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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Settembre 2019 21:25 Scritto da Administrator Martedì 30 Ottobre 2018 15:51

 

 

 


Nuovo indirizzo della pagina FACEBOOK dell'Associazione CHIETI NUOVA 3 FEBBRAIO

 


www.facebook.com/chietinuova3febbraio


 


 

2 febbraio 1993 - 3 febbraio 2015


Per superare, senza dimenticare, le ragioni che hanno portato ai gravi fatti del 2 febbraio 1993



La democrazia si difende con la democrazia

Loris Campetti


Il Manifesto, 19-X-2011

 


Soltanto la giustizia e la cultura potranno salvare l'Italia e gli Italiani

Enrico Di Nicola

 

www.uominicontro.it



L'ASSOCIAZIONE "CHIETI NUOVA 3 FEBBRAIO" SI SCUSA CON TUTTI COLORO CHE VISITANO IL SITO DELL'ASSOCIAZIONE PER LA MANCANZA DI ARTICOLI E NOTIZIE DA CIRCA DUE MESI, A CAUSA DI PROBLEMI TECNICI.



GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2019

"Un due tre ... Arte! - Cultura e intrattenimento"


Presentazione del lavoro di Maria Concetta Nicolai e discussione con l'autrice


ARCHIVIO DI STATO DI CHIETI

Sabato 21 settembre 2019, h. 10.00

Interverranno:

Antonello de Berardinis, direttore Archivio di Stato di Chieti

Silvia Scorrano, docente Università "G. d'Annunzio" Chieti - Pescara

Gaetano Basti, direttore Edizioni Menabò

 


 

 

PESCARA 20-22 settembre 2019

3 giorni di salute, sport e solidarietà

Piazza della Rinascita

TRE GIORNI DI INIZIATIVE
da venerdì 20 a domenica 22 settembre

VENERDÌ 20 SETTEMBRE

ore 15-20

VILLAGGIO DELLA SALUTE
15.00 – 20.00 Iniziative di sensibilizzazione e prevenzione secondaria. Consulenze multidisciplinari gratuite da parte di medici specialisti

AREA CONFERENZE
15.30-17.30 La prevenzione del tumore del seno: sfide attuali e prospettive future nella Regione Abruzzo
18.00-19.30: Introduzione alla finanza personale: meglio un uovo oggi o una gallina domani ovvero consumare meno oggi per consumare di più domani?, a cura di Banca d’Italia per Comitato Educazione finanziaria

AREA PALCO
16.00-17.00 Tangoterapia, a cura dell’Ass. La Cura del Tempo
17.30-18.30 Circuito tone-up, a cura di ASD Effe Fit
19.00-20.00 Attività fitness, a cura di 360 Training Club

AREA BENESSERE
17.00-17.30: Talk: dall’azione sportiva alla comunicazione preventiva nel sociale, a cura di F.P. Scardigno
17.45-18.45: Laboratorio di Ceramica-terapia, a cura di Omnibus Salute
19.00-20.00: Conversation – Dialogo tra note e colore, a cura dell’Ass. La Conchiglia

SABATO 21 SETTEMBRE

ore 10-20

VILLAGGIO DELLA SALUTE

10.00 – 20.00 Iniziative di sensibilizzazione e prevenzione secondaria. Consulenze multidisciplinari gratuite da parte di medici specialisti

AREA CONFERENZE
10.30-11.30 Sport&Employability: quando la carriera è “da record”, a cura dell’Università LUISS Guido Carli
12.00-13.30 Dieta e chemioterapia: come ridurne gli effetti collaterali, a cura della Dr.ssa A. D’Eugenio - DMSI
14.00-14.45 Prevenzione e cura dei tumori del seno: diagnosi, chirurgia e progressi nelle terapie
15.00-16.00 Conosco cosa metto nel piatto? a cura della Dr.ssa L. Masini - DMSI e Ass. ISA
16.30-18.00 L’impresa della vita, a cura di CNA Impresa Donna Abruzzo
18.30-19.30 Assicurazione e prevenzione: il ruolo sociale delle assicurazioni per aiutare le famiglie ad occuparsi del loro benessere in maniera preventiva, a cura di UnipolSai Assicurazioni

AREA PALCO
10.00-10.45 Tai Chi, a cura dell’Ass. GAIA
11.00-12.00 Pilates, a cura dell’Ass. Lory a Colori
12.15-13.15 Attività fitness, a cura di 360 Training Club
15.00-15.45 Tai Chi, a cura dell’Ass. GAIA
16.15-17.15 Circuito tone-up, a cura di ASD Effe Fit
17.30-18.30 Nordic Walking, a cura dell’Ass. ISA
18.45-19.45 Tangoterapia, a cura dell’Ass. La Cura del Tempo

AREA BENESSERE
10.00-11.00 Iyengar Yoga, con Catherine Reidy e Luisa Tritone, a cura dell’Ass. Amorosa
11.15-12.15 Talk: il supporto nel paziente oncologico, a cura dell’Ass. Lory a Colori
12.30-13.15 Scherma Terapeutica, a cura dell’Ass. I Girasoli
14.00-15.00 Alimentazione e benessere per una vita in salute, a cura di IPSSEOA De Cecco
15.15-16.00 Scherma Terapeutica, a cura dell’Ass. I Girasoli
16.15-17.15 Seminario di Mindfulness, a cura della Dr.ssa A. Cimini- DMSI
17.30-18.15 Iyengar Yoga, con Catherine Reidy e Luisa Tritone, a cura dell’Ass. Amorosa

 

DOMENICA 22 SETTEMBRE

ore 10-20

08.00 Apertura del Villaggio Race: ultime iscrizioni, ritiro borse gara, attività per bambini e stand espositivi

09.00 Riscaldamento pre-gara a cura di 360 Training Club

09.45 Tutti pronti alla partenza, in via Nicola Fabrizi (ang. via Roma)

10.00 INIZIO CORSA COMPETITIVA E A SEGUIRE CORSA NON COMPETITIVA E PASSEGGIATA

11.30 Cerimonia di premiazione, festeggiamenti ed estrazione dei premi tra i presenti

https://www.raceforthecure.it/ https://racepescara.komen.it/


Quei 57 giorni tra Falcone e Borsellino che cambiarono una generazione

9 luglio 1992-19 luglio 2019

27 anni dalla strage di via D’Amelio in cui vennero uccisi il procuratore aggiunto Paolo Borsellino, i cinque agenti di polizia di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.

