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Il fax
di VALENTINO PARLATO
L'attuale
maggioranza continuerà ancora a occupare palazzo Chigi, ma con
sempre più ridotti poteri di governo: «E' in fibrillazione», ha
detto qualcuno, che pure fa parte di questa maggioranza. Questo
governo finora - al di là del distruggere i diritti di chi lavora -
ha fatto pochissimo, come confessa il continuo richiamo alla
Thatcher, che fece tutto nella seconda presidenza, ma adesso c'è
qualcosa di più che aggrava la sua situazione. Innanzitutto non ha
quattrini (il prossimo Dpef non sarà facile, ha ammesso Tremonti);
in secondo luogo tra gli alleati sono emersi dissensi
autoconservativi difficilmente sanabili; in terzo luogo si è aperto
un conflitto tra Banca d'Italia e Tesoro, di rilevanza
istituzionale: la Banca d'Italia, che a suo tempo realizzò il famoso
divorzio, non può essere ridotta a una dipendenza del governo. Il
fax inviato ieri l'altro dall'amministratore delegato Silvio
Berlusconi agli altri componenti del consiglio lo conferma. Il
conferimento a Fini del potere di sovrintendere alle politiche
economiche è solo una presa in giro, che il povero Fini dovrà far
finta di prendere sul serio, contro i malumori dei suoi. Il regista
continua a essere il ministro dell'economia, se così non fosse
sentiremmo gli urli del duo Bossi-Tremonti. Un'altra balla è «il
rilancio dell'economia in tutto il territorio nazionale»: con quali
soldi, in una fase di crisi economica mondiale e di specifico
declino italiano?
Poi c'è la grana delle pensioni sulla quale Berlusconi subì già una
dura sconfitta. Ma si può scrivere: «una riforma del sistema
previdenziale volta a sostenere la famiglia e la sanità pubblica»?
Un marziano che leggesse queste parole penserebbe che ci sarà un
aumento delle pensioni per far star meglio le famiglie. Invece è
tutto il contrario, si tratta ridurre le pensioni, toccare le
pensioni di anzianità e elevare l'età pensionabile. E tutto questo
neppure per un riordino generale del sistema previdenziale, ma
semplicemente per far cassa, per fronteggiare le spese immediate,
per compensare le minori entrate conseguenti alla promessa riduzione
delle tasse a quelli che i soldi li hanno.
Alla fine, per ragioni di comune sopravvivenza, troveranno un
rappattumamento, ma in sopravvivenza di tutti i malumori e dissensi,
che, si badi bene, non sono di linea politica, ma solo di
autoconservazione.
Rimane sullo sfondo il conflitto Bankitalia-Tesoro e poi, spes
contra spem, potrebbe anche accadere che il presidente della
repubblica non ce la faccia a sostenere, come ha fatto finora,
l'attuale presidente del consiglio, il quale peraltro al centro di
questa supposta verifica mette al primo posto l'accrescimento dei
suo poteri di padrone del circo. Le riforme costituzionali - dice
un'amica molto realista - non costano un soldo: basta avere i voti.
E come si sa la democrazia può portare alla dittatura della
maggioranza. Lo stato di diritto si può storcere.
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