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Censurano pure lui di Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano, 29 agosto 2010
Giri di Walter di Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano, 25 agosto 2010
La mannaia della riforma Gelmini
Maria Stella Gelmini a proposito della riforma della scuola aveva ripetutamente affermato che l’operazione (in pratica un massacro degli organici delle scuole) non avrebbe comportato nessun licenziamento. Una bugia clamorosa drammaticamente confermata dai crescenti casi di protesta dei precari che oggi, da Palermo a Pordenone, arrivano adirittura allo sciopero della fame. Per anni, e talora per decenni, hanno lavorato e ora si trovano improvvisamente senza un posto. Docenti di ogni livello e personale tecnico amministrativo. Negli anni passati hanno lavorato perché sono stati chiamati a coprire posti vacanti, cattedre senza insegnanti e uffici senza il personale sufficiente per far funzionare le scuole.
E quando è calatala la mannaia dei 135 mila posti da tagliare entro il prossimo anno in tutta Italia, per buona parte di loro il lavoro è svanito. Messi alla porta, scaricati come macchine da rottamare. E questi non sono licenziamenti? Chi lo nega si appella a cavilli formali che ormai non convincono neanche gli sprovveduti. I tagli erano stati giustificati, oltre che per risparmiare, per eliminare una volta per tutte la piaga del precariato che per decenni ha messo in discussione uno dei cardini della scuola, la continuità didattica? Non ci saranno più classi che ogni anno cambieranno insegnante? Niente affatto. Nonostante tutto proprio in questi giorni gli uffici scolastici territoriali stanno lavorando per coprire le cattedre che non hanno un titolare. Infatti, nonostante la manciata di immissioni in ruolo (16 mila, contro i 23 mila chiesti dalla stessa Gelmini al collega Giulio Tremonti), ci sono ancora migliaia di posti da assegnare, almeno al Nord. Ci sono addirittura sedi scolastiche ancora senza preside. E la soluzione non può essere che di tipo precario.
Nel frattempo nelle scuole, e sempre a causa della riforma, ci sono almeno 10 mila insegnati cosiddetti soprannumerari.
Augusto Pozzoli, Il Fatto quotidiano, 25 agosto 2010
FUORI BERLUSCONI - TUTTI IN PIAZZA
W LA COSTITUZIONE
Firma l'appello di Andrea Camilleri, don Andrea Gallo, Paolo Flores d'Arcais, Margherita Hack
Il carattere eversivo dell’azione di Berlusconi è ormai dichiarato, la sua volontà di assassinare la Costituzione nata dalla Resistenza è costantemente esibita. Per difendere la Repubblica è necessario che l’Italia civile faccia sentire unanime la sua voce.
A questa Italia che vuole rinascere dalle macerie in cui l’ha precipitata un regime di cricche chiediamo di scendere in piazza al più presto, l’ultimo sabato di settembre o il primo di ottobre, per una grande manifestazione nazionale a Roma.
Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, i club, le testate, i siti, i gruppi “viola”, a tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione e nella volontà di realizzarli compiutamente. Ci rivolgiamo al mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, a tutte le personalità che hanno il privilegio e la responsabilità della visibilità pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente e direttamente, alla realizzazione di una indimenticabile giornata di passione civile.
FUORI BERLUSCONI
REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE
VIA I CRIMINALI DAL POTERE
RESTITUIRE LE TELEVISIONI AL PLURALISMO
ELEZIONI DEMOCRATICHE
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Don Andrea Gallo, Margherita Hack, MICROMEGA, 24 agosto 2010
Al confino
Reintegrati dal giudice, ma al lavoro non li vogliamo: la legge si ferma davanti ai cancelli di Melfi. L'azienda china un po' la testa alla sentenza, accetta che i tre reprobi della Fiom cacciati dopo uno sciopero varchino i tornelli (tra gli applausi) ma la vigilanza li blocca. A farli tornare al posto di lavoro la Fiat non ci pensa nemmeno. «Abbiamo sempre fatto così», dicono al Lingotto. Appello dei tre operai a Napolitano. La sfida della Fiat continua. Il
Manifesto, 24 agosto 2010
Caso Mondadori
Chi è coerente, come Giorgio Bocca e Corrado Stajano, dalle case editrici del Cavaliere se n'è già andato da anni. Molti altri, pur criticando il premier, restano. Affermano di non aver mai subito censure. E, come Vittorio Zucconi, puntualizzano: "La Mondadori è di Berlusconi, ma Berlusconi non è della Mondadori". In realtà chi è davvero scomodo, come Saramago, Belpoliti o chi si occupa di mafia e politica, le censure le ha subite. Dunque, per decidere di fare le valige, non c'era bisogno che il premier approvasse una legge su misura per far risparmiare alla sua casa editrice 164 milioni di euro di tasse. Mancuso, insomma, ha sollevato un problema reale. Ma, come scrive Nando Dalla Chiesa nel suo blog, lo ha fatto con almeno dieci anni di ritardo. Anche perché ancora nel giugno del 2008 sul Foglio si dichiarava a favore di tutte le leggi salva-Berlusconi.