Per gli sguardi consapevoli, la morte di Giovanni Falcone fu l’ennesimo capitolo del romanzo delle stragi. Uno dei più dolorosi, eppure scritto nello stile (inchiostro simpatico compreso) che caratterizza altri disastri nazionali.
I distratti quel giorno caddero dalle nuvole. I volenterosi carnefici della repubblica cominciarono a insabbiare. Le prefiche in gessato strepitarono per coprire certi rivelatori rumori di fondo. I veri uomini di stato cercarono al contrario di arrestare disperatamente una macchina narrativa ormai più grande di loro. Gli altri adulti responsabili presero atto con contrizione di ciò che, a saper leggere i segnali, era nell’aria già da mesi. Ma per la generazione che nel 1992 si affacciava alla vita, nei cinquantasette giorni che separarono Capaci da via D’Amelio si consumò la fiducia nelle istituzioni che la scuola, la televisione – e per i più fortunati la famiglia – avevano provato a inculcare in chi, da lì a poco, avrebbe cominciato a scorticarsi le nocche bussando alla porta dell’età adulta. All’epoca avevo diciannove anni.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Nicola Lagioia, Internazionale, 23 maggio 2015



Moralismo e Moralità, i giovani e la scelta antifascista nella battaglia delle idee

La lettura. L'intervento di Rossana Rossanda al convegno su Antonio Banfi in senato. «In piena guerra, leggemmo le 16 pagine di Antonio Banfi su quale fosse la scelta morale: pronunciarsi contro il proprio paese o difendere il regime repubblichino. La coscienza del carattere problematico delle idee, la critica alle ’anime belle’, il rilievo dei presupposti concreti, un realismo estremo e deciso, verso sé e verso gli altri».

(continua nella sezione Rassegna stampa) Rossana Rossanda, Il Manifesto, 19-VII-2019



Se la retorica è molto tossica non si può rimanere buonisti

L'intellettuale pubblico. Andrea Camilleri aveva attaccato le politiche razziste del governo. Aveva detto «non in mio nome» contro gli sgomberi dei migranti, contro i rigurgiti neofascisti e le politiche persecutorie nei confronti degli oppressi. Non erano affatto le parole di un buonista, come le retoriche tossiche dei nostri giorni descrivono chi si rifiuta di arruolarsi tra i carnefici. Uno che scrive gialli pieni di cadaveri come può essere un buonista?

(continua nella sezione Rassegna stampa) Alberto Prunetti, Il Manifesto, 18-VII-2018



Camilleri, l’intellettuale civile e l’oppositore schivo. Ma tenace

Il rosso e il noir. Lo scrittore si è spento a Roma a 93 anni. Tra gli omaggi, polemiche per quello di Salvini, aspramente criticato dal "padre" di Montalbano, accusato di "sciaccallaggio". Una cerimonia per l’ultimo saluto si svolgerà oggi alle 15 al cimitero Acattolico di Roma.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Guido Caldiron, Il Manifesto, 18-VII-2019



Autonomia: l’unità d’Italia consegnata alla storia

Le carte. Perché il progetto di regionalismo differenziato consegna la Repubblica una e indivisibile all’archivio della storia
Meritoriamente, il sito roars.it pubblica le bozze di intesa datate 16 maggio, che il Dipartimento affari giuridici e legislativi aveva colpito e affondato nell’appunto consegnato al presidente del Consiglio Conte. Tre corposi faldoni, di 68 pagine per Veneto e Lombardia, e 62 per l’Emilia-Romagna. La sintesi è quanto mai semplice: a meno di una radicale riscrittura, con l’approvazione delle intese lo Stato in queste tre regioni – l’Emilia-Romagna segue le altre a ruota – sostanzialmente chiude i battenti, sostituito da una sorta di aggregazione di staterelli indipendenti. La Repubblica una e indivisibile è consegnata all’archivio della storia.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Massimo Villone, 10-VII-2019

 


Alitalia, Ilva, autonomie: penoso atteggiamento del governo

Per quanto riguarda l’Italia, è addirittura penoso l’atteggiamento del governo che supplica faccendieri inesperti come Benetton e Toto (il primo ha fatto cadere il Ponte di Genova, il secondo ha fatto fallire AirOne), invitandoli a prender parte al capitale di Alitalia, insieme con altre imprese addirittura straniere.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Paolo Maddalena, Associazione “Attuare la Costituzione” Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione"



Antigone è la Costituzione

Sea Watch. Il nostro ordinamento giuridico è costruito per gradi gerarchici. Al vertice sta la Carta. Le leggi e i decreti stanno sotto. E ciò che sta sotto non può contraddire ciò che sta sopra, pena il suo annullamento da parte della Corte costituzionale. Carola Rackete ha assunto apertamente il rischio di violare la legge, convinta della sua contrarietà alla nostra Costituzione
La battaglia legale intorno alla Sea Watch 3 si annuncia complicata. Non sarà facile districarsi tra diritto umanitario, trattati internazionali, normativa europea, diritto della navigazione, legislazione penale e amministrativa.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Tomaso Montanari e Francesco Pallante, Il Manifesto, 2-VII-2019

 


Che fare se il potere viola la Costituzione

Se le norme violate dalla comandante della Sea-Watch 3 risultassero incostituzionali l’atto di disubbidienza civile potrebbe alla fine non essere sanzionato. È evidente che in questa fase l’illegalità è stata commessa e la responsabile della nave si è dichiarata consapevole di dover essere sottoposta a giudizio e dover rispondere delle proprie azioni contra legem. Ma è appunto nel corso del giudizio che la vedrà protagonista che si potrà sollevare una questione di legittimità costituzionale chiedendo il sindacato della Consulta.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Gaetano Azzariti, Il Manifesto, 28-VI-2019

 


Riceviamo dal professor Filippo Paziente

Come presidente della sezione Anpi di Chieti e come storico, ho contribuito alla preparazione del programma sulla celebrazione del centenario (6 luglio 1919 – 6 luglio 2019) della fondazione della Camera del lavoro di Chieti e ho partecipato, come relatore, il 29 aprile al convegno di Lama dei Peligni (Programma: La Resistenza, la nascita della Costituzione, il ruolo del Lavoro) e il 23 maggio al convegno di Vasto (Programma: Gli scioperi a rovescio, l’occupazione del bosco “Motticce” a San Salvo, la mobilitazione per lo sfruttamento del metano a Cupello).

