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Le osservazioni di Giovanni
Perri, raccolte da Alessandra Fiore nel suo bell’articolo
apparso sulla cronaca di Chieti del 25 u.s., colgono
l’essenza di un problema annoso che nell’ultimo periodo si è
andato accentuando. La presenza del camion pubblicitario in
piazza G. B. Vico, con l’inquinamento acustico, atmosferico
ed “estetico” che produce, sarebbe già di per sé
inaccettabile nella piazza cardine del centro storico di
Chieti, dove — a non contare i residenti che paiono essere
deprivati di ogni pur minimo ed elementare diritto -
notevole è l’afflusso di adulti e bambini, ai quali tutti (e
specialmente a questi ultimi) non fanno certo bene quelle
due ore giornaliere di emissioni inquinanti prodotte dal
generatore del camion. Ma quello del camion è in realtà solo
l’ennesimo episodio di una situazione di degrado che non
accenna a decrescere: un osceno gazebo fa da anni bella
mostra di sé conferendo alla piazza il fascino esotico dei
mercati d’oriente, mentre improvvise partite di pallone la
trasformano in campetto di periferia, e una pletora di
artisti, saltimbanchi, esibizionisti vari la elegge (con o
senza permessi comunali) a luogo scenico in cui esibire le
meraviglie di un profondo sottobosco artistico-culturale;
oppure — come è accaduto nelle scorse festività natalizie-
un incredibile capannone ne sega in due le prospettive
architettoniche per consentire la vendita di salami e
pecorini. In una tale disarmante continuità certo non la
salvano quelle non molte manifestazioni qualificate che vi
si organizzano nel corso dell’anno.
Purtroppo ciò che si dice per
piazza Vico vale per tutti gli altri luoghi del centro
storico. Per Il quale invece ci sarebbe bisogno di un
radicale ripensamento, a partire da una completa
rivisitazione dell’arredo urbano; se ne parla da anni e
progetti anche pregevoli giacciono, per quel che mi risulta,
nelle scrivanie comunali. Se ne parla, appunto. Poi però
tutto procede nei solchi consolidati, con una forza
d’inerzia sconcertante.
Eppure tutti lo dicono da
tempo, tutti continuano a ripeterlo ossessivamente: per
risollevare il Colle bisogna puntare sulle sue attrattive
artistiche e culturali, che intanto restano compresse:S.
Giustino continua ad essere un grande parcheggio, la Trinità
uno svincolo stradale e un’importante area archeologica non
cessa di trasformarsi allegramente in discoteca estiva. E dì
quei propositi? E di quelle dichiarazioni d’intenti? Per ora
non molto. Penso a quel cartello che accoglie, con la sua
scritta accattivante e assertiva, chi giunga sul Colle:
“Chieti, città d’arte e di cultura”: speriamo che non
rimanga solo un buon auspicio.
Giancarlo Quiriconi
(Il Centro - 28 agosto 2006)
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