Eleonora Bianchini, Il Fatto quotidiano, 24 agosto 2010
I Comitati Dossetti per la Costituzione sull’ultimatum
del presidente Berlusconi
Nel suo ultimatum del 20 agosto il presidente del Consiglio ha sferrato un durissimo attacco alla Costituzione affermando come irrevocabile una riforma costituzionale che non c’è mai stata e che è stata bocciata dai cittadini nel referendum costituzionale del 2006; “la novità che non può essere cancellata”, secondo Berlusconi, sarebbe l’avvenuto passaggio a una Repubblica presidenziale, con un presidente-primo ministro direttamente eletto dal “popolo sovrano” al di fuori delle forme e dei limiti della Costituzione affermati, come cardine di tutto il sistema, dall’art. 1 della Carta. Tale mistificazione inganna il popolo, gli toglie agibilità politica tra un’elezione e l’altra e tende a incancrenirsi nella cultura comune.
Il presidente del Consiglio ha poi attaccato la Costituzione definendo come “sconfitti” i cittadini elettori che non hanno votato per lui, e pretendendo di sostituirsi al presidente della Repubblica, con l’escludere qualsiasi ipotesi di un governo diverso dal suo, e con il voler determinare di proprio arbitrio la data delle elezioni.
Il presidente del Consiglio ha poi annunciato una serie di riforme costituzionali chiaramente eversive del quadro costituzionale esistente, come l’impunità per lui con il pretesto di salvaguardare le quattro più alte cariche dello Stato, il taglio artificiale dei tempi per l’esercizio della giustizia penale così da inficiare la stessa funzione giudicante, la rottura dell’unità della giurisdizione e la spaccatura del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il presidente del Consiglio ha inoltre attaccato lo spirito complessivo di solidarietà sociale e di unità nazionale della Costituzione indicando come inderogabile impegno del governo non la ricostruzione dell’Aquila, ma la costruzione del ponte sullo Stretto.
Per tali ragioni i Comitati Dossetti per la Costituzione invitano tutti i partiti costituzionali, i dissenzienti dell’attuale maggioranza, l’associazionismo culturale, religioso e politico e tutti i cittadini alla massima vigilanza per la difesa della democrazia costituzionale.
Essi invitano inoltre il personale insegnante, tutte le agenzie educative e le stesse famiglie, a diffondere e inculcare tra i cittadini la conoscenza, la comprensione e l’amore dei grandi valori della Costituzione repubblicana, senza i quali nessuna democrazia può sussistere e fiorire.
Roma-Bologna, 21 agosto 2010
Il Presidente Raniero La Valle
La democrazia
La democrazia é una cosa seria e delicata, fatta di procedure, garanzie, pluralismo, rispetto delle minoranze, spirito di collaborazione.
L'appello al popolo in una sorta di giudizio di Dio non é propriamente l'idea di democrazia costituzionale”.
G. Zagrebelsky
la Repubblica, 17 agosto 2010
Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici a “servitori”, semplici esecutori dei voleri del capo e poco importa che il Paese vada allo sfascio: non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.
Famiglia Cristiana
Caro Flores, scaviamo la fossa alla Seconda Repubblica
Caro Flores d’Arcais, ho apprezzato molto la tua lettera, così appassionata e intelligente. Siamo ad un punto davvero opaco, sporco, indecente della vita pubblica italiana. Vediamo il Paese avvitarsi in una spirale di scandali, di violenze, di ricatti, di veleni. Il disegno di attacco alla democrazia costituzionale è esplicito, la cultura del bavaglio e dell’intimidazione ha camminato a lungo dentro le viscere del sistema informativo ma anche dentro l’intero spazio pubblico, il garantismo appare come la foglia di fico con cui si intendono coprire le vergogne di un regime fondato sui clan e sulle cricche, mentre per chi vive nei labirinti del lavoro subordinato e precario non esiste garanzia né garantismo possibile. (Leggi tutto )
NichiVendola, IlFattoQuotidiano,7agosto2010
L’Eurospin mette le mani sull’ex Burgo
Un protocollo d’intenti per avere, entro il prossimo 15 settembre, tutta la documentazione propedeutica a nuovi insediamenti industriali sul sito dell’ex Burgo. E’ stato sottoscritto dal comitato paritetico del progetto In.Te. riunitosi ieri mattina nella sede del Patto territoriale chietino-ortonese. La buona notizia è che il colosso Eurospin Lazio è pronto realizzare sui terreni della vecchia cartiera allo scalo un centro di smistamento merci, …che a pieno regime, garantirà tra i 120 e i 150 posti di lavoro. Saranno una cinquantina i lavoratori dell’ex Burgo assunti a fronte dei 160 in cassa integrazione. Sul versante opposto di via Piaggio, Eurospin realizzerà una stazione di servizio, un ristorante e piccoli spacci aziendali. Possibili, malgrado la legge regionale 15 abbia vincolato, per 99 anni, il sito dell’ex Burgo ad esclusivo utilizzo industriale. “C’è stata una modifica apportata a maggio…, che consente micro insediamenti commerciali e di servizi”. Che cosa manca. La Regione deve approvare il piano di dismissione del sito dell’ex Burgo che lascerà spazio al lotto Eurospin. Si tratta, nel dettaglio, di un nullaosta di carattere ambientale che dovrà prevedere anche la bonifica della zona…
Il Centro, 7 agosto 2010
Che ambientino
Erano scesi dal tetto dopo 59 giorni con la promessa del posto di lavoro. Ma il Governo non l’ha mantenuta e ha tagliato 24 milioni all’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Laboratori fermi, a rischio centinaia di ricercatori, addio controllo dell’ambiente dalle trivellazioni petrolifere alla caccia alle navi dei veleni.