Relazione letta al convegno di Lama:
LE RESISTENZE NELLA NOSTRA REGIONE

(continua nella sezione Riceviamo e pubblichiamo) Filippo Paziente



Salvatore Senese, la sua lezione di fronte allo squallore di oggi

Lutti . Tre insegnamenti del magistrato più rilevante di quest’ultimo mezzo secolo, una figura complessa di intellettuale: il nesso tra pratica e teoria, nessuna supponenza e le correnti come pluralismo, antidoto al corporativismo
Quanti hanno conosciuto Salvatore Senese misurano oggi, dopo la sua scomparsa, l’enorme debito di gratitudine nei suoi confronti. Per il suo impegno nella difesa dei diritti, per il ruolo garantista della giurisdizione.
Un ruolo da lui teorizzato e promosso, per la sua statura morale e intellettuale, Salvatore è stato forse la figura di magistrato più rilevante di quest’ultimo mezzo secolo. Per me è stato l’amico fraterno di una vita.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Luigi Ferrajoli, Il Manifesto, 18-VI-2019

 


Magistratura Democratica è assolutamente estranea alle vicende che hanno coinvolto magistrati appartenenti al CSM

Alcune testate giornalistiche hanno erroneamente attribuito a Md un coinvolgimento nelle vicende di cui si sta occupando la Procura di Perugia. Ribadiamo che Magistratura democratica – neppure presente in CSM come sigla autonoma – è del tutto estranea a tali vicende
Constatiamo che, in maniera ripetuta, agenzie di stampa e testate giornalistiche radiotelevisive e della carta stampata sono incorsi in refusi dai quali emergerebbe il coinvolgimento di Magistratura democratica nelle gravi vicende delle quali si sta occupando la Procura di Perugia.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Maria Rosaria Gugliemi e Riccardo De Vito



UNITRE – Università tre età

CHIETI nuova 3 febbraio

Serata dialettale

con la poesia e gli stornelli

di

RAFFAELE FRATICELLI

Domenica 16 giugno 2019 – ore 17.00

Auditorium “Le Crocelle” – Chieti

Lettura e recitazione dei testi
Francesca Camilla D’AmicoGiancarlo ZappacostaMarco Fraticelli

Esecuzione e direzione dei brani musicali
maestro Peppino Pezzulo

con l’amichevole partecipazione
di solisti del Coro UNITRE

Nel corso della serata
presentazione della nuova edizione dell’antologia
Giorni di  Festa e dintorni
con la partecipazione della professoressa Eide Spedicato


Service audio Valeriano De Angelis

La cittadinanza è invitata a partecipare



Magistrati fuori dal sottogoverno

Csm. Il problema non è tanto l’organo di autogoverno, quanto la magistratura. Lo scandalo era, per molti versi, uno scandalo annunciato
Lo scandalo sulle frequentazioni di Luca Palamara e dei maneggi tra componenti del Csm e politici (tra cui Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa, e Luca Lotti, ex ministro renziano inquisito a Roma) per pilotare la nomina del Procuratore della capitale ha aperto una crisi gravissima nel Csm.
Il Consiglio superiore della magistratura è messo in condizioni prossime alla paralisi dalle dimissioni di un componente e dall’autosospensione di altri quattro (evidentemente suggerite dal colle più alto) e con un drammatico dibattito in corso sulla sua stessa sopravvivenza (solo momentaneamente sopito dal documento approvato ieri l’altro dal plenum).

(continua nella sezione Rassegna stampa) Livio Pepino, Il Manifesto, 6-VI-2019

 


Il Consiglio di Presidenza di Libertà e Giustizia

Libertà e Giustizia ricorda al ministro Salvini che l’Italia è uno Stato di diritto, in cui vige il principio che anche gli atti del governo sono soggetti al sindacato della magistratura quanto alla loro legittimità. Non solo: il ministro Salvini sembra ignorare anche altri Principi cardine dello Stato di diritto, quelli che sanciscono la separazione dei poteri e la loro pari dignità e l’indipendenza della magistratura.
Siamo esterrefatti di fronte alla notizia di indagini sulle opinioni e conseguenti  liste di proscrizione a danno dei magistrati che assumono decisioni non gradite al ministro dell’Interno in tema di diritti dei migranti. La società civile deve manifestare la sua indignazione di fronte  a questo arrogante tentativo di condizionare e intimorire i magistrati, che ricorda i momenti peggiori del ventennio berlusconiano e si pone in aperto contrasto con la nostra Costituzione.



"Zingaretti batta un colpo su Lotti e Ferri"

Intervista a Gianrico Carofiglio

L'ex magistrato e senatore dem "sconcertato" dal coinvolgimento di esponenti Pd nella vicenda delle nomine nelle procure: "È un problema anche di etica politica"

“La vicenda delle nomine nelle procure pone un problema anche di etica politica. Il Pd di Zingaretti batta un colpo. È sconcertante che in quella stanza d’albergo oltre ai magistrati ci fossero esponenti dem. I responsabili in questa vicenda facciano un passo indietro, o di lato, ma per andare altrove”. Così Gianrico Carofiglio, senatore Pd dal 2008 al 2013, prima magistrato, oggi scrittore, che critica l’autospensione dei membri Csm che “non esiste e rischia di essere fumo negli occhi” e invita a rivedere i criteri di nomina dei capi ufficio applicando quello dell“’anzianità temperata: il primo passo per ridare credibilità al sistema”.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Stefano Baldolini, Huffington Post, 5-VI-2019

