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 IL MANIFESTO 5 gennaio 2003

chietinuova

3febbraio.it

 

CONTRORDINE
L'immenso tsunami
ALESSANDRO ROBECCHI

Quella che viene da Stromboli è una metafora perfetta: prima c'è il crollo e poi arriva l'onda anomala. Esattamente quello che succede ogni giorno nella vita politica italiana: prima esce la notizia (quando esce) e poi siamo sommersi da uno tsunami di cazzate. Il caso recente dei calcoli sull'inflazione è da manuale: un istituto (privato) mostra le sue cifre e in men che non si dica il ministro Marzano scatena i suoi sottosegretari, esperti, giannizzeri e portavoce per inondare i mass media con toni scandalizzati e inviperiti. Tutto regolare. Testacoda compreso, perché fino a ieri il privato era sacro e tutto il pubblico era un «carrozzone». Ora, invece, il governo tifa Istat per il semplice motivo che lo fa sembrare un po' meno ladro, e di colpo l'istituto di ricerca pubblico è credibile, mentre quello privato (colpo di scena) «ha un vertice da prima repubblica». Funziona così, perché stupirsi? Se chi governa comanda anche la stragrande maggioranza dei media, la coerenza è un optional a cui si può rinunciare: si può dire tutto e domani il contrario di tutto, si può cambiare idea a seconda delle convenienze ogni venti minuti. Anzi: se non cambi idea dopo venticinque minuti sei «un conservatore», dopo mezz'ora un «nostalgico» e dopo un'ora un «comunista accecato dall'ideologia». Come insegna il saggio Dell'Utri bisogna essere concavi con i convessi e convessi con i concavi, operazione che riesce più facile, capirete, se i telegiornali del regno ti tengono il sacco e se hai uno Schifani da mandare in onda.

Ma conviene prepararsi: lo tsunami delle cazzate si farà poderoso e irresistibile tra breve, quando si aprirà in tutto il Paese il grande gioco di società delle riforme istituzionali.

Già ora, nel decidere le posizioni di partenza del grande gioco, la confusione è immensa. Partiti dal presidenzialismo, i fascisti virano al premierato, pronti a cambiare idea se mai dovesse convenirgli. Silvio si ritrova presidenzialista (con se stesso presidente), ma potrebbe convenire sulla praticabilità di un cancellierato (con se stesso cancelliere) o addirittura di un premierato (con se stesso premier). Quanto ai raffinati statisti della Lega, tenteranno di far combaciare la loro devolution con quello che passerà il convento, avvitandosi su se stessi ad ogni edizione di telegiornale. Poveretti, come s'offrono. Inutile dire che ogni giravolta verrà presentata dai famosi media controllati da Silvio come uno «straordinario segnale di disponibilità» e che nessuno farà notare le entusiasmanti giravolte della compagine governativa. Dal canto suo l'Ulivo promette di presentarsi compatto all'appuntamento, mentre già si delineano al suo interno una decina di posizioni diverse: chi vuole farlo alla francese e chi vuole farlo alla tedesca, con il giornaletto dalemiano che, per non sbagliare, dà del cretino a Folena, una specie di attacco preventivo cui ne seguiranno molti altri.

Ora, è lecito chiedersi come questa eruzione di intelligenze verrà spiegata al popolo dai sublimi notisti politici delle tivù di proprietà di Silvio, dalle tivù pubbliche controllate da Silvio, dai settimanali di Silvio, dai quotidiani del fratello di Silvio, dai foglietti snobbettini della moglie di Silvio o da tutti gli altri giornali tenuti per le palle dalla raccolta pubblicitaria gestita dai complici di Silvio. Lo tsunami delle cazzate sarà davvero immenso. Se qualcuno dirà a gran voce che non si può andare a riscrivere le regole dello Stato insieme al detentore del conflitto d'interessi più grande del pianeta, verrà confinato come minimo nelle edizioni notturne, oppure silenziato senza pietà, oppure gli si darà qualche spazio quando i giornaletti dalemiani gli diranno che è un fesso.

Del resto, Silvio dixit, il conflitto d'interessi importa soltanto al sette per cento degli italiani, e dunque non c'è fretta: la Cirami era più urgente e le riforme istituzionali, capirete, urgentissime. Dunque, si parte: il pasticciaccio brutto delle riforme fa un po' schifo, d'accordo, ma non c'è merda che non possa essere impacchettata come un cioccolatino, e alla fine c'è il rischio che al famoso «popolo» piaccia pure. Dopo tutto, se si riesce a convincere la gente che compra le zucchine che le zucchine non sono aumentate, si può fare di tutto. E infatti si fa: avanti con le riforme.

   
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