Il Manifesto, 7 agosto 2010
Se 65 anni dall’atomica vi sembran pochi
Sono passati 65 anni da quel 6 agosto-quando l’aviazione militare degli Stati Uniti sganciò una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima (tre giorni dopo una seconda bomba ha colpito Nagasaki) sul finire della seconda guerra mondiale. (Leggi tutto )
Angelo Baracca, Il Manifesto, 6 agosto 2010
Strage di Bologna e il Governo che fugge dalla memoria
Nessun rappresentante dell'esecutivo ha partecipato alle cerimonie per il trentennale della strage alla stazione di Bologna, dove, il 2 Agosto 1980, una bomba uccise 85 persone e ne ferì 200 Il testo dell’articolo in Rassegna Stampa, cliccando qui sopra:
Strage di Bologna, nessun rappresentante
dell’esecutivo alla cerimonia
Il governo in fuga da Bologna (nessun rappresentante dell’esecutivo è presente oggi al ricordo della strage, 30 anni dopo) è la dimostrazione plastica di un’assenza politica: il governo e le forze che lo esprimono sono altrove, rispetto ai cittadini che chiedono, da tre decenni, la verità non solo sugli esecutori ma anche sui mandanti delle stragi italiane. La giustificazione dell’assenza fisica dalle manifestazioni di Bologna è la paura di ricevere, come ogni anno, i fischi di una parte della piazza. Ma può un governo pretendere di andare solo dove raccoglie applausi? E poi: i familiari delle vittime della strage hanno organizzato quest’anno il ricordo del 2 agosto 1980, decidendo che i politici e le autorità avrebbero parlato non in piazza, ma solo nell’incontro al chiuso; il rappresentante del governo non sarebbe stato dunque esposto alle contestazioni. Nonostante questo, il governo ha ribadito la sua assenza. Una scelta. Una scelta politica. Perché la strage di Bologna non è soltanto la più grave e sanguinosa delle stragi italiane, è anche l’unica per cui si è arrivati a una verità giudiziaria. A mettere la bomba alla stazione, quel 2 agosto, furono i fascisti Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, secondo quanto hanno stabilito le sentenze ormai definitive. E Licio Gelli, per mano di due ufficiali del servizio segreto militare, operò per depistare le indagini della magistratura e indirizzarle sul binario morto di una fantastica “pista internazionale”. Resta aperta, ancora 30 anni dopo, la domanda: chi armò la mano dei fascisti? Quale rete di poteri, sotto la direzione della P2, rese possibile la strage e tentò in ogni modo di avvelenare le indagini?