 


Associazione Nazionale Magistrati-Sezione Distrettuale Abruzzese

Associazione Chieti nuova 3 febbraio

XXVI Corso di Educazione alla Legalità nelle Scuole Medie di Chieti e provincia

Tutti uguali, Tutti diversi: l’applicazione della Costituzione  nella realtà


Lunedì 3 giugno 2019, ore 9,30

Auditorium Scuola Media “G. Chiarini” – via Generale Spatocco, 54 – Chieti


La parola agli studenti

Premiazione delle Scuole



Intervengono i magistrati Angelo Bozza, presidente del Tribunale di Pescara e Angelo Zaccagnini, referenti dell’A.N.M, per il Corso di Legalità, Giuseppe Bellelli, procuratore della  Repubblica di Sulmona, Giuseppe Falasca, presidente della Sezione Abruzzese dell’A.N.M., Nicola Valletta, giudice Tribunale di Chieti, i rappresentanti delle Istituzioni.

Hanno partecipato al XXVI Corso le Scuole Medie di CHIETI V. Antonelli, G. Chiarini-C. De Lollis; Convitto Nazionale “G. B. Vico”, F.Vicentini; di FARA FILIORUM PETRI-sedi di Fara, Casacanditella, Casalincontrada, Rapino, Roccamontepiano; di RIPA TEATINA-Torrevecchia Teatina M. Buonarroti; di SAN GIOVANNI TEATINO G. Galilei



2 giugno 2019

festa della Repubblica

COSTITUZIONE

DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 54: Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.


ANDIAMO a VOTARE: è un diritto-dovere

COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA

Art. 48: Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico…



23 maggio 1992
In quella voragine è finita anche una parte dello Stato

Speriamo che il gusto per la complessità, l’arte del discernimento, il senso profondo della giustizia, che animarono l’operato di Falcone, insieme allo spirito di sacrificio di Schifani, Montinaro, Dicillo ed all’amore profondo di Francesca Morvillo, possano essere la bussola per le nostre scelte ed i nostri comportamenti. Allora potremo dire davvero che non sono morti invano.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Stefano Musolino, sostituto procuratore della Repubblica presso la Dda di Reggio Calabria e componente dell’Esecutivo di Magistratura democratica Il Manifesto, 23 maggio 2019



L’ufficio sbagliato del ministro Bussetti

Docente sospesa. Una pubblica amministrazione può sempre rimediare in via di autotutela a un errore fatto. L’atto può essere annullato, revocato o sospeso nell’efficacia

Al ministro Bussetti piace raffigurarsi come uomo che sa quel che fa. Propone, come risposta su un caso che ha indignato il paese, di incontrare insieme a Salvini la Prof. Dell’Aria di Palermo. Quale messaggio pensa di dare? Che un magnanimo potere presta attenzione e solidarietà a una cittadina privata dei suoi diritti, oltre che della dignità e dello stipendio? Con il cuore gonfio di commozione partecipe, ma nell’impossibilità di porre rimedio? Grazie, no. Preferiremmo un sollecito e operoso ravvedimento.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Massimo Villone, Il Manifesto, 21-V-2019



Appello per la storia

La storia è fondamentale perché siamo cittadini, e non solo individui. Il fatto che oggi lo si debba rivendicare è già un segno dei tempi. La storia ci rende infatti coscienti di ciò che siamo e del percorso che abbiamo compiuto per diventarlo, insieme con gli altri, ci mette davanti i nostri errori e i nostri successi e ci costringe a prenderne atto. La vicenda di un popolo, di una nazione, di uno Stato può essere compresa solo conoscendo il suo tracciato, le scelte che l’hanno determinata, i valori che l’hanno ispirata, il contesto che l’ha favorita o condizionata.

(continua nella sezione Rassegna stampa) L'appello: la storia è un bene comune, salviamola, La Repubblica, Andrea Giardina, Liliana Segre, Andrea Camilleri

 


A cura di Associazione Chieti nuova 3 febbraio
Archivio di Stato di Chieti, l’Unitre-Chieti, l’Istituto Tecnico “F. Galiani – R. de Sterlich”, il Liceo Classico “G. B. Vico”, il Liceo Scientifico “Filippo Masci”, l’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi di Savoia”, l’Istituto Professionale “U. Pomilio”

Il Calendario della Repubblica-Il Dovere della Memoria
XIX edizione

Lunedì 20 maggio 2019, ore 11.00, Aula magna ITCG “F. Galiani-R. de Sterlich”

via U. Ricci, n. 22 - Chieti


Gli studenti protagonisti della conoscenza

leggono, recitano, cantano

La nostra storia
Repubblica, Costituzione, Democrazia



COMUNICATO STAMPA

Progetto CineScuola

Il Cinema legge la società italiana

Quattro percorsi di storia della seconda metà del XX secolo


Percorso 1 – La nascita della Repubblica: Guerra, Resistenza, Costituzione

Venerdì 10 maggio 2019 alle ore 16,30, presso l’auditorium del Museo Universitario di Storia  delle Scienze Biomediche di Chieti, piazza Trento e Trieste, è in programma la proiezione del film ‘Roma città aperta’ di Roberto Rossellini. La proiezione sarà introdotta dal professor Francesco Baldassarre del Liceo Classico ‘G.B. Vico’ di Chieti e sarà seguita da un dibattito, con l’intervento del professor Enzo Fimiani dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara, nell'ottica della cittadinanza attiva e dello scambio intergenerazionale di esperienze.
Al mattino è previsto un incontro introduttivo con gli studenti del Liceo Classico di Chieti, coordinato dal prof. Enzo Fimiani e dal dott. Antonello de Beardinis (direttore dell’Archivio di Stato di Chieti), presso il Liceo Classico,  con l’illustrazione dell’utilizzo delle fonti audiovisive per la ricerca storica.

L’iniziativa riguarda il primo dei quattro percorsi di storia della seconda metà del XX secolo, strutturati nell’ambito del progetto CineScuola – Il Cinema legge la società italiana, promosso di concerto dal Ministero Istruzione Università e Ricerca e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, proposto e realizzato, a Chieti, in partenariato dalle Associazioni UniTre Chieti, Chieti Nuova 3 Febbraio, Meridiani Paralleli insieme al Liceo Classico G. B. Vico di Chieti ed all’Archivio di Stato di Chieti.

