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CULTURA
Un
copyright senza limiti
di ADRIANO SPONZILLI
La commissione cultura della Camera ha approvato
una legislazione restrittiva sul diritto d'autore che recepisce una
direttiva della Unione europea. Con il voto favorevole dei democratici di
sinistra
C'è subbuglio nel mondo del «software libero». È infatti prossima
l'approvazione da parte del parlamento italiano di un provvedimento
legislativo che cambierà profondamente il diritto d'autore. L'occasione
è data da una direttiva comunitaria, la cosiddetta Eucd (European
Union Copyright Directive). Formalmente si tratta di una
armonizzazione del diritto d'autore nei vari paesi membri. Ma, di fatto,
è una norma che aumenterà il potere di coloro che detengono i diritti
d'autore - leggi le grandi case produttrici -, a discapito di tutti coloro
che delle «opere dell'ingegno» sono utenti. Lo schema del decreto
legislativo elaborato dal governo italiano recepisce interamente la
direttiva dell'Unione europea ed è stato esaminato nelle Commissioni
competenti nelle ultime settimane. L'ultimo passaggio è stato il 25
febbraio: la Commissione cultura alla Camera ha espresso parere
favorevole, compresi i rappresentanti dei democratici di sinistra. Unico
parere contrario: quello di Titti De Simone di Rifondazione comunista.
Franca Chiaromonte dei democratici di sinistra ha annunciato il voto
favorevole del suo gruppo lodando lo schema di decreto legislativo, perché
«tiene conto della necessità di un aggiornamento quotidiano del diritto
d'autore alla luce dei continui progressi tecnologici che si registrano in
tale settore». Le associazioni del «software Libero», dal canto loro,
hanno considerato negativamente il testo approvato dalla Commissione
cultura. Ventiquattro associazioni e una decina fra aziende e studi
professionali hanno quindi rivolto una petizione ai membri delle
Commissione cultura, chiedendo un nuovo esame parlamentare della materia.
(Le sottoscrizioni individuali della petizione sono in Internet,
all'indirizzo www.softwarelibero.it/progetti/eucd/ e superano al momento
le 1.300).
Per le associazioni del software libero e delle libertà civili nel
cyberspazio, la nuova normativa che sta per essere approvata inasprisce
fino all'inverosimile la legislazione sul copyright, colpendo mortalmente
anche il «diritto di decompilazione a fini di interoperabilità», cioè
la possibilità di studiare «standard e formati» utilizzati da altri con
lo scopo di creare prodotti ad essi compatibili. Partiamo dal caso dei cd
musicali, che sono stati realizzati per inibirne la copia. Ad esempio, il
cd di Natalie Imbruglia, distribuito nell'ottobre del 2001, è stato forse
il primo ad essere prodotto con un sistema di protezione (in questo caso
il Cactus Data Shield della Midbar) che entra in funzione ogni
volta che ne viene tentata una registrazione, rendendo illeggibile la
copia. Con la norma ancora in vigore è consentito studiare gli standard
di protezione e utilizzarli per leggere i supporti protetti su altre «piattaforme».
La nuova legge allo studio del Parlamento, teoricamente, fa salvo il «diritto
di decompilazione», ma prevede sanzioni penali per chi produce o vende o
è in possesso dei macchinari e del software che consentono di eludere le
misure di protezione.
La direttiva Eucd ha negli Usa una legge gemella, approvata nel 2000, la Digital
Millenium Copyright Act (Dmca). Entrambe discendono dai medesimi
trattati internazionali della «Organizzazione mondiale per la proprietà
intellettuale» (Wipo) del dicembre 1996. Negli Stati Uniti la legge è
stata applicata per la prima volta durante il «caso Sklyarov», dal nome
del cittadino russo arrestato con l'accusa di aver realizzato un programma
che consente di visualizzare gli e-book (i libri elettronici) in
modalità diverse da quelle previste dai produttori. Anche qui è
importante sottolineare che il programma in questione non serve a usi
illeciti, ma solo a compiere usi diversi da quelli previsti, ma comunque
leciti, di un contenuto acquistato. Può servire ad esempio a travasare in
un altro formato un libro elettronico o a stamparlo per leggerlo più
comodamente.
Lo spirito complessivo del Dmca, così come della direttiva comunitaria,
è dunque di togliere al'utente il controllo sull'«opera» acquistata. È
il produttore o editore o distributore che ti dice cosa farne.
Attualmente, gran parte della legislazione attuale sul copyright, prevede
che chi acquista un'«opera di ingegno» può farne una copia di
sicurezza. La direttiva comunitaria riconosce il diritto dei produttori ad
impedire anche questa copia di sicurezza, ma anche la possibilità di
disporne come meglio crede: possiamo rivenderla, prestarla, farne l'uso
che preferiamo fino a quando vogliamo, compreso il suo lascito in eredità.
Con l'approvazione della nuova norma tutto questo sparirà. Per i
produttori, diventa infatti possibile vendere un libro vietandone la
rivendita; oppure consente la vendita «a scadenza»: «questo Cd musicale
si autodistruggerà fra un anno»; oppure ad personam: «questa
videocassetta potrai leggerla solo tu e se inviti un amico a vederla a
casa tua commetti un illecito».
Non si tratta di una realtà futuribile, perché negli Stati uniti sono già
in vendita manuali universitari in formato elettronico (degli e-book
da visualizzare sul computer) che alla fine del semestre accademico si
autodistruggono. Scopo dichiarato dell'operazione: impedire che gli
studenti più anziani degli anni successivi passino i loro vecchi libri ai
più giovani. Che succederebbe se questa modalità di distribuzione
dovesse affermarsi come prevalente? Che nel giro di dieci anni, nessuno
avrebbe più copia di un certo libro, album, film. La memoria collettiva
perderebbe il diritto al ricordo. Il che è l'esatto contrario dello
spirito del diritto d'autore, la cui logica è che, nel tempo, l'opera
cessi di essere un patrimonio dell'autore ed entri nel patrimonio
collettivo.

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