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La
mia sfida
ai
cinque tabù della rai
di ANDREA SCANZI
Un
incontro con il comico Daniele Luttazzi. Silurato da viale Mazzini e
censurato a Mediaset abbandona la tv e torna a riempire i teatri con il
suo ultimo spettacolo: «Adenoidi»
ANDREA SCANZI
FIRENZE
«Il governo Berlusconi è un governo liberticida, eversivo, fascista,
razzista, xenofobo. Deve andarsene subito». Daniele Luttazzi parla così.
Parla velocissimo («Quando ero piccolo balbettavo, per superare il
problema seguii dei corsi specializzati e adesso sono più sciolto del
dovuto...»). E parla chiaro. La sua è una satira impietosa,
minuziosamente documentata. «Cos'è la satira? Fatti e un po' di memoria.
Per questo fa paura». Il suo ultimo spettacolo, Adenoidi, è
ovunque sold out. Vendono molto anche i suoi libri. La sede fiorentina
della Feltrinelli, dove ha presentato Capolavori e dove ci siamo
incontrati, era affollatissima. La «clandestinità teatrale» rafforza il
legame fisico-affettivo tra artista e spettatore. In tv, però, non ci può
andare, «ed è un peccato, la tv offre possibilità tecniche che il
teatro non ha». Paga ancora le polemiche di Satyricon.
Berlusconi non ha risposto. Ha querelato.
Lui, Forza Italia, Fininvest, Mediaset e Cremonini (il boss della carne)
mi chiedono più o meno 150 miliardi di lire. Sfortunatamente per loro,
non ce li ho. Non faccio l'idraulico.
L'anno scorso Berlusconi ha imposto l'esclusione dalla Rai di Biagi,
Santoro e Luttazzi...
Quel diktat vale ancora. Ogni tanto, propongo a Rai 2 un format di cinque
minuti, concorrenziale a Striscia. Mi rispondono sempre di no.
Perché?
Me l'ha spiegato un dirigente: perché io non saprei rispettare i cinque tabù,
le cinque cose su cui in Rai non si può ironizzare: la religione, il capo
dello stato, le razze diverse, gli handicap fisici e l'omosessualità.
L'ho ringraziato. Se tornerò in tv, la prima battuta che dirò sarà: «Cristo
di un Dio, dice Ciampi, quello zoppo d'un negro è una checca!».
Negli spettacoli, ti stupisci che qualcuno ti chieda ancora se esiste
la censura in Italia.
Io ne sono una prova. Quando lavoravo a Mediaset con Barracuda, mi
mandarono Martelli. Gli chiesi di Berlusconi. Lui mi rispose: «Berlusconi
non è un politico, è un piazzista». Quella frase non è mai
andata in onda. Tagliata, senza avvertirmi. Questa è la libertà di
Mediaset.
E Le iene? Striscia?
Quella non è satira, è sfottò. E lo sfottò è reazionario. Io aspetto
sempre che Striscia faccia una inchiesta sul falso in bilancio di
Berlusconi, non sul suo fard. Sono trasmissioni funzionali a Berlusconi,
perché danno l'illusione che le reti Mediaset siano libere.
Neanche il Tg5?
Me la ricordo, la «libertà» di Mentana ai tempi di Satyricon...
mi massacrò.
In Adenoidi, attacchi duramente Costanzo.
Ho visto la sua intervista a Berlusconi, prima della pausa estiva. Avrebbe
potuto chiedergli di tutto: il processo Lodo-Mondadori, il conflitto
d'interessi, All Iberian... Costanzo non chiese nulla. Pochi giorni
dopo, ho fatto uno spettacolo alla festa de l'Unità di Reggio Emilia. In
programma c'era anche un dibattito il cui moderatore era Costanzo... La
sinistra deve smetterla di confondersi con questi personaggi.
A proposito, la sinistra come sta?
Mi ricorda i quadri di Jackson Pollock. Surreale, indecifrabile.
Con Berlusconi sei durissimo.