Il progetto ha avuto inizio il 27 febbraio con l’incontro sul tema “L’uomo e il sogno – appunti sul linguaggio cinematografico” in cui è intervenuto il regista Dino Viani, è proseguito il 23 marzo con l’introduzione dello storico Costantino Di Sante, con la relazione dell’inviato RAI Massimiliano Franceschelli sul modo di costruire un documentario e con la proiezione di alcune parti della “Guerra in casa”. Inoltre, il 4 aprile, a cura dei professori Costantino Di Sante, Marco Fraticelli, Francesco Baldassarre, Roberto Leombroni, sono state comunicate a studenti e docenti le linee guida per la creazione di app legate ai film prescelti e il prof. Roberto Leombroni ha relazionato su Cinema e Storia.

Gli altri percorsi, Luci ed ombre del  miracolo economico con la proiezione dei film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi e “Il sorpasso” di Dino Risi, Il Sessantotto con la proiezione dei film “Fragole e sangue” di Stuart Hagmann e “Il grande sogno”di Michele Placido, La rivoluzione scientifica, sociale, etica della legge Basaglia, con la proiezione dei film “C’era una volta la città dei matti” di Marco Turco e “Matti da slegare” di Marco Bellocchio saranno realizzati tra settembre e dicembre 2019.

Il progetto intende far conoscere il linguaggio cinematografico, operare il recupero della memoria storica e contribuire ad educare alla interpretazione critica della realtà, non solo attraverso la proiezione di famose pellicole cinematografiche, utilizzate per leggere la società italiana contemporanea, con l’ausilio di esperti che inquadrino gli aspetti salienti dei nodi storici individuati, ma anche corsi di formazione per gli studenti sugli audiovisivi e sulle tecniche del cinema, mostra sul Sessantotto, con il coinvolgimento diretto degli studenti per la realizzazione di un video con interviste ai testimoni locali della contestazione giovanile.

Liceo Classico G. B. Vico di Chieti e partners Archivio di Stato di Chieti, Associazioni UniTre Chieti, Chieti Nuova 3 Febbraio, Meridiani Paralleli
“Piano Nazionale del Cinema per la Scuola” promosso dal Ministero Istruzione Università e Ricerca e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali-Azione C2 “Buone Pratiche, Rassegne e Festival”.

Info: Progetto CineScuola - Facebook



COSTITUZIONE DELLA

REPUBBLICA ITALIANA

in vigore dal 1° gennaio 1948

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimen­to dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condi­zioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’or­ganizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizio­ni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

TITOLO III - RAPPORTI ECONOMICI

Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazio­ne e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’inte­resse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimen­to della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tu­tela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera.



Associazione Nazionale Magistrati – Sez. Abruzzese
Associazione Chieti nuova 3 febbraio
in collaborazione con
l’Istituto  comprensivo di Fara Filiorum Petri

XXVI Corso di Educazione alla Legalità
nelle Scuole Secondarie di primo grado – a. s. 2018-2019

Giovedì 2 maggio 2019, ore 17.00

Aula Magna dell'Istituto Comprensivo
via San Nicola - Fara Filiorum Petri

La Costituzione e i diritti della persona:
Uguaglianza e diversità nella vita quotidiana

Intervengono

Giuseppe Bellelli
Procuratore della Repubblica di Sulmona

Roberto Leombroni
Docente di Storia e Filosofia


Info: www.chietinuova3febbraio.it; face book.com/chietinuova3febbraio



Intervento del Presidente Sergio Mattarella alla cerimonia commemorativa del 74° Anniversario della Liberazione

