I bambini ci guardano Esperienza educativa controvento

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I bambini ci guardano

Esperienza educativa controvento

di Franco Lorenzoni

Recensione di ROBERTO LEOMBRONI



Il libro di Franco Lorenzoni introduce una sana ventata di ossigeno in un mondo asfissiato dal rancore, dal cinismo, dalla stupidità. A introdurre quest’aria nuova, sono, insieme al loro maestro (Lorenzoni, appunto) bambini (tra i sei e gli undici anni) della scuola elementare di Giove, un paesino umbro, in provincia di Terni. Un borgo come tanti dell’Italia “minore”, dove, negli ultimi anni, il confronto con l’altro, il diverso, l’immigrato, ha purtroppo contribuito non poco a modificare, in senso negativo, la pacifica indole di molti suoi abitanti.

Di qui lo sforzo immane, di quei bambini e di quel maestro, volto ad arginare la deriva xenofoba. Ancora una volta la scuola si rivela la più efficace trincea contro l’inaridimento delle coscienze. Al conseguimento di tale risultato, Lorenzoni si è dedicato, anima e corpo, fino al suo ultimo giorno di lezione. A cominciare dal lontano 1980, quando ha fondato la Casa-laboratorio di Cenci, nel comune di Amelia (sempre in provincia di Terni), che ha coordinato con un’instancabile attività di ricerca nei più diversi campi del sapere e dell’educazione. Dall’ecologia alla scienza, ai temi dell’inclusione. Studiando le strategie più originali per trasmettere ai bambini gli eterni valori del rispetto dell’altro, della giustizia, della bellezza, del pensiero critico.
E, infatti, ciò che più colpisce, sfogliando le pagine del libro, è proprio la fantasia, l’inventiva, grazie alla quale i bambini, tra i quali alcuni di origine straniera, sono condotti con mano a sfruttare con intelligenza la propria manualità per entrare in contatto con l’affascinante mondo della matematica. Come pure il geniale ricorso allo strumento teatrale al fine di realizzare un approccio a problematiche squisitamente filosofiche. Tra esse, il tema del rapporto tra verità e apparenza, preparato attraverso l’opportuna attrezzatura di una caverna naturale, ove rappresentare il relativo mito platonico. Oppure la felice intuizione della dialettica dimostrata da una bambina che, parlando di Gandhi, osserva acutamente come egli desse ragione «non a uno ma a due». Un’ulteriore conferma di quanto i bambini siano “naturalmente” portati a porre domande “di senso”, spinti da quella “meraviglia” che, per Aristotele, costituisce il fondamento ineludibile della filosofia.
Il leit-motiv, che sempre ricorre nelle pagine del libro, è comunque quello dell’inclusione. Attorno al quale ruota gran parte delle lezioni, sia quelle a sfondo “umanistico” sia quelle che coinvolgono conoscenze scientifiche. Lo costatiamo sin dal primo giorno in terza elementare, quando (settembre 1915) irrompe nella piccola comunità la tragica immagine del cadavere del piccolo Aylan sulla spiaggia dell’isola greca di Kos. È da lì che prendono le mosse i primi interrogativi sul “perché si emigra”. E arrivano le prime risposte, fornite attraverso opportuni grafici e tabelle sull’ingiusta ripartizione delle ricchezze nel mondo. Con l’individuazione del Mediterraneo come elemento di spaccatura tra ricchi e poveri, che una bambina acutamente paragona al crepaccio dipinto da Giotto fuori dalle mura della città di Arezzo, in un affresco del ciclo di Assisi presente in classe. La stessa bambina, che nel corso di una lezione successiva, mostrerà la stessa acutezza nel rilevare come gli uccelli migrino senza aver bisogno della “penna d’identità”. Ed è ancora grazie a una rappresentazione teatrale, imperniata sulle umiliazioni subite in Argentina dai bisnonni friulani di un bambino uruguayano, che si tenta di scuotere il cinismo e l’indifferenza di molti abitanti del borgo verso gli immigrati. Sintetizzando il concetto di relativismo culturale con la sobria affermazione «anche noi per loro possiamo essere strani».  
In sintesi, l’esperienza di Giove mostra come, grazie alla passione di un docente, sia possibile la realizzazione di una “scuola che deve essere un po’ meglio della società che la circonda”. Una scuola capace di fronteggiare l’ottusità di un mondo di adulti in cui continuano, purtroppo, a dominare il pregiudizio e l’intolleranza. Un libro, insomma, quello di Lorenzoni, da leggere assolutamente.