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IL MANIFESTO 20 luglio 2003

chietinuova

3febbraio.it

SCOPRIAMO LE CARTE
di ROSSANA ROSSANDA

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Il presidente Ciampi ha fatto sapere che darebbe la grazia a Sofri se, come procedura vuole, il ministro della giustizia gliene presentasse la domanda. Ma il nostro Castelli non se la sente e siccome non vuole apparire il solo che vi si oppone, restituisce al capo dello stato e alla scena politica una patata che gli scotta: devo graziare Sofri? bene, grazio allora un mucchio di persone, ho qui in tasca una lista esplosiva. Se infatti all'opinione di sinistra Sofri piace perché scrive su una testata che attacca il premier, vediamo che cosa il centro-sinistra dirà se propongo di graziare anche qualche brigatista tanto odiato, o qualche neofascista, nonché un vecchio mascalzone nazista. Voglio vedere dove arrivano le clemenze. Sussulterà l'onesto Carlo Azeglio Ciampi, forse anche il premier, sussulteranno An e la Lega ma anche la sinistra perbene, nonché gli antifascisti che non hanno mandato la memoria a spasso. Anzi, aggiunge il guardasigilli, ci vorrebbe un'amnistia. Il suo capo Bossi aggiunge con perfidia, ma perché il presidente della Repubblica non cambia la legge e avoca le grazie a sé? Per vezzo che sia, Bossi non ignora che il presidente non può legiferare su nulla. Sono furbate per non concludere niente. In Francia si dice: affogare il pesce. Meno spiritosamente noi diciamo che è un ricatto. E a un ricatto c'è un solo e semplice modo di rispondere: benissimo, avanti, fuori il pacchetto fatale, escano tutti. E se c'è una proposta di amnistia meglio ancora.

Questa è la nostra, o almeno la mia posizione. Non ho mai nascosto di volere Sofri libero anche perché lo considero vittima se non di una persecuzione (la parola è stata resa impraticabile dagli abusi di Previti) di un, diciamo, errore giudiziario, sostenuto da una brutta manovra politica dell'allora Partito comunista. Capisco che egli non chieda grazie né perdoni, come si fa a chiederli per un reato non commesso? E penso che lo rivolti sentirsi dire mellifluamente che non è più il delinquente che era stato. Fa venire il voltastomaco anche a me. Quella grazia la chiedo, la chiediamo, per noi che eravamo fuori e non siamo stati capaci di impedire un meccanismo fatale, come sono a volte quelli dell'amministrazione giudiziaria. Così è andata, almeno che sia libero. E se il prezzo da pagare è quello della libertà di molti ex ragazzi degli anni Settanta, della sponda opposta, va bene. Noi non abbiamo mai approvato il delitto politico ma lo sappiamo diverso da altri delitti perché legato a un preciso contesto storico, senza il quale non si può produrre; l'amnistia per quel passato è, ed è stata in ogni paese, una soluzione saggia. Che mi piacciano o no Mambro e Fioravanti (anche sui quali del resto pesa un dubbio sulla colpa) si dia loro una seconda possibilità. Il carcere non risarcisce né migliora nessuno, esprime null'altro che la vendetta sociale. Capisco ma non considero lodevole il no delle famiglie: non è un caso che nello stato di diritto non sono esse a poter esprimere né il giudizio né una scelta. Confesso che mi fa più impressione metter fuori Priebke, ma conosco la storia e so che se fosse stato preso nel `45 e processato a Norimberga sarebbe fuori già da un pezzo.

Si prenda dunque il mazzetto che Castelli ha confezionato con intenzioni velenose. Prenderemmo più volentieri, perché da tempo è nostra, la proposta di un'amnistia per i reati politici degli anni Settanta. Il prode guardasigilli non si nasconda dietro un dito o una coscienza della quale ci permettiamo di dubitare: fuori le sue carte. E' l'ora di finirla di giocare sulle vite il mediocrissimo gioco che si sta svolgendo nella Casa delle libertà e oltre ad essa.

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