Vittorio Veneto - Teatro Da Ponte, 25/04/2019

Un saluto intensamente cordiale a tutti, al Presidente della Regione, al Sindaco e, attraverso di lui, a tutti i vittoriesi, ai rappresentanti del Parlamento, a tutte le autorità, ai Sindaci presenti salutandoli con molta cordialità.
Ringrazio per gli interventi già svolti. Abbiamo ascoltato delle cose di grande interesse e significato, in cui mi riconosco pienamente.
Sono davvero lieto di essere a Vittorio Veneto, per celebrare qui la Festa della Liberazione, in questo luogo simbolo caro all’Italia, che vide i nostri soldati segnare la conclusione vittoriosa della Prima guerra mondiale, sancendo così il compimento dell’unità territoriale italiana. Unità territoriale che corrispondeva all’unità morale e spirituale dell’Italia, all’aspirazione a una Patria libera e indipendente.
Quella stessa aspirazione – dopo poco più di un ventennio - animò i volontari della Libertà, in queste terre generose e martoriate del Veneto, negli aspri combattimenti contro l’oppressione nazifascista, con tutto il suo carico di sangue, lutti e devastazioni. E con pagine straordinarie di sacrificio, eroismo e idealità, che non possono essere rimosse e che vanno ricordate.
Festeggiare il 25 aprile – giorno anche di San Marco - significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia, dopo vent’anni di dittatura, di privazione delle libertà fondamentali, di oppressione e di persecuzioni. Significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannide, volontà di dominio, superiorità della razza, sterminio sistematico.
Se oggi, in tanti, ci troviamo qui e in tutte le piazza italiane è perché non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà a tutti gli altri. La libertà nostra e delle future generazioni.
A chiamarci a questa celebrazione sono i martiri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e di tanti altri luoghi del nostro Paese; di Cefalonia, dei partigiani e dei militari caduti in montagna o nelle città, dei deportati nei campi di sterminio, dei soldati di Paesi stranieri lontani che hanno fornito un grande generoso contributo e sono morti in Italia per la libertà. Questo doveroso ricordo ci spinge a stringerci intorno ai nostri amati simboli: il tricolore e l’inno nazionale (così ben cantato dal coro di ragazzi e adulti, complimenti al maestro Sabrina Carraro).
È il dovere, morale e civile, della memoria. Memoria degli eventi decisivi della nostra storia recente, che compongono l’identità della nostra Nazione da cui non si può prescindere per il futuro.
Il 25 aprile del 1945 nasceva, dalle rovine della guerra, una nuova e diversa Italia, che troverà i suoi compimenti il 2 giugno del 1946, con la scelta della Repubblica e il primo gennaio 1948 con la nostra Costituzione.
Il 25 aprile vede la luce l’Italia che ripudia la guerra e s’impegna attivamente per la pace. L’Italia che, ricollegandosi agli alti ideali del Risorgimento, riprende il suo posto nelle nazioni democratiche e libere. L’Italia che pone i suoi fondamenti nella dignità umana, nel rispetto dei diritti politici e sociali, nell’eguaglianza tra le persone, nella collaborazione fra i popoli, nel ripudio del razzismo e delle discriminazioni.
Non era così nel ventennio fascista. Non libertà di opinione, di espressione, di pensiero. Abolite le elezioni, banditi i giornali e i partiti di opposizione. Gli oppositori bastonati, incarcerati, costretti all’esilio o uccisi.  Non era permesso avere un pensiero autonomo, si doveva soltanto credere. Credere, in modo acritico e assoluto, alle parole d’ordine del regime, alle sue menzogne, alla sua pervasiva propaganda. Bisognava poi obbedire, anche agli ordini più insensati o crudeli. Ordini che impartivano di odiare: gli ebrei, i dissidenti, i Paesi stranieri. L’ossessione del nemico, sempre e dovunque, la stolta convinzione che tutto si potesse risolvere con la forza della violenza.
E, soprattutto, si doveva combattere. Non per difendersi, ma per aggredire.
Combattere, e uccidere, per conquistare e per soggiogare. Intere generazioni di giovani italiani furono mandate a morire, male armati e male equipaggiati, in Grecia, in Albania, in Russia, in Africa per soddisfare un delirio di dominio e di potenza, nell’alleanza con uno dei regimi più feroci che la storia abbia conosciuto: quello nazista.
Non erano questi gli ideali per i quali erano morti i nostri giovani nel Risorgimento e nella Prima Guerra Mondiale
La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva.
L’8 settembre 1943 e gli eventi che ne susseguirono rappresentarono, per molti italiani, la fine drammatica di una illusione. Con la dissoluzione dello Stato, i morti, i feriti, le gravissime sconfitte militari.
L’Italia era precipitata in una lenta e terribile agonia. Il Re era fuggito a Brindisi abbandonando Roma al suo destino, le truppe germaniche avevano invaso il territorio nazionale, seminando ovunque terrore e morte, a Salò si era insediato un governo fantoccio, totalmente nelle mani naziste.
Fu in questo contesto che molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti, di varia provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, maturarono la consapevolezza che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso una ferma e fiera rivolta, innanzitutto morale, contro il nazifascismo. Nacque così, anche in Italia, il movimento della Resistenza. Resistenza alla barbarie, alla disumanizzazione, alla violenza: un fenomeno di portata internazionale che accomunava, in forme e modi diversi, uomini e donne di tutta Europa.
Alla barbarie si poteva resistere in tanti modi: con le armi, con la propaganda, con la diffusione di giornali clandestini, con la non collaborazione, con l’aiuto fornito ai partigiani, agli alleati, agli ebrei in fuga. Ma ci voleva forza d’animo e grande coraggio, perché ognuna di queste azioni poteva comportare la cattura, la tortura e la morte. Accadde, in forme e gradi diversi, in tutto il territorio nazionale soggetto all’occupazione nazista.
Contadini, operai, intellettuali, studenti, militari, religiosi, costituirono il movimento della Resistenza: tra loro vi erano azionisti, socialisti, liberali, comunisti, cattolici, monarchici e anche molti ex fascisti delusi. Non fu un esercito compatto, non poteva esserlo, ma piuttosto una rete ideale, che operava, in montagna o nelle città, in ordine sparso e in condizioni di grande difficoltà e pericolo.
Vi erano i partigiani, capaci di coraggio, di spirito di sacrificio e di imprese audaci; i soldati italiani che combatterono fianco a fianco con l’esercito alleato, coprendosi di valore. Accanto a essi, come componente decisiva della Resistenza italiana, desidero ricordare i tanti militari che, catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre, rifiutarono l’onta di servire sotto la bandiera di Salò e dell’esercito occupante e preferirono l’internamento nei campi di prigionia nazisti. Seicentomila: un numero imponente che fa riflettere sulla decisa prevalenza del senso di onor di Patria rispetto al fascismo fra gli appartenenti alle Forze Armate. Quasi cinquantamila di questi morirono nei lager in Germania, di stenti o per le violenze.
Né va dimenticato il contributo fondamentale delle centinaia di migliaia di persone che offrirono aiuti, cibo, informazioni, vie di fuga ai partigiani e a militari alleati; e dei tanti giusti delle Nazioni che si prodigarono per salvare la vita degli ebrei, rischiando la propria.
Nel tessuto sociale del Veneto, permeato dalle cooperative di braccianti e dalle leghe contadine, la Resistenza germogliò dal basso in modo pressocché spontaneo: gruppi di cittadini, spesso guidati dal clero locale, che cercavano di mettere in salvo prigionieri alleati, perseguitati politici, ebrei e chi voleva sfuggire all’arruolamento nell’esercito di Salò o alla deportazione in Germania.
Spicca, nel territorio del Vittoriese, la personalità di don Giuseppe Faè, parroco di Montaner, vero cappellano dei partigiani. Arrestato insieme a collaboratori e familiari e condannato a morte, scampò alla fucilazione per intervento del Vescovo. Ma la sorella Giovanna, deportata in un lager nazista, non fece più ritorno.
Attorno a don Faè muovono i primi passi coloro che diventeranno i capi partigiani di questa zona: Ermenegildo Pedron, detto “Libero”, Attilio Tonon detto “Bianco” e dal giovane sottotenente degli alpini Giobatta Bitto, detto “Pagnoca”, che agirono soprattutto nella zona del Cansiglio.
In tutto il Veneto la guerra partigiana fu particolarmente difficile e dura. I tedeschi volevano preservarsi il Veneto come via di possibile fuga verso la Germania. Le formazioni partigiane, infersero all’occupante diverse e cocenti sconfitte, pur se i continui rastrellamenti operati dai nazisti e dai fascisti nell’inverno 1944-45, specialmente sul Grappa e sul Cansiglio, ne ridussero la capacità operativa.
In quel drammatico periodo ci furono molte esecuzioni di partigiani e rappresaglie contro la popolazione civile. Come la terribile impiccagione di 31 giovani agli alberi del corso centrale di Bassano del Grappa il 26 settembre 1944, di cui ha parlato la professoressa Giulia Albanese, che ringrazio per il suo intervento appassionato e puntuale. Alcuni di questi giovani impiccati avevano meno di 17 anni.
Il bilancio dei rastrellamenti pesò molto sulla Resistenza veneta: in pochi giorni vennero impiccati 171 combattenti per la libertà, 603 vennero fucilati, 804 deportati, oltre tremila fatti prigionieri e centinaia di case vennero bruciate.
Ma nella primavera del 1945, rafforzate da nuovi giovani venuti a irrobustire le loro file e dagli aiuti alleati, le formazioni partigiane venete riusciranno a infliggere nuovi, decisivi colpi alle forze tedesche, fino alla Liberazione. In alcuni casi, come in quello di Vittorio Veneto, l’esercito tedesco negoziò direttamente la resa con i capi partigiani.
Ringrazio la signora Meneghin per il suo appassionato intervento. E la ringrazio ancor di più per il coraggio dimostrato in quegli anni terribili della guerra partigiana. Concordo con lei: per la Resistenza fu decisivo l’apporto delle donne, volitive e coraggiose. In Veneto furono staffette, ma anche combattenti. Su di loro, se catturate, la violenza fascista si scatenava con ulteriore terrificante brutalità, come le sopravvissute raccontarono del trattamento della banda Carità, un gruppo di torturatori di inaudita ferocia che aveva sede presso Villa Giusti a Padova.
Ne abbiamo già ricordate alcune e tante altre giovani venete di allora andrebbero citate per quanto hanno fatto, per il loro impegno. Per tutte ricordo Tina Anselmi, con cui ho avuto l’opportunità e l’onore di lavorare a stretto contatto in Parlamento.
Fondamentale per animare il movimento resistenziale fu, in Veneto, il contributo del mondo della cultura e dell’università. Come è stato appena ricordato, l’Università di Padova, unico caso tra gli atenei italiani, fu insignito della medaglia d’oro al valore della Resistenza.
Ricordo l’appello, di grande suggestione e di altissimo valore morale, che il grande latinista Concetto Marchesi, rettore dell’università padovana, rivolse ai suoi studenti in piena occupazione nazista, invitandoli alla rivolta: «Una generazione di uomini – scrisse Marchesi – ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall'ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell'Italia e costituire il popolo italiano».
Non furono queste solo parole. Perché Marchesi, comunista, insieme al suo allievo Ezio Franceschini, cattolico, diedero insieme vita a una organizzazione segreta, operativa (FraMa, dalle iniziali dei loro cognomi) capace di fornire assistenza logistica agli alleati, ai resistenti e agli ebrei. La FraMa ebbe i suoi martiri: il padre francescano Placido Cortese, torturato a morte nella Risiera di San Sabba, e la suora laica Maria Borgato, scomparsa nei lager tedeschi.
Anche in Veneto, come in altre zone d’Italia, ci furono, dopo il 25 aprile, vendette e brutalità inaccettabili contro i nemici di un tempo, peraltro prontamente condannate dai vertici del Cln. Nessuna violenza pregressa, per quanto feroce, può giustificare, dopo la resa del nemico, il ricorso alla giustizia sommaria. Mai questa può essere commessa in nome della libertà e della democrazia.
La Resistenza, con la sua complessità, nella sua grande attività e opera, è un fecondo serbatoio di valori morali e civili.
Ci insegna che, oggi come allora, c’è bisogno di donne e uomini liberi e fieri che non chinino la testa di fronte a chi, con la violenza, con il terrorismo, con il fanatismo religioso, vorrebbe farci tornare a epoche oscure, imponendoci un destino di asservimento, di terrore e di odio.
A queste minacce possiamo rispondere con le parole di Teresio Olivelli, partigiano, ucciso a bastonate nel lager di Hersbruck: «Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo uomini che si liberano».
Buon 25 Aprile!!

