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 IL MANIFESTO 27 febbraio 2003

chietinuova

3febbraio.it

 


La mia sfida 

ai cinque tabù della rai
di ANDREA SCANZI

Un incontro con il comico Daniele Luttazzi. Silurato da viale Mazzini e censurato a Mediaset abbandona la tv e torna a riempire i teatri con il suo ultimo spettacolo: «Adenoidi»
ANDREA SCANZI
FIRENZE
«Il governo Berlusconi è un governo liberticida, eversivo, fascista, razzista, xenofobo. Deve andarsene subito». Daniele Luttazzi parla così. Parla velocissimo («Quando ero piccolo balbettavo, per superare il problema seguii dei corsi specializzati e adesso sono più sciolto del dovuto...»). E parla chiaro. La sua è una satira impietosa, minuziosamente documentata. «Cos'è la satira? Fatti e un po' di memoria. Per questo fa paura». Il suo ultimo spettacolo, Adenoidi, è ovunque sold out. Vendono molto anche i suoi libri. La sede fiorentina della Feltrinelli, dove ha presentato Capolavori e dove ci siamo incontrati, era affollatissima. La «clandestinità teatrale» rafforza il legame fisico-affettivo tra artista e spettatore. In tv, però, non ci può andare, «ed è un peccato, la tv offre possibilità tecniche che il teatro non ha». Paga ancora le polemiche di Satyricon.

Berlusconi non ha risposto. Ha querelato.

Lui, Forza Italia, Fininvest, Mediaset e Cremonini (il boss della carne) mi chiedono più o meno 150 miliardi di lire. Sfortunatamente per loro, non ce li ho. Non faccio l'idraulico.

L'anno scorso Berlusconi ha imposto l'esclusione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi...

Quel diktat vale ancora. Ogni tanto, propongo a Rai 2 un format di cinque minuti, concorrenziale a Striscia. Mi rispondono sempre di no.

Perché?

Me l'ha spiegato un dirigente: perché io non saprei rispettare i cinque tabù, le cinque cose su cui in Rai non si può ironizzare: la religione, il capo dello stato, le razze diverse, gli handicap fisici e l'omosessualità. L'ho ringraziato. Se tornerò in tv, la prima battuta che dirò sarà: «Cristo di un Dio, dice Ciampi, quello zoppo d'un negro è una checca!».

Negli spettacoli, ti stupisci che qualcuno ti chieda ancora se esiste la censura in Italia.

Io ne sono una prova. Quando lavoravo a Mediaset con Barracuda, mi mandarono Martelli. Gli chiesi di Berlusconi. Lui mi rispose: «Berlusconi non è un politico, è un piazzista». Quella frase non è mai andata in onda. Tagliata, senza avvertirmi. Questa è la libertà di Mediaset.

E Le iene? Striscia?

Quella non è satira, è sfottò. E lo sfottò è reazionario. Io aspetto sempre che Striscia faccia una inchiesta sul falso in bilancio di Berlusconi, non sul suo fard. Sono trasmissioni funzionali a Berlusconi, perché danno l'illusione che le reti Mediaset siano libere.

Neanche il Tg5?

Me la ricordo, la «libertà» di Mentana ai tempi di Satyricon... mi massacrò.

In Adenoidi, attacchi duramente Costanzo.

Ho visto la sua intervista a Berlusconi, prima della pausa estiva. Avrebbe potuto chiedergli di tutto: il processo Lodo-Mondadori, il conflitto d'interessi, All Iberian... Costanzo non chiese nulla. Pochi giorni dopo, ho fatto uno spettacolo alla festa de l'Unità di Reggio Emilia. In programma c'era anche un dibattito il cui moderatore era Costanzo... La sinistra deve smetterla di confondersi con questi personaggi.

A proposito, la sinistra come sta?

Mi ricorda i quadri di Jackson Pollock. Surreale, indecifrabile.

Con Berlusconi sei durissimo.