La “pista internazionale” ha i suoi sostenitori ancora oggi. Ancora oggi, tempi di “nuove P2″ e di piduisti al governo, c’è chi lavora per affermare che la più grande strage italiana è stata partorita in qualche segreta stanza lontano dall’Italia. Protagonisti evocati, a scelta o tutti insieme: il terrorista Carlos, i palestinesi, i servizi segreti israeliani e via almanaccando. Tutto ciò senza uno straccio di prova, e buttando via come fossero carta straccia le migliaia di pagine di atti giudiziari che hanno portato alle condanne definitive per i neofascisti italiani. Tranquillizzante, la “pista internazionale”: butta le responsabilità in un altrove lontano e fumoso, trasforma la strage di Bologna in una esotica spy story internazionale e toglie dagli impicci la P2, i servizi segreti italiani, i politici di casa nostra che sanno e che non vogliono parlare. Comodo. Rasserenante anche per chi, in buona fede, non vuole credere a una realtà troppo dura: che nella storia italiana abbiano agito forze che hanno usato, via via, l’omicidio politico, il tritolo, la strage. Che hanno coperto gruppi criminali (terroristi fascisti o cosche mafiose) usati spregiudicatamente per fare i “lavori sporchi”. La verità su questo passato italiano, anche trent’anni dopo, resta evidentemente troppo terribile. Meglio continuare a depistare, inseguendo “piste internazionali”. E scappando perfino dai luoghi della memoria: l’assenza del governo da Bologna, oggi 2 agosto, “parla” e dice più cose di cento discorsi. (Gianni Barbacetto, Il Fatto quotidiano, 2 agosto)
Tangenti in AbruzzoUn Comitato d’affari per il dopo sisma
Speculavano sul terremoto, 3 arresti per tangenti, coinvolto assessore del Pdl
Il Caimano ordina Distruggere Fini
Primo: indebolirlo con campagna acquisti nel suo campo
Secondo: sputtanarlo con dossier sul suo patrimonio
Terzo: non dargli tregua sulle tv di regime, anche ad agosto (Il Fatto quotidiano, 2 agosto)
Il DDL Gelmini sulla Università è stato approvato in senato
Di 26 mila ricercatori solo 8 mila potranno diventare professori associati nei prossimi sei anni. Tutti gli altri rimarranno precari. Gli stipendi saranno tagliati di 500 euro mensili. Marcia indietro del Governo anche sull’abbassamento dell’età di pensionamento che rimane a 70 anni. (“Il Manifesto” del 30 luglio 2010).
PDL alla resa dei conti
“Basta dissenso, chi non ci sta è fuori, Fini non ci garantisce più come presidente della Camera” Il premier e i “colonnelli” della vecchia An archiviano la cosiddetta seconda Repubblica nata nel 1993.
Governo Gomorra
Campagna acquisti del Cavaliere, mentre i finiani alla Camera sono già 33. Con la regia di Dell'Utri tenta di far passare Cuffaro e i suoi nella maggioranza. Per chiudere i conti con giudici e processi.
Il premier vuole far passare subito in settembre la legge sul processo breve. E' l'unico sistema per evitare un verdetto sul caso Mills e salvare anche molti amici. Ma a Montecitorio, dopo la cacciata dei finiani, i voti potrebbero non bastare. Così, la compravendita di deputati riguarda pure l'Udc. Mesi fa, in Sicilia, molti cuffariani sono passati alla nuova Dc del sottosegretario Pizza. Adesso si attende solo la decisione di Totò Vasa Vasa che, sentito, nega. Ma anche lui ha un problema da risolvere: due processi per fatti di mafia. (Paolo Denaro e Peter Gomez, Blog di Peter Gomez , Il Fatto quotidiano, 30 luglio 2010)
Acqua diritto umano
L’assemblea generale delle Nazioni Unite il 29 luglio 2010 ha votato la risoluzione, presentata dalla Bolivia, che dichiara diritto umano l’accesso all’acqua potabile e all’igiene, con 122 voti a favore, nessuno contrario, 41 astenuti.
Emergency “testimone scomoda”
Dai documenti ufficiali (92.000 file segreti) pubblicati da Wikileaks si viene a sapere che Emergency era definita ong “insopportabile” dagli Stati Uniti e che John Negroponte, ex vice segretario di Stato ed ex ambasciatore USA a Baghdad, ha esercitato pressioni sul governo italiano per limitarne e controllarne l’attività.
Riapre l’ospedale di Lashkar Gah, chiuso ad aprile dopo lo strano ritrovamento di armi nella struttura e l’arresto da parte delle forze di sicurezza afghane di tre medici italiani e sei afghani. Dopo nove giorni sono stati rilasciati e, in seguito, le autorità afghane hanno scritto che erano completamente innocenti.
La ‘ndragheta in Lombardia
“La Lega ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l’inchiesta sulla infiltrazione della ‘ndragheta in Lombardia racconta una realtà diversa. Dov’era la Lega quando questo succedeva? E perché adesso non risponde?”
(Roberto Saviano, Il Manifesto del 27 luglio)
In arrivo in Abruzzo la legge “Colata”.Un sacco edilizio rovinerà per sempre la regione?
A Palermo, in pieno centro, la mafia abbatte le statue di gesso di Falcone e Borsellino appena collocate.
LA SORELLA RITA «Ostacoli per quelle statue»
Paolo fa ancora paura, oggi tacciano gli ipocriti
Le statue ora sono a terra, Rita Borsellino ha portato Martin Schulz in via Libertà dove le sagome in gesso di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino montate venerdì hanno resistito solo poche ore. La sorella di Paolo Borsellino è eurodeputata e per il 18 anniversario della strage di via D'Amelio ha invitato a Palermo il presidente del suo gruppo, Socialisti e Democratici. Quel signore che per una domanda sul conflitto di interessi nel giorno dell'insediamento di Berlusconi alla guida dell'Unione europea, sette anni fa, si prese gli insulti del cavaliere. Dopo il gestaccio, una mezza tonnellata di messaggi di solidarietà non bastano a confondere Rita.