 


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5 aprile: il tribunale invisibile

Con una legge del 2000 è stato istituito il 27 gennaio, ricorrenza della liberazione del lager di Auschwitz da parte dell’armata rossa, come “Giorno della Memoria”. Il giorno della memoria è stato istituito in diversi Paesi su impulso dell’ONU, ma noi in Italia ce l’avevamo già, fu istituito nel 1946 quando il 25 aprile venne dichiarato festa nazionale in ricordo della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Questo è il senso del 25 aprile: fare memoria della lotta di liberazione e degli approdi che essa ha apportato nel nostro Paese, ossia la riconquista della libertà per il popolo italiano. Non una libertà come mero patrimonio morale, ma una libertà incarnata, insediata nel sangue e nella carne di una comunità di uomini liberi che si è riconosciuta in un orizzonte comune, nel quale sono istituite l’eguaglianza, la giustizia sociale, la pace, il rispetto della dignità umana. Domenico

(continua nella sezione Rassegna stampa) Gallo, Volere la luna, 26 aprile 2019

 


Patto giurato tra uomini liberi

Ecco la Resistenza. In essa rivivono, calandosi nella realtà della nuova storia, i valori della libertà e della giustizia, della indipendenza e della solidarietà tra i popoli. L’antifascismo non è solo opposizione al fascismo; è contrapposizione di un mondo di valori a un altro che ne è la negazione. Per questo esso non è «superato» e non è superabile.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Gaetano Arfé, Patria Indipendente n. 6-7 dell’aprile 1985, pubblicato martedì 23 aprile 2019



Come dare senso, oggi, al 25 aprile

Il 25 aprile 1945 fu la voce di Sandro Pertini a chiamare, dalla radio, i milanesi allo sciopero generale e all’insurrezione. Venticinque anni dopo, nel 1970, un Pertini presidente della Camera così celebrava la festa del 25 aprile: «Noi non vogliamo abbandonarci ad un vano reducismo. No. Siamo qui per riaffermare la vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale, che – a mio avviso – costituirono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro; non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà. E sta precisamente al Parlamento adoperarsi senza tregua perché soddisfatta sia la sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. La libertà solo così riposerà su una base solida, la sua base naturale, e diverrà una conquista duratura ed essa sarà sentita, in tutto il suo alto valore, e considerata un bene prezioso inalienabile dal popolo lavoratore italiano».

