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SCOPRIAMO LE CARTE
di ROSSANA ROSSANDA
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Il presidente Ciampi ha fatto sapere che darebbe la grazia a Sofri
se, come procedura vuole, il ministro della giustizia gliene
presentasse la domanda. Ma il nostro Castelli non se la sente e
siccome non vuole apparire il solo che vi si oppone, restituisce al
capo dello stato e alla scena politica una patata che gli scotta:
devo graziare Sofri? bene, grazio allora un mucchio di persone, ho
qui in tasca una lista esplosiva. Se infatti all'opinione di
sinistra Sofri piace perché scrive su una testata che attacca il
premier, vediamo che cosa il centro-sinistra dirà se propongo di
graziare anche qualche brigatista tanto odiato, o qualche
neofascista, nonché un vecchio mascalzone nazista. Voglio vedere
dove arrivano le clemenze. Sussulterà l'onesto Carlo Azeglio Ciampi,
forse anche il premier, sussulteranno An e la Lega ma anche la
sinistra perbene, nonché gli antifascisti che non hanno mandato la
memoria a spasso. Anzi, aggiunge il guardasigilli, ci vorrebbe
un'amnistia. Il suo capo Bossi aggiunge con perfidia, ma perché il
presidente della Repubblica non cambia la legge e avoca le grazie a
sé? Per vezzo che sia, Bossi non ignora che il presidente non può
legiferare su nulla. Sono furbate per non concludere niente. In
Francia si dice: affogare il pesce. Meno spiritosamente noi diciamo
che è un ricatto. E a un ricatto c'è un solo e semplice modo di
rispondere: benissimo, avanti, fuori il pacchetto fatale, escano
tutti. E se c'è una proposta di amnistia meglio ancora.
Questa è la nostra, o almeno la mia posizione. Non ho mai nascosto
di volere Sofri libero anche perché lo considero vittima se non di
una persecuzione (la parola è stata resa impraticabile dagli abusi
di Previti) di un, diciamo, errore giudiziario, sostenuto da una
brutta manovra politica dell'allora Partito comunista. Capisco che
egli non chieda grazie né perdoni, come si fa a chiederli per un
reato non commesso? E penso che lo rivolti sentirsi dire
mellifluamente che non è più il delinquente che era stato. Fa venire
il voltastomaco anche a me. Quella grazia la chiedo, la chiediamo,
per noi che eravamo fuori e non siamo stati capaci di impedire un
meccanismo fatale, come sono a volte quelli dell'amministrazione
giudiziaria. Così è andata, almeno che sia libero. E se il prezzo da
pagare è quello della libertà di molti ex ragazzi degli anni
Settanta, della sponda opposta, va bene. Noi non abbiamo mai
approvato il delitto politico ma lo sappiamo diverso da altri
delitti perché legato a un preciso contesto storico, senza il quale
non si può produrre; l'amnistia per quel passato è, ed è stata in
ogni paese, una soluzione saggia. Che mi piacciano o no Mambro e
Fioravanti (anche sui quali del resto pesa un dubbio sulla colpa) si
dia loro una seconda possibilità. Il carcere non risarcisce né
migliora nessuno, esprime null'altro che la vendetta sociale.
Capisco ma non considero lodevole il no delle famiglie: non è un
caso che nello stato di diritto non sono esse a poter esprimere né
il giudizio né una scelta. Confesso che mi fa più impressione metter
fuori Priebke, ma conosco la storia e so che se fosse stato preso
nel `45 e processato a Norimberga sarebbe fuori già da un pezzo.
Si prenda dunque il mazzetto che Castelli ha confezionato con
intenzioni velenose. Prenderemmo più volentieri, perché da tempo è
nostra, la proposta di un'amnistia per i reati politici degli anni
Settanta. Il prode guardasigilli non si nasconda dietro un dito o
una coscienza della quale ci permettiamo di dubitare: fuori le sue
carte. E' l'ora di finirla di giocare sulle vite il mediocrissimo
gioco che si sta svolgendo nella Casa delle libertà e oltre ad essa.
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