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IL MANIFESTO del 09 febbraio 2003

chietinuova

3febbraio.it

L'onore d'Europa
di ROSSANA ROSSANDA

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Un'Europa è possibile? Non dico un'«altra Europa» come desidererebbero i no global, ma un'Europa con una sua fisionomia, quella cui pensavano gli europeisti del secolo scorso, rimproverando a noi della sinistra di non volerla abbastanza, per timore che alcuni dei diritti conquistati in certi paesi sbiadissero nella medietà dell'Unione. Noi avevamo torto, ma oggi sembrano non avere più parole neanche loro. Neanche davanti a una stretta che viene da una amministrazione americana che più di destra, moralmente e culturalmente impresentabile, non potrebbe essere ed è passata per un pugno di contestatissimi voti. Neppure un'antiamericana notoria come la sottoscritta direbbe mai che l'America è quella. Che gli States non saprebbero parlare che con il linguaggio di George W. Bush (il gioco è finito, alla faccia delle ispezioni dell'Onu) e con il cinismo di Donald Rumsfeld. Il quale assicura che l'Iraq sarà messo a terra velocemente, perché l'attacco formale ai suoi confini (quello informale è già in corso) inizierà sganciando migliaia di bombe sugli iracheni che si sta andando a liberare. C'è un'anima da sceriffo negli odierni capi degli Usa accompagnata alla già altrove infausta certezza che dio è con loro. Ma non è a tutta e neanche a metà di quella nazione che si deve il documento sulla new strategy che, ogni modestia messa da parte, soltanto la nostra piccola testata ha letto e reso pubblico fin dai primi giorni, e che teorizza la non teorizzabile guerra preventiva, dovunque e in qualsiasi tempo paia utile agli Stati uniti. E che oggi li infila, loro e i loro alleati, in un settore complesso e inquietante, non controllabile con la forza, come il Medio oriente. Del quale, umiliandolo, rafforzerà i fondamentalismi, crescenti dopo la guerra del Golfo ed ecciterà, se è vero quel che fumosamente si dice di Al Quaeda, un'ondata di terrorismo.

Non sarebbe compito dell'Europa, che conosce l'Islam da secoli, contrastare questa scelta pericolosa e miope, parlando a quella metà dell'America che non ha votato Bush e intanto frenandolo nelle sue avventure? In verità l'Europa avrebbe dovuto da tempo intervenire nella crisi del laicismo islamico, disinnescare il fanatismo, agire per la democratizzazione di quei paesi invece che usarli l'uno contro l'altro, oggi con Saddam domani contro Saddam, stabilendo le basi di una soluzione del conflitto fra Israele e Palestina. L'assenza di un'analisi e di una politica autonoma dell'Europa è stata evidente. Ma, meglio tardi che mai, potrebbe parlare adesso. E così ovvio che il parlamento di Bruxelles, non propriamente di sinistra, si è espresso con un voto contro la guerra e Prodi lo ha applaudito per la Commissione: finalmente abbiamo una linea di politica estera.

Invece no. Gli opinionisti sono volati in soccorso del fondamentalismo texano, dando una mano al nostro premier, accusano Francia e Germania di incrinare un'unità europea che non immaginano se non come fanalino di coda del Pentagono. Ezio Mauro, generalmente equilibrato, li denuncia con allarme, L'Espresso ci garantisce che la «parte pensante» della Chiesa non è contraria alla guerra preventiva, Mario Pirani, più inquieto, ci esorta a capire la psicologia americana dopo l'attacco alle due torri, Ferrara e il giovane Sofri invocano senza ridere che la democrazia si esporti finalmente con le baionette, e via vaneggiando. L'Europa perde ancora una volta l'occasione di dimostrare che non è solo una moneta e un mercato. Si acquatta, sinistra inclusa, sotto le ali del Consiglio di sicurezza invece che pesare su di esso con la sua autorità. Non dovrebbe occorrere un nuovo massacro e chissà quante stragi al seguito perché politici e opinionisti europei riacquistino un minimo di indipendenza di giudizio, e si torni a sentire nelle stanze dei poteri quella ragione che trascina nelle piazze la gran maggioranza dei cittadini del continente. O dovremo parafrasare la vecchia battuta di Slataper: «E' solo in basso l'onore d'Europa».

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