A lei quelle statue erano piaciute subito e ne aveva seguito la realizzazione, cosa ha provato quando ha saputo che erano state danneggiate?
Ho avuto la conferma della doppiezza di questa città. Fino a venerdì sera le persone che vedevano le statue avevano voglia di sedersi sulle panchine accanto a loro, si facevano fotografare, si compiacevano quasi di ritrovare Giovanni e Paolo in mezzo a loro. E poi, nell'indifferenza di troppi, di mattina, in pieno centro, qualcuno abbatte le statue, prende a calci la targa, e tutti si meravigliano chiedendosi com'è potuto succedere.
Com'è potuto succedere?
Diciamo piuttosto che era già successo, all'albero Falcone dal quale erano state rubate le testimonianze antimafia qualche mese fa. Ed era successo alla lapide in via D'amelio, sotto casa mia, che era stata imbrattata. C'è decisamente qualcuno a cui la memoria di Falcone e Borsellino fa ancora paura. Ma in definitiva io sono contenta, sono contenta che Paolo faccia ancora paura.
Il sindaco Cammarata ha detto che l'amministrazione è pronta a intervenire.
Non le dico quanto abbiamo dovuto insistere per riuscire a ottenere la semplice autorizzazione a mettere le statue sulla strada. Alla fine il comune ci ha fatto quasi una concessione. E si è guardato bene dal finanziare la fusione in bronzo, dunque sono rimaste di gesso dipinto ed è stato facile devastarle. Per fortuna lo scultore le sta sistemando e domattina (oggi, ndr) torneranno al loro posto. Tanti si sono offerti di fare la guardia e altri hanno annunciato una sottoscrizione per farle fondere, così sarà più difficile che riaccada.
Quello di quest'anno sembra un anniversario diverso dagli altri, non pacificato; lei ha detto «stiamo peggio del '92». Perché?
È diverso per le novità investigative che stanno venendo fuori sulla strage. È un periodo di grande instabilità politica e sappiamo che le mafie e le organizzazioni criminali di qualunque livello e comunque si chiamino sanno approfittarne. Purtroppo è vero che qualche altra volta tutto sembrava appiattito, solo un anno in più dalla morte di Giovanni e Paolo. Stiamo peggio del '92 perché allora sapevamo chi erano gli amici e chi i nemici. Oggi non ci possiamo fidare praticamente di nessuno perché per anni ci hanno raccontato bugie spacciandocele per verità.
La verità troppo pesante perché possa mai venire a galla?
Probabilmente è così. Ma non c'è da essere rassegnati, anzi bisogna avere la consapevolezza che è anche nostra la responsabilità di sostenere il lavoro dei magistrati che continuano a indagare. Ho la speranza che di fronte agli ultimi scandali torni l'indignazione popolare che in questi anni ha ceduto il posto alla rassegnazione.
La nuova verità su via D'Amelio la racconta Gaspare Spatuzza, al quale però il ministero dell'interno nega lo status di pentito.
I magistrati di tre procure ritengono Spatuzza affidabile. Solo il ministero gli nega la scorta come a dire "questo a noi non serve".
Per questo lei e suo fratello Salvatore non volete le autorità alle cerimonie del 19 luglio?
Paolo una volta disse "ci sono delle persone che hanno perso il diritto di commemorare Falcone", io dico che ci sono delle persone delle istituzioni che questo diritto non l'hanno mai avuto. Parlo di quelli che ogni giorno attaccano la magistratura, le tolgono i mezzi per operare, fanno delle leggi infami e poi vengono a piangere Borsellino. Come venissero ad accertarsi che sia morto davvero. INTERVISTA di Andrea Fabozzi, Il Manifesto, 18 luglio 2010
Il 19 luglio 1992, muore a Palermo, in via D’Amelio, ucciso da un’autobomba, il magistrato Paolo Borsellino.
Con lui muoiono Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, suoi agenti di scorta della Polizia di Stato.
“Sono morti per tutti noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera; facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici: rifiutando di trarre dal sistema mafioso i benefici che potremmo trarne (anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia: troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano più innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito. Dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo”. Paolo Borsellino
da “Paolo Borsellino, silenzi e voci”, Associazione Nazionale Magistrati, Sezione Distrettuale di Palermo, 2002
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Il Manifesto, 14 luglio 2010
Da via Bargoni a piazza Montecitorio. Oggi il Manifesto trasloca davanti al parlamento per protestare contro i tagli all'editoria. Il maxiemendamento
del governo cancella il diritto soggettivo e dimezza i fondi pubblici. La libertà di informazione in Italia non è un diritto, non è un bene pubblico... È l'ultimo sfregio al pluralismo dei giornali.