Il suo governo, oltre che fascista, è pure illegale. La legge italiana
vieta a chi ha concessioni pubbliche di candidarsi, figuriamoci di fare il
premier. E il delirante «editto di Arcore» di Berlusconi (scritto da
Ferrara) conteneva passaggi eversivi. I primi obiettivi di questo
governo sono la repubblica presidenziale, la delegittimazione della
magistratura e l'affossamento delle reti pubbliche, a vantaggio delle
emittenti private. Guarda caso, ciò che si prefiggeva la P2.
Berlusconi ne faceva parte (tessera 1816). Si iscrisse nel `78. Poco
dopo (tessera 1819), lo fece anche Costanzo.
Appunto. Questo governo sta realizzando i piani della P2. L'ha detto anche
Gelli... Sono sfrontati, ma furbi. Realizzano un «golpe» legislativo
ogni due mesi. Se facessero tutto insieme, la gente se ne accorgerebbe. Il
loro è una specie di regime al rallentatore. Via, devono andare
via. Ci siamo vaccinati, adesso basta.
Da sempre, adori D'Alema.
Con la Bicamerale, ha riabilitato Berlusconi. E poi, come fa un leader
della sinistra a scrivere libri per la casa editrice del suo (teorico)
avversario? Te lo immagini, un operaio che compra il libro del suo leader
sapendo che, contemporaneamente, finanzia il nemico?.
Anche tu hai scritto per Mondadori.
E ho smesso, come Bocca. Satyricon doveva uscire ad aprile 2001,
sull'onda della trasmissione. L'hanno fatto uscire a fine giugno,
ammazzandolo. Inoltre, senza avvertirmi, tolsero una frase dalla quarta di
copertina.
Quale?
Una frase di Dell'Utri: «Luttazzi è un cretino». A Mondadori, come in
Mediaset, ti tollerano finché sei inoffensivo. Ora poi che capo Mondadori
è Marina Berlusconi...
Chi oggi in Italia fa la satira che vorresti?
Ci sono buoni programmi, come quelli di Guzzanti o Albanese. Casi isolati,
però. È stato triste, vedere Chiambretti intervistare Gasparri in quel
modo. Io me lo ricordo a inizio carriera, Chiambretti... E non condivido
neppure Serena Dandini, che ha detto che, «visto che non esiste più la
politica, non ha più senso fare satira». Così si lascia campo libero a
Berlusconi.
La battuta su Agnelli con cui apri Adenoidi, in tv non potresti
dirla: «Tre settimane fa, a Torino, è morto il miliardario sbagliato».
E anche sulla religione vai giù pesante. «Meno male che Gesù non era
masochista. A quest'ora avremmo crocefissi con un'erezione».
Per me la volgarità non è mangiare merda. La volgarità è il kitsch. Io
non ammicco e non alludo mai: faccio e dico. Il doppio senso
sessuale è veramente volgare. Per questo trovo il Bagaglino
insopportabile.
Nello spettacolo, te la prendi con chi ti ha copiato le battute.
È una cosa che non sopporto. Mi hanno copiato Benigni («L'ultima volta
che ho fatto l'amore? Era notte, era buio, ero solo...») e Grillo («quando
il Papa andò ad Assisi, dissi: `Siamo sicuri che il modo migliore per
consolare dei terremotati sia mandargli uno col Parkinson?'»), ma loro
sono dei maestri. Quando però a copiarmi è Bonolis, mi arrabbio.
Che battuta ti rubò?
«Come fai a sapere quando una mosca scoreggia? Improvvisamente vola
dritta».
Molti giornali ti odiano.
Ho imparato a riconoscere quelli di cui fidarsi. Il manifesto, la
Repubblica, l'Unità, Liberazione. L'Espresso, Il Mucchio
Selvaggio, Avvenimenti.
Quando hai capito che volevi fare teatro?
A Sant'Arcangelo di Romagna, dove sono nato, vidi il Dialogo di
Gaber e Mistero buffo di Dario Fo. Rimasi totalmente affascinato.
Ricordo che, per scherzo, facevo partire gli applausi prima del dovuto. A
fine spettacolo, Fo disse: «Per curiosità, chi erano i due cretini che
applaudivano a caso?». Uno dei due ero io.
Credi che tornerai in tv?
Con un altro governo, forse.
Sembri pessimista.
Al contrario. Ottimista radicale.

aaaaaaaaaa
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