Il suo governo, oltre che fascista, è pure illegale. La legge italiana vieta a chi ha concessioni pubbliche di candidarsi, figuriamoci di fare il premier. E il delirante «editto di Arcore» di Berlusconi (scritto da Ferrara) conteneva passaggi eversivi. I primi obiettivi di questo governo sono la repubblica presidenziale, la delegittimazione della magistratura e l'affossamento delle reti pubbliche, a vantaggio delle emittenti private. Guarda caso, ciò che si prefiggeva la P2.

Berlusconi ne faceva parte (tessera 1816). Si iscrisse nel `78. Poco dopo (tessera 1819), lo fece anche Costanzo.

Appunto. Questo governo sta realizzando i piani della P2. L'ha detto anche Gelli... Sono sfrontati, ma furbi. Realizzano un «golpe» legislativo ogni due mesi. Se facessero tutto insieme, la gente se ne accorgerebbe. Il loro è una specie di regime al rallentatore. Via, devono andare via. Ci siamo vaccinati, adesso basta.

Da sempre, adori D'Alema.

Con la Bicamerale, ha riabilitato Berlusconi. E poi, come fa un leader della sinistra a scrivere libri per la casa editrice del suo (teorico) avversario? Te lo immagini, un operaio che compra il libro del suo leader sapendo che, contemporaneamente, finanzia il nemico?.

Anche tu hai scritto per Mondadori.

E ho smesso, come Bocca. Satyricon doveva uscire ad aprile 2001, sull'onda della trasmissione. L'hanno fatto uscire a fine giugno, ammazzandolo. Inoltre, senza avvertirmi, tolsero una frase dalla quarta di copertina.

Quale?

Una frase di Dell'Utri: «Luttazzi è un cretino». A Mondadori, come in Mediaset, ti tollerano finché sei inoffensivo. Ora poi che capo Mondadori è Marina Berlusconi...

Chi oggi in Italia fa la satira che vorresti?

Ci sono buoni programmi, come quelli di Guzzanti o Albanese. Casi isolati, però. È stato triste, vedere Chiambretti intervistare Gasparri in quel modo. Io me lo ricordo a inizio carriera, Chiambretti... E non condivido neppure Serena Dandini, che ha detto che, «visto che non esiste più la politica, non ha più senso fare satira». Così si lascia campo libero a Berlusconi.

La battuta su Agnelli con cui apri Adenoidi, in tv non potresti dirla: «Tre settimane fa, a Torino, è morto il miliardario sbagliato». E anche sulla religione vai giù pesante. «Meno male che Gesù non era masochista. A quest'ora avremmo crocefissi con un'erezione».

Per me la volgarità non è mangiare merda. La volgarità è il kitsch. Io non ammicco e non alludo mai: faccio e dico. Il doppio senso sessuale è veramente volgare. Per questo trovo il Bagaglino insopportabile.

Nello spettacolo, te la prendi con chi ti ha copiato le battute.

È una cosa che non sopporto. Mi hanno copiato Benigni («L'ultima volta che ho fatto l'amore? Era notte, era buio, ero solo...») e Grillo («quando il Papa andò ad Assisi, dissi: `Siamo sicuri che il modo migliore per consolare dei terremotati sia mandargli uno col Parkinson?'»), ma loro sono dei maestri. Quando però a copiarmi è Bonolis, mi arrabbio.

Che battuta ti rubò?

«Come fai a sapere quando una mosca scoreggia? Improvvisamente vola dritta».

Molti giornali ti odiano.

Ho imparato a riconoscere quelli di cui fidarsi. Il manifesto, la Repubblica, l'Unità, Liberazione. L'Espresso, Il Mucchio Selvaggio, Avvenimenti.

Quando hai capito che volevi fare teatro?

A Sant'Arcangelo di Romagna, dove sono nato, vidi il Dialogo di Gaber e Mistero buffo di Dario Fo. Rimasi totalmente affascinato. Ricordo che, per scherzo, facevo partire gli applausi prima del dovuto. A fine spettacolo, Fo disse: «Per curiosità, chi erano i due cretini che applaudivano a caso?». Uno dei due ero io.

Credi che tornerai in tv?

Con un altro governo, forse.

Sembri pessimista.

Al contrario. Ottimista radicale.

   
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