|

|

CONTRORDINE
MANUALE DI CORTE
di ALESSANDRO ROBECCHI
I lavori usuranti, le mansioni
più misere e umilianti, il servilismo d'ufficio, inteso come atto dovuto.
Come non solidarizzare con tutti i lavoratori italiani costretti a simili
mortificazioni? E come non essere vicini dunque, in questi tristi momenti,
a tutti i gazzettieri, e colleghi, e commentatori, e direttori delle
testate di Silvio e a tutti quelli in qualche modo collegati e/o
controllati? Abbiate pietà: è gente che si alza alla mattina e si accinge
ad arrampicarsi sugli specchi, che il suo editore di riferimento ha
provveduto a insaponare durante la notte. Uno sport estremo, una
quotidiana fatica di Sisifo che consiste ogni giorno nel plasmare la
realtà in modo che si adatti all'ultima mattana del padrone. Sono
dipendenti, in un modo o nell'altro, dell'impero mediatico del capo. Poi
ci sono gli aspiranti, gente di cui è stato magari un giorno ventilato
questo o quell'incarico a corte e che dunque, giustamente, danno prove di
fedeltà preventiva. E' chiaro che un simile dispiego di intelligenze ha
bisogno di un coordinamento, o perlomeno di alcune regole di
comportamento. Ci dev'essere un decalogo da qualche parte, riservatissimo,
dal titolo: Come affrontare l'ultima cazzata del capo. Un manuela di
sopravvivenza per cortigiani, di cui crediamo di aver individuato alcuni
punti. Non è successo niente. La strategia del finto tonto è la
prima mossa. Non è successo niente, la gaffe, o l'errore politico, o il
guaio del capo semplicemente non c'è o viene sminuito a dettaglio e
curiosità. Tutti hanno notato gli omissis del Tg1 sulla figuraccia
europea di Silvio, ma nessuno ha lodato il Tg4, che ha aperto il
suo notiziario lo stesso giorno con un'entusiasmante intervista a Folco
Quilici sulla temperatura del Mediterraneo.
Mi hanno frainteso.
Come il mal di denti alle interrogazioni di fisica, è un metodo banale ma
rischia di funzionare ancora. Si dice una cosa, poi si dice che non la si
è detta. Qui la differenza tra un grande editore, primo ministro e boss
dei media e un uomo normale è evidente: se ritratta l'uomo normale è un
pirla qualsiasi, se ritratta Silvio, invece, è una giusta puntualizzazione
a chi lo aveva colpevolmente frainteso. Un grande innovatore.
Quando non funzionano il metodo uno e il metodo due, il rilancio è una
buona tecnica. Silvio ne spara una delle sue? Tutti pensano che è matto,
ma un buon ragionamento a pera intriso nella malafede potrebbe sostenere
che: bravo!, ha rotto le convenzioni e smascherato l'ipocrisia dominante
(tendenza Ferrara). La rivendicazione («ha fatto bene») spiazza il senso
comune e para il colpo. E al contempo prepara il terreno alle future
cazzate del capo (rivendicata questa, le puoi rivendicare tutte, non c'è
problema). Attenzione, il meccanismo è delicato: si rischia, rovesciando
troppo la realtà, di cadere nel comico (esempio: «gli colpì violentemente
un pugno con lo stomaco»).
La spectre. Quando proprio la cazzata è enorme e incalcolabile, si
può sempre dare la colpa ai comunisti. I comunisti italiani controllano la
stampa italiana, quella straniera, le principali cancellerie d'Europa,
l'intero Spd tedesco, scrivono i discorsi ai deputati europei di altre
nazioni e riescono addirittura a provocare (magia nera? Voodoo?
Ventroloquìa?) le parole di Silvio con cui lui, vittima dei comunisti, si
fa autogol. Stupisce davvero che con tutto questo potere sciamanico i
comunisti in Italia contino come il due di picche.
La Patria. Ultimo arrivato tra gli accorgimenti di stimolo
all'overdose di piaggeria, lo spirito nazionale. Se per sei mesi
«comandiamo» in Europa potrebbe essere una buona occasione di diventare
europei. E invece ecco che ci si chiede di diventare «più italiani». Se
tra Silvio e il deputato tedesco vi trovate più in sintonia con il
secondo, se tra Silvio i verdi sbertucciati da Silvio scegliete i verdi,
eccovi accusati di intelligenza col nemico, antipatriottici, disfattisti.
Silvio è l'Italia, equazione davvero disperante ma comprensibile in un
paese dove essere bipartisan ha un solo significato: essere partisan di
Silvio.
Come si vede, le tecniche di difesa del capo da parte della stampa
controllata dal capo sono molte e varie. Il problema è che vengono
applicate tutte insieme, disordinatamente e il rischio di farsi male da
soli (fuoco amico) è sempre più consistente. Urge verifica, un paio di
paginette via fax dovrebbero bastare. Dopotutto siamo un paese avanzato,
che tutta l'Europa invidia. E anche l'unico dove un ex informatore della
Cia scrive i discorsi al primo ministro.

HOME
|
|
|