Marcinelle - 1956 Quando la vita valeva meno del carbone
Marcinelle - 1956
Quando la vita valeva meno del carbone
L’emigrazione in Belgio e la tragedia di Marcinelle
8 agosto 1956: il disastro nella miniera del Bois du Cazier, a Marcinelle
“Alle 7 del mattino, 274 minatori scesero nel pozzo, per il primo turno. Appena un’ora dopo scoppiò un incendio nel sottosuolo, a 975 metri di profondità. Le squadre di soccorso furono prontamente avvertite, ma il loro intervento durò un'eternità: alla fine della prima giornata il bilancio era stato di 13 superstiti e 9 morti, ma 253 minatori erano ancora prigionieri nella miniera in fiamme; a una settimana dallo scoppio dell’incendio furono ritrovati 85 corpi esanimi; solo il 22 agosto, ossia due settimane dopo lo scoppio della miniera, i “sauveteurs” arrivarono all’ultimo livello, nella speranza di trovare dei sopravvissuti non ancora raggiunti dall’esalazione inodore ed incolore dell'anidride carbonica…”. (da Eva Martelli, regista). Dei 136 Italiani morti, 60 erano Abruzzesi e tra questi 23 provenivano da Manoppello.
“L’incendio nella miniera di Marcinelle non costituì solo l’ennesimo tributo di migranti allo sviluppo economico europeo, ma anche il momento più drammatico di un’intera epopea migratoria.
Alla faticosa ricerca di un nuovo assetto istituzionale e in una condizione di incertezza totale sul proprio futuro, l’Italia, fin dal 1946, aveva gettato le basi organizzative di uno dei più imponenti sistemi di esportazione di manodopera che la recente storia occidentale ricordi. Le piazze e i bar dei paesini, da Nord a Sud, furono tappezzati di manifesti rosa che incitavano a partire per le miniere del Belgio.
Parallelamente ai centri di emigrazione, si sviluppò anche la rete dei trafficanti di migranti. Regolari o irregolari, l’importante era che fossero tanti, un esercito chiamato a combattere la «battaglia del carbone», scavando nelle viscere della terra quella risorsa necessaria al rilancio economico dell’Europa. Molti, dopo i primi mesi, rimpatriarono o furono arrestati per il rifiuto di sottostare alle condizioni disumane su cui Bruxelles e Roma si erano accordate: un flusso di almeno 2000 minatori a settimana, in cambio di una fornitura di carbone, che però non arrivò mai.
Oggi, è venuto il momento di stabilire un rigoroso bilancio storiografico, di diffondere le testimonianze più dirette e toccanti, di rivisitarne le drammatiche immagini e di ripristinare una memoria collettiva all’altezza di quella dolorosa tragedia, in cui si riscoprono momenti e contesti che per molti aspetti assomigliano alle tristi pagine attuali di cronaca delle migrazioni.”
Scheda libro Marcinelle, 1956 - Quando la vita valeva meno del carbone di Toni Ricciardi - con un capitolo di Annacarla Valeriano sulla tragedia tra cronaca, documenti e immagini.
Il 1 giugno 2013, nella Miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio, ora trasformata in un Museo sulla condizione del lavoro dell’uomo e sito Unesco, l’Associazione Culturale L’Altritalia e la Compagnia teatrale “Il piccolo resto” hanno messo in scena lo spettacolo “Nessuno lo sapeva che eravamo santi”, regia di Eva Martelli
Nel 2014, Chieti nuova 3 febbraio in collaborazione con l’ITCG “F. Galiani-R. de Sterlich”, il Liceo Classico “G. B. Vico”, l’Unitre, l’associazione L’altritalia e la Compagnia Teatrale “Il piccolo resto”, nell’ambito della XIV edizione del progetto Il Calendario della Repubblica-Il Dovere della Memoria, ha promosso la realizzazione di NESSUNO LO SAPEVA CHE ERAVAMO SANTI
lezione – spettacolo su Marcinelle e l’emigrazione incentrata sul video documentario Uomini a perdere di Antonello Tiracchia e sul poemetto “Nessuno lo sapeva che eravamo santi” di Eraldo Miscia. Regia di Eva Martelli
Il 7 e l’8 marzo, dalle ore 9,15, le lezioni si sono svolte presso l’Istituto Tecnico “F. Galiani”; Venerdì 14 marzo, dalle ore 9,15, presso il Liceo Classico “G.B. Vico”- Chieti
Nella lezione - spettacolo il lavoro teatrale e quello documentaristico si fondono per raccontare gli anni dell’emigrazione italiana del dopoguerra e le condizioni economiche e sociali del nostro paese e della nostra regione. Attraverso la parola, l’immagine e la cronaca si intende riflettere su una pagina importante della nostra storia, ma soprattutto sollecitare la riflessione sulla nuova emigrazione, sui diritti e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Italia di oggi. (Note di regia di Eva Martelli)



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