Il Manifesto, 15 luglio, On the road di Angelo Mastrandrea
Vuvuzelas e trombette, alle 10,34 piazza Montecitorio si anima improvvisamente. Non è il manifesto, non sono nemmeno i lavoratori dell'Eutelia in presidio che gentilmente ci mettono a disposizione il loro gazebo per una riunione di redazione pubblica e straordinaria, in una inedita inversione di ruolo. Sono nientemeno che i lavoratori civili italiani delle basi militari Usa in Italia. Sono arrivati da Sigonella, Camp Darby, Aviano. Un bel contrappasso, per un giornale antimilitarista come il nostro, trovarsi in piazza proprio con loro in quella Spoon River del malcontento sociale che è diventata la piazza del Parlamento italiano.
Capita anche questo nell'impoverita estate italiana del risentimento sociale generalizzato, delle notti non più magiche ai Mondiali di calcio, delle cricche e delle P3. Come qualche giorno fa era accaduto che terremotati aquilani fossero manganellati da poliziotti abruzzesi. Può capitare perciò che per una volta chi l'informazione la produce per qualche ora ne diventi invece oggetto. Il governo sta per presentare il maxiemendamento sul quale annuncia la fiducia e anche noi, come i terremotati dell'Aquila, i precari della scuola, i docenti e ricercatori universitari, il sindacato di base Usb, siamo in piazza per una causa che ci riguarda molto da vicino. È quello che chiamiamo il «doppio bavaglio»: una legge sulle intercettazioni che limiterebbe drasticamente la libertà di informare su chi ha ristrutturato casa Scajola al Colosseo e con quali fondi; e un taglio secco, senza se e senza ma, ai fondi per l'editoria che costringe all'asfissia un giornale senza padroni grandi o piccoli alle spalle.
Riunione di redazione in piazza, dunque, ospiti dei cassintegrati Eutelia, sotto un sole impietoso e circondati da vuvuzelas (unica nota, un si bemolle calante e assordante) che ci fanno sentire un po' Robben e un po' Iniesta. Computer collegato a internet da smanettoni del nuovo millennio e megafono da assemblea anni '70, si parte. Notizia numero 1: i fondi dell'editoria che non ci sono. O meglio non ci sarebbero, stando alle indiscrezioni della vigilia. In fondo, è per far sì che le cose cambino che siamo in piazza. Non dura a lungo. A confermarci che non ci sono per davvero arriva Vincenzo Vita, senatore del Pd che fa la spola da Palazzo Madama. Nulla di nulla, né il ripristino del diritto soggettivo, già bocciato due giorni fa in Commissione Bilancio, né una mancia qualsiasi, né uno spiraglio o una mezza promessa per il futuro. Una condanna a morte, non per fucilazione né alla sedia elettrica ma per asfissia. Pulita e indolore.
Non siamo soli, in questa situazione ci sono quasi un centinaio di testate. Alcune partecipano a questa riunione di redazione allargata: Liberazione, Carta, Il Salvagente. E poi il segretario dell'Usigrai Carlo Verna, quello della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale e Beppe Giulietti di Articolo 21. Il senatore del Pd Ignazio Marino e l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris, Claudio Fava e Alfonso Gianni di Sel, Paolo Ferrero del Prc. Sono con noi. Che facciamo, allora?
Notizia numero 2: a Mirafiori la Fiat ha licenziato un operaio iscritto alla Fiom per aver diffuso una lettera di solidarietà dagli operai polacchi di Tychy pubblicata dal manifesto. Lo abbiamo scritto sul giornale in edicola. Ma non è finita. A Melfi, la prossima Pomigliano, forse ne licenziano altri tre, due di loro sono iscritti Fiom, rappresentati a piazza Montecitorio da Giorgio Cremaschi. Dalla Basilicata le nostre fonti operaie chiamano a ripetizione: «Mandate un giornalista, qui la tensione sale». Fino a quando riusciremo a farlo, a non essere sopraffatti dall'asfissia? Nel pomeriggio arriverà la conferma dei licenziamenti. Una vendetta che riporta la Fiat agli anni '50, ne discuteremo più tardi nella seconda tranche della riunione di redazione, a via Bargoni. Proposta di Fausto Bertinotti: «Perché non agganciamo alla battaglia per l'editoria una raccolta di firme per chiedere il reintegro dell'operaio licenziato a Mirafiori?» Una campagna da sostenere, per noi del manifesto. Prima misura d'emergenza: inviare un redattore a Melfi ed esprimere il nostro punto di vista sulla vicenda. Vai, Loris Campetti.
