"La memoria e la storia" di Bartolo Iossa

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Il 5 agosto del 1942 a Berlino viene firmato il decreto Nacht und Nebel, Notte e Nebbia. Il decreto prevede che gli avversari del regime e della razza una volta arrestati debbano scomparire nella notte e nella nebbia senza lasciare traccia.

Il nascondimento e l’oblio sono sempre stati i pilastri delle dittature.

Per questo la filosofia ha considerato il rapporto tra storia e memoria come difesa della libertà. Il filosofo S. Kierkegaard termina una sua bella preghiera con la frase: Signore, non permettere che dimentichiamo.

Memorizzare, Ricordare, Riconoscere

La cultura classica distingueva tra mneme, memoria passiva, semplice immagazzinamento di dati, da anamnesis, ricordo come sforzo volontario, ossia capacità di frugare nel magazzino della memoria per far emergere una verità. Illuminare la zona d’ombra del presente. Si ha , in questo modo, la conoscenza consapevole, anagnosis; si può in questo modo passare a ri-conoscere, ri-collocare le cose nel loro giusto rapporto di reciprocità. J. P. Vernant fa l’esempio di quella grande partita a scacchi che si gioca nell’isola di Itaca dopo il ritorno di Ulisse: la massa dei contadini, il figlio Telemaco, la moglie Penelope, in assenza del potere centrale, sono diventati pezzi irrelati nella società itacense. Ulisse deve ripristinare la legalità. Ma ciò non dipende soltanto da lui. Anzi, egli non è che un mendicante, un reietto. Ulisse sarà Ulisse soltanto quanto sarà ri-conosciuto come tale. La dialettica delle reciprocità. Ulisse ri-conosce e viene ri-conosciuto e torna ad essere re, padre e marito trasformando la massa in popolo, l’orfano in principe, la vedova in regina.

Il conflitto nel presente

In ogni presente confliggono due esigenze opposte e legittime: ricordare e dimenticare. Non è un conflitto tra un ragione e un torto, ma tra due ragioni.

Ricordare:

Un popolo che non conosce la propria storia è destinato a ripeterla, ha detto Hegel. E’ destinato a ripercorrere gli stessi sentieri senza progredire.

Il passato pugnala coloro che gli voltano le spalle, ci ricorda lo storico L. Villari: il passato non superato si vendica afferrando il presente.

Anche nel senso comune lo smemorato non ha identità. L’esigenza di ricordare ha in questi punti la sua forza.

Dimenticare:

E’ un’esigenza legittima. Occorre guardare avanti. Colui che ara il terreno non si volge indietro. L’uomo è inizio, ci ricorda Agostino d’Ippona. Il futuro di un popolo sta nella sua ansia di futuro, ha scritto P. P. Pasolini.

A volte il ricordo alimenta il rancore, non permette di superare le divisioni e di guardare avanti. In questo modo il passato diventa una prigione. Come si esce da un simile conflitto?

La filosofia dialettica suggerisce l’uso del concetto di superamento: andare oltre e portare con sé, interiorizzare il passato, rinnovare conservando.

I passaggi d’epoca

La parola epochè veniva usata dall’astronomia greca per indicare la sospensione di luce durante una eclissi e dalla filosofia scettica per indicare la sospensione del giudizio in assenza di un criterio di verità.

Oggi questo termine indica una sospensione del tempo storico. Una fase storica omogenea tra due momenti di frattura. Una fase in cui anche elementi contrastanti trovano connessione.

Quando un’epoca tramonta perde la capacità di connessione e tutto si «decontestualizza» (R. Bodei). In questo caso è inutile chiudersi nella nostalgia per il passato o nell’entusiasmo per il futuro; occorre tradurre, riformulare in termini nuovi i valori precedenti. Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzarne le speranze (T. W. Adorno).

Parafrasando J. P. Sartre possiamo concludere che se il presente è ciò che il passato ha fatto di lui, è il presente a decidere che cosa fare di ciò che il passato ha fatto di lui.

Bartolo Iossa.