: basta avere i voti. E come si sa la democrazia può portare alla dittatura della maggioranza. Lo stato di diritto si può storcere.


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