Notizia numero 3: nel pomeriggio i comitati dell'Aquila mostreranno dei video sulla manifestazione a Roma di qualche giorno fa. Sono stati manganellati, non se lo aspettavano e soprattutto non credevano alle loro orecchie quando si sono visti trasformati, in alcune cronache televisive, da vittime in carnefici. Perciò hanno pensato di fare una cosa molto semplice: controinformare. Curiosa coincidenza, proprio in questi giorni cade il nono anniversario del G8 di Genova. Il governo era ancora una volta Berlusconi, la controinformazione fu fondamentale per ripristinare la verità dei fatti, il manifesto ne fu parte attiva come ricorda il direttore di Confronti, mensile di area cattolica, Gian Mario Gillio. In piazza con noi c'è l'unico deputato aquilano, si chiama Giovanni Lolli ed è del Pd. Barricadero, elogia il modo in cui il manifesto ha svelato la cortina fumogena stesa su quello che definisce amaramente «il terremoto più bello del mondo» e strappa gli applausi quando dice che «non è vero che a provocare gli scontri sono stati gli antagonisti romani, come ha detto qualcuno. Anzi, non c'è stato nessuno scontro. E se i centri sociali sono venuti a portarci la loro solidarietà, io solidarizzo con loro». Che fare? Scriviamone sul giornale, pubblichiamo il video sul nostro sito così tutti avranno un elemento in più per giudicare.
E la vignetta? Eccola, la vedete oggi sulla prima pagina del giornale. Vauro firma autografi, parla al megafono, ride quando, schiacciando il tasto sbagliato, parte una sirena che ravviva le vuvuzelas e ispira l'inno di Mameli ai lavoratori delle basi Usa. Disegna. Fine della riunione: i comitati dell'acqua arrotolano lo striscione e ritornano a verificare le firme raccolte per il referendum (un milione e passa, un lavoraccio) che lunedì depositeranno in Cassazione, arriva trafelata Simonetta Salacone, dirigente scolastica dell'Iqbal Masih di Roma, scuola multietnica e anti-Gelmini per eccellenza. Si scusa per il ritardo ma ci teneva ad esserci comunque. No problem, tante volte in ritardo siamo stati noi. Saluti e abbracci. Non possiamo fermarci qui. Che facciamo?
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Cassazione, Civ. Sez. III sent. 16236 del 9 luglio 2010
Intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente "sovrano" (nel senso rigorosamente tecnico giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell'opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come di interesse pubblico.
L'articolo 1 comma II della Costituzione nell'affermare che " la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione ", presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici (articolo uno, primo comma, Costituzione), a tal fine predisposti dell'ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all'attività di informazione in questione.
Il giornalismo d'inchiesta è l’ espressione più alta e nobile dell'attività di informazione; con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittadini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli , per il rilievo pubblico delle stesse."
Venerdì 9 luglio 2010 l’informazione sciopera contro la legge bavaglio.
Il presidente della FNSI Roberto Natale ha confermato “la giornata del silenzio” dell’informazione il 9 luglio.
No alla legge bavaglio, no al golpe strisciante.
Tutti a piazza Navona giovedì 1 luglio - Passaparola!
MicroMega aderisce all'iniziativa del 1 luglio contro il ddl intercettazioni promossa dal Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza, un cartello che raggruppa Fnsi, Cgil, Arci, Popolo Viola e molte altre associazioni. Sarà una giornata di mobilitazione che avrà il suo centro nella manifestazione di Roma a Piazza Navona, ma si estenderà anche a decine di altre piazze in tutta Italia (a Milano alle 18.30 a piazza Cordusio). Sul sito di MicroMega, a partire dalle 17, diretta web in collaborazione con liberarete.tv.
Martedì 29 giugno, alle ore 11, nella sede romana della Fnsi si terrà la conferenza stampa di presentazione di tutte le iniziative in programma.
Il testo dell'appello ufficiale:
NO AL DDL INTERCETTAZIONI, NO AL SILENZIO DI STATO
Il 1° luglio 2010 a Roma, dalle ore 17, in piazza Navona
"Una grande mobilitazione per dire no al disegno di legge Alfano, che ostacola il lavoro di magistrati e giornalisti e rende i cittadini meno sicuri e meno informati; per dire no ai tagli alla cultura italiana previsti dalla manovra economica.
Una manifestazione per far sentire che non può essere sottratto al Paese il racconto di vicende giudiziarie di rilievo pubblico, pur nel rispetto del diritto delle persone alla riservatezza; per respingere gli interventi punitivi ai danni della produzione culturale e salvaguardare il diritto dei cittadini alla conoscenza; per contrastare il pericolo di chiusura di testate giornalistiche colpite dall’indiscriminata riduzione dei fondi pubblici; per tenere accese le luci dei media sul mondo del lavoro e sui drammatici effetti della crisi.
Un’iniziativa a difesa della Costituzione, per dare voce ai tanti soggetti e temi che rischiano l’oscuramento".

Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza
Il primo luglio è prevista anche una ‘notte bianca’ della Fnsi, dell’Associazione di Stampa dell’Emilia-Romagna, dell’Anpi e dell’amministrazione cittadina a Conselice, il comune del Ravennate dove c’è l’unico monumento italiano alla libertà di stampa.
Info e aggiornamenti sul sito della Fnsi
NON ABBIAMO CAMBIATO IDEA
Il 25 e 26 giugno 2006 gli Italiani e le Italiane, con un referendum di portata storica, respinsero il tentativo della coalizione Bossi-Berlusconi di stravolgere la nostra Costituzione a larga maggioranza: 61,32% dei votanti, che furono il 52,30% degli aventi diritto. Questi numeri dimostrano che il voto superò lo stretto ambito partitico, avvicinandosi a quello spirito unitario che aveva animato la lotta di Liberazione e i primi anni del dopoguerra. In questi anni una legge elettorale incostituzionale, che tradisce clamorosamente la volontà degli elettori impedendo loro di scegliere i propri rappresentanti ed escludendo dal Parlamento ampi settori della realtà italiana, ha consegnato il potere a una maggioranza che ha tenuto bloccato il Paese, varando esclusivamente leggi che tendono a vanificare importanti principi costituzionali, attaccando l'indipendenza della Magistratura e tutte le istituzioni di garanzia, privatizzando beni e servizi pubblici, invertendo il principio di solidarietà derivante dalla progressività del sistema tributario, demolendo il nostro sistema scolastico e quello della ricerca scientifica, minacciando la liber tà di espressione e favorendo la grande criminalità organizzata con la riduzione dei tempi di prescrizione, rendendo impossibili le intercettazioni .... Purtroppo dobbiamo oggi prendere atto che la grande manifestazione di volontà civile del referendum del 2006 è stata più volte ignorata e si cerca anzi di attribuire alla Costituzione la responsabilità di una crisi che ha invece origine, oltre che nel mancato controllo della finanza internazionale, nella anomalia, tutta italiana, della concentrazione nelle stesse mani del potere economico, politico e mediatico. Di fronte alla ripresa dei tentativi di cancellare con modifiche costituzionali i fondamenti della nostra democrazia (ultima grottesca provocazione l'attacco all'art 41 sulla libertà d'impresa e i suoi limiti) non possiamo che ribadire che la Costituzione può essere ulteriormente aggiornata solo nello spirito e con le procedure previste all'art. 138: in accordo con la volontà della maggioranza degli elettori, su singoli specifici argomenti e senza contraddirne l'impianto parlamentare e i Principi Fondamentali, che rimangono intangibili. Ma oggi non è possibile avviare nessun tipo di confronto tendente a definire modifiche della Costituzione con forze politiche il cui obiettivo è cancellare il sistema di garanzie e di controlli democratici che ne è alla base per instaurare un regime presidenzialista fondato sulla sistematica disinformazione della opinione pubblica. Tutto ciò in ambigua somiglianza con il piduista “Piano di rinascita democratica” .
Oggi, a solo quattro anni di distanza, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni e ai singoli cittadini democratici chiediamo di ricordare l'esito del referendum del 2006
e di pretenderne il rispetto.
Rete dei Comitati per la Difesa della Costituzione (di cui fa parte il Comitato di Chieti “Salviamo la Costituzione: Applicarla--Aggiornarla--non Demolirla”), Comitati Dossetti per la Costituzione
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A Chieti i votanti sono stati 24.370 su n. 45.764 elettori (53,25%); il No ha vinto con il 65,22%, pari a votanti n.15.715. NEL 2006, Chieti ha detto NO all’egoismo sociale, alla distruzione dei Principi della solidarietà, della uguaglianza, della rappresentanza, alla rottura dell’unità nazionale, alla concentrazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario nelle mani di un solo uomo. La percentuale dei votanti testimonia il riappropriarsi, da parte dei cittadini, del diritto di vigilare sulle scelte politiche, riaffermando che la vera Riforma è nella fedeltà, nella difesa, nell’applicazione integrale e costante della Costituzione.
Attualmente il Comitato di Chieti “Salviamo la Costituzione:
Applicarla-Aggiornarla-non Demolirla” è composto dalle associazioni
Amici della Biblioteca A. C. De Meis, ANPI-Brigata Maiella, Chieti nuova 3 febbraio, Chieti resiste, Comitato di quartiere Santa Maria, La fabbrica di Chieti, Lucciole e Lanterne, Unitel, Unitre, dal CIF, dalla Confesercenti, da Legambiente, dai partiti Italia dei Valori, Partito Democratico, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia e libertà, dai Giovani dell’Italia dei Valori, dai Giovani Democratici, dai Sindacati CGIL, CISL, UIL.
CONSIGLIO COMUNALE: NOTA SULL'ORDINE DEL GIORNO SUL NUCLEARE
di Alessandro Marzoli - fonte: www.chietiscalo.it







