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Il pericolo
di VALENTINO PARLATO
Nell'editoriale di ieri scrivevamo allusivamente di «colpi di
estate», per non parlare esplicitamente di «colpi di stato».
L'approvazione delle due leggi, la Gasparri (che dà al Cavaliere
tutto il potere mediatico, che oggi vale più della scuola, che ormai
non è più pubblica) e quella sul conflitto di interesse, che dà
spazio libero alla concezione patrimoniale dello stato (Giuliano
Ferrara ci ha spiegato che il Cavaliere non fa più differenza tra il
suo privato e il suo pubblico) sono se non proprio due colpi di
stato, almeno due colpi contro lo stato di diritto. Roba molto più
importante e pesante che non la Cirami o il falso in bilancio. Due
colpi di stato di un governo estremamente debole, non più in grado
di minacciare elezioni anticipate. Mai la maggioranza è stata così
rissosa e precaria come in queste settimane. Ma, la storia ci
insegna, che le maggioranze populistiche e autoritarie sono
massimamente pericolose quando sono deboli: l'Italia è molto
cambiata, ma non si può non ricordare che Mussolini passò alle leggi
speciali dopo la sua crisi successiva al delitto Matteotti:
Mussolini allora tacque per un bel po' come ora Berlusconi. La
situazione è assai diversa ma l'analogia può aiutare a capire il
presente.
Una volta, quando c'era ancora una forte coincidenza tra politica e
società, si diceva «vigilanza». E' una parola che dovremmo ripetere,
specie oggi quando il mondo del lavoro non ha più una dichiarata
rappresentanza politica e maggioranza e opposizione sono entrambi
polarizzate dalla ricerca del centro, cioè di una medietà che
rischia di omologarle, tanto che molti disertano il voto.
A rendere più aspra la situazione c'è la prospettiva, ma già
presente, un conflitto istituzionale tra governo e presidenza della
Repubblica, tra Palazzo Chigi e Quirinale. Questo giornale ha
criticato e critica la prudenza del Quirinale, il suo tentativo di
salvare capre e cavoli. Ma il conflitto è già palese, dal caso Sofri
alla Gasparri ed è (a mio parere e nelle mie speranze) a un punto di
positiva esplicitazione. E' il conflitto tra lo stato di diritto e
la dittatura della maggioranza. Ma anche questo conflitto,
necessario e positivo, aggrava i pericoli per la democrazia, che non
può affidarsi solo alle garanzie istituzionali, alla fiducia nel re
come nel nostro passato.
Questo agosto non lo possiamo passare in una aventiniana vacanza. A
settembre avremo un Cavaliere che benché zoppicante non potrà
eludere come nel Dpef quelle riforme ammazza cristiani, alle quali
lo esortano il Corriere della Sera e la Confindustria. Non
solo le pensioni, ma anche le riforme costituzionali,
presidenzialismo, magistratura (l'attacco a Colombo e Boccasini non
ci dice niente?) e sempre la precarizzazione e frammentazione del
mondo del lavoro. In questa situazione le opposizioni si comportano
come se non sentissero il pericolo, sembrano sicure che la pera di
Berlusconi cadrà da sola dall'albero: una pericolosissima
sottovalutazione dell'avversario, che proprio perché in grave
difficoltà le tenterà tutte.
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