Hiroshima, ottant’anni dopo il monito è quanto mai attuale

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Hiroshima, ottant’anni dopo il monito è quanto mai attuale

1945-2025 Alla commemorazione suona la campana della pace, ma si teme il giorno in cui non ci saranno più "hibakusha" a ricordare l’orrore della bomba atomica. Il premier giapponese Ishiba: «È missione del Giappone, l'unico paese ad aver sofferto le conseguenze dell'atomica, guidare la comunità internazionale verso un mondo libero dalle armi nucleari». Gli fa eco in Italia Mattarella

Sono le 8 e 15. Suona la campana della pace, mentre il parco del memoriale di Hiroshima è raccolto in un minuto di silenzio. Sono trascorsi 80 anni dall’esplosione della bomba atomica. I rintocchi scandiscono il tempo che separa il Giappone da un orrore di cui si prova a conservare la memoria. Gli hibakusha (i sopravvissuti alle atomiche americane) ancora in vita sono ormai meno di centomila, con un’età media superiore agli 86 anni. Negli ultimi 365 giorni, se ne sono andati altri 4940. Nonostante il premio Nobel per la pace ricevuto l’anno scorso, la loro voce rischia di diventare sempre più flebile.
«ARRIVERÀ IL GIORNO in cui non ci saranno più hibakusha nel mondo. Per evitare di ripetere gli stessi errori tutte le persone dovrebbero sapere la verità su che cosa è successo quando è stata sganciata la bomba atomica», dice una giovanissima studentessa dal palco. «Anche noi bambini possiamo prendere azione per la pace». Il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, fa appello alle nuove generazioni affinché non si disperda il ricordo della devastazione causata dalle atomiche. Poi mette in guardia contro una «tendenza sempre più marcata verso il rafforzamento militare in tutto il mondo, ignorando palesemente le lezioni che la comunità internazionale avrebbe dovuto imparare dalle tragedie della storia».
Poi arriva il momento di Shigeru Ishiba, il traballante primo ministro di cui l’opposizione e l’ala ultraconservatrice del suo Partito liberaldemocratico vorrebbero le dimissioni. Lui, da dichiarato “nerd” di storia e questioni militari, non ha sin qui mollato anche (pare) per parlare a Hiroshima e Nagasaki. Il suo discorso dura poco più di cinque minuti, tutti trascorsi col capo chino sul foglio di appunti, in un imperscrutabile misto di emozione e riserbo. «È missione del Giappone, l’unico paese ad aver sofferto le conseguenze dell’atomica, guidare la comunità internazionale verso un mondo libero dalle armi nucleari», dice.
DALL’ITALIA, gli fa eco Sergio Mattarella: «Oggi, in uno scenario segnato da guerre, crescenti tensioni e contrapposizioni, occorre ribadire con forza che l’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare crimine contro l’umanità», afferma il presidente della Repubblica. In una dichiarazione letta da una funzionaria durante la cerimonia di Hiroshima, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha invece avvertito che il rischio di un conflitto nucleare è in aumento, lamentando che le stesse armi che hanno devastato Hiroshima e Nagasaki sono di nuovo considerate strumenti di coercizione.
Anche Ishiba, in chiusura del suo intervento, insiste sull’importanza della memoria. «La maggior parte dei giapponesi non ha mai vissuto la guerra, ma i ricordi degli hibakusha non possono sfumare e dissolversi, vanno preservati».
MONITO QUANTO MAI ATTUALE, mentre i sovranisti del Sanseito portano nell’agenda del dibattito politico la proposta di sviluppare armi nucleari autoctone e affrancarsi dalla dipendenza dell’ombrello nucleare Usa.
Una protezione che viene percepita come ancora più essenziale, in una contingenza in cui la potenza militare della Cina è sempre più evidente e (soprattutto) la Corea del nord ha siglato un accordo di mutua difesa con la Russia, che ne sostiene il programma nucleare. Anche per questo, Tokyo non ha mai firmato il trattato sulla proibizione delle armi nucleari, nonostante il reiterato auspicio politico di disarmo globale. Ieri, centinaia di manifestanti si sono radunati a Hiroshima per chiedere l’abolizione delle armi nucleari. Alcuni gruppi, con bandiere di Giappone e Stati uniti dominate da “x” nere in segno di disappunto per l’alleanza militare con Washington, sono anche entrati in contatto con la polizia.
Nel parco del memoriale, la cerimonia si chiude con la «canzone della pace». Un auspicio, più che un dato di fatto.

Lorenzo Lamperti, Il Manifesto, 7-VIII-2025