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UN NO AL GIORNO
di ROSSANA ROSSANDA
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Un morto al
giorno fra i soldati americani in Iraq. O è una guerriglia
organizzata o è un'insistente diffusa collera popolare - e non è
detto quale delle due ipotesi sia per gli invasori più funesta.
Certo non se ne vede la fine. E' stato meno che scarso il giubilo
che sarebbe dovuto seguire alla liberazione, neanche Bremer riesce a
formare un governo e un'amministrazione, si saccheggia, compra e
vende tutto e di tutto, i boys sono sottoposti a temperature
meteorologiche e politiche insopportabili, la sola autorità è quella
degli imam, divisi fra sciiti e sunniti, e in essa allignano quelle
identità di «bricolage», come dice Khaled Fuad Allan, che sono alla
base delle guerre sante e dei fondamentalismi. E quanto resti del
partito Baath, le cui milizie parevano essersi sciolte sotto
l'attacco dell'esercito degli Stati uniti e della Gran Bretagna, non
è chiaro. Sicuramente non è un dopoguerra. E' una guerra permanente
di bassa intensità, come in Cecenia. E forse senza leader noti,
anche se Bush mette ricompense favolose per chi gli consegnerà
Saddam Hussein - come è già successo a colui che ha denunciato i
suoi figli, salvo venir giustiziato dai suoi dopo - per esporne il
corpo e far vedere che dunque la guerra è vinta. Ma non era già
vinta? E chi dice che con la morte di Saddam cesserebbero le
quotidiane sparatorie? E come avviene che un paese che aveva buoni
motivi per abominarlo, oggi sembra abominare di più l'Occidente?
Bel risultato della nostra civiltà. Lo aveva previsto soltanto il
pacifismo, che non è semplicemente un movimento non violento, ma il
solo in grado di fare un'analisi corretta della situazione e della
natura controproducente di un attacco esterno su un mondo come
quello islamico sconvolto dalla modernizzazione e fracassato nelle
sue identità. E la guerra che ne ricompone oggi una elementare,
vendicativa, in una spirale senza fine. Se politica significa
conoscenza dei fatti e previsione degli sviluppi, Bush e Blair si
sono dimostrati politicamente nulli. Non gli resta che la forza
militare, agitando la quale procedono a tentoni, minacciando ora
questo ora quello, ora l'Iran, ora la Siria, ora qualcuno in Arabia
Saudita, incapaci di imporre anche il loro proprio ordine. Agitano
lo spettro di Al Qaeda e lo evocano.
E' sconcertante il silenzio e l'assenza di ogni iniziativa europea.
I nostri leader continentali, quando non si muovono come valletti di
Bush, che è il caso dell'Italia e della Gran Bretagna, non hanno né
idee né parole. Eppure il Medioriente è nostro vicino, abbiamo
secolari motivi per conoscere quell'antica civiltà con cui abbiamo
conflitto ma ci siamo anche intrecciati. E per dubitare che si possa
umiliarla e zittirla all'infinita tenendosene il petrolio, come
delirano gli ideologi prossimi alla Casa bianca. Peggio, se l'Europa
parla è per offrire i suoi soldati a una pacificazione e
ricostruzione che sono di là da venire, malamente coperti dall'Onu.
Ha perfino smesso di attaccare le menzogne utilizzate da Stati uniti
e Gran Bretagna sulla necessità della guerra: se mai esse sono state
inutili, perché la guerra si poteva fare lo stesso, leggiamo nelle
nostre più importanti gazzette. Saddam Hussein era un tiranno, è
stato un bene abbatterlo, e bisogna augurarsi che gli americani ci
riescano, perché fra un gangster democratico e uno coranico è meglio
il primo. E questo sarebbe un ragionamento.
Se i popoli, quello americano in testa, fossero altro che una
congerie di consumatori, manderebbero a casa i loro dirigenti e
cambierebbero linea di 180 gradi. Se avessero a cuore la democrazia
dove non c'è, se ne occuperebbero come si fa con una fragile pianta,
che va annaffiata invece che prenderla a fucilate. Nessuno ha
allargato le radici dell'odio, in perfetto parallelismo con gli
attentati dell'11 settembre, quanto il documento che è seguito sulla
new strategy americana: aumentare un potenziale
militare cui nessun esercito regolare potrebbe far fronte, fa
apparire il terrorismo come solo ricorso, non vincente ma capace di
ferire a lungo. E di esso nessuno riuscirà ad aver ragione finché ne
rimangono le cause e qualcuno è disposto a metterci la vita; non
occorrono né grandi mezzi né grandi numeri. Bush ha atomiche di
varie dimensioni e flessibilità e il Medio oriente ha avuto e avrà i
suoi terroristi. Lo scontro di civiltà non c'entra. C'entra un
Occidente che è o invasore o assente, cui sfuggono velenosamente di
mano tutti i problemi del nuovo millennio.
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