(continua nella sezione Rassegna stampa) Tomaso Montanari, Volere la luna, 24-IV-2019



Chieti nuova 3 febbraio

Settantaquattresimo anno della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo

Invito a leggere

Resistenza e Costituzione

Se Voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata
la nostra Costituzione,
andate nelle montagne dove caddero i partigiani,
nelle carceri dove furono imprigionati,
nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un italiano
per riscattare la libertà e la dignità, andate lì,
o giovani, col pensiero,
perché lì è nata la nostra Costituzione
.”

Piero Calamandrei


Info: www.chietinuova3febbraio.it; facebook.com/chietinuova3febbraio

 


Associazione Nazionale Magistrati – Sez. Abruzzese, Associazione Chieti nuova 3 febbraio, in collaborazione con l’Istituto  comprensivo 3 - Chieti

XXVI Corso di Educazione alla Legalità
nelle Scuole Secondarie di primo grado – a. s. 2018-2019

“La Costituzione e i diritti della persona: Uguaglianza e diversità nella vita quotidiana”

Mercoledì 10 aprile 2019, ore 17.00, Scuola secondaria di primo grado “Antonelli”, via Amiterno,150, Chieti

 

TUTTI UGUALI. TUTTI DIVERSI


Relazione di Roberto Leombroni, docente di Storia e Filosofia


Guai se non fossimo tutti diversi. Il mondo sarebbe terribilmente monotono e noioso. Guai se non fossimo tutti uguali. Continueremmo a sperimentare le odiose discriminazioni che, da sempre, hanno colpito le minoranze e, appunto, i “diversi”. Discriminazioni di “razza”, di genere, di religione, sessuali… Lo slogan “tutti uguali, tutti diversi” costituisce, dunque, una felice sintesi tra la legittima aspirazione a essere se stessi, liberi di scegliere ciò che si vuole essere, e quella a godere degli stessi diritti e assolvere ai medesimi doveri.
Il mondo, purtroppo, fino a secoli relativamente recenti è andato in altra direzione. Eretici, streghe, ebrei, indiani d’America, neri africani, minoranze etniche in genere… sono stati sottoposti a massacri indiscriminati, o ridotti in schiavitù, a causa della loro “diversità”: del colore della pelle, della religione, dei modi di vita “anomali”…
Solo da poco più di due secoli, si è cominciato a parlare di uguaglianza di diritti e doveri tra “diversi”. Merito delle “costituzioni”, nate in diverse situazioni, ma sempre sulla scia di sconvolgimenti rivoluzionari (Inghilterra, Stati Uniti, Francia…), pur con tutti i loro limiti, ad esempio riguardo alle discriminazioni di genere.
L’Italia non fa eccezione. Se oggi possiamo affermare che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…” è grazie all’art.3 della nostra Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Solo poco più di due anni prima (1946) le donne non usufruivano ancora del diritto di voto. E solo dieci anni prima (1938), il regime fascista aveva varato le odiose leggi razziali, che perseguitavano gli ebrei (e non solo). Preambolo della successiva “soluzione finale”, che avrebbe portato all’annientamento di milioni di esseri umani: ebrei, ma anche zingari, omosessuali, handicappati…
È dunque necessario approfondire una riflessione su quella che qualcuno ha definito “la Costituzione più bella del mondo”, mentre qualcun altro, per denigrarla, l’ha definita una “Costituzione sovietica”. Per trovare un giusto equilibrio, e al fine di comprendere le motivazioni del carattere socialmente avanzato e progressista della nostra Costituzione, è necessario ricostruirne, sia pure sinteticamente, la genesi. Partendo dalle origini della nostra nascita come nazione.
Il Regno d’Italia nasce nel 1861 con caratteri ultra-oligarchici. Il Paese “legale” è nelle mani di circa il 2% della popolazione, che ha diritto al voto. Si tratta di un’infima parte, agiata e alfabetizzata, che si contrappone al Paese “reale” (più del 98%), costituito in gran parte da contadini poveri e analfabeti.
A regolare la vita politica e amministrativa del Regno permane lo Statuto Albertino, “gentilmente concesso” dal re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia, nel 1848. Si tratta di una costituzione moderata, che tuttavia riconosce alcuni principi fondamentali del liberalismo: la rappresentanza parlamentare e il rispetto delle libertà individuali (di pensiero, di stampa, di riunione…).
Dal 1861 allo scoppio della prima guerra mondiale, la storia d’Italia, che vede il susseguirsi di varie tipologie di governo liberale, è scandita da un faticoso ma costante progresso verso l’ampliamento della base sociale del Paese. Nel 1912 (governo Giolitti), viene, di fatto, introdotto il suffragio universale maschile.
L’evoluzione democratica del Paese è legata in gran parte alla nascita del movimento operaio e delle sue organizzazioni (Camere del Lavoro, PSI, CGL…), che lottano non solo per migliorare le condizioni materiali dei lavoratori, ma anche per il loro ingresso nella vita politica, in qualità di cittadini-elettori.
L’avanzata verso la democrazia s’interrompe bruscamente con lo scoppio della prima guerra mondiale. In particolare, nei momenti più drammatici del conflitto, le garanzie costituzionali vengono, di fatto, sospese. Il diritto di sciopero è confiscato e la società viene quasi completamente militarizzata.
La vera e propria agonia del sistema liberal-democratico italiano ha luogo tuttavia nel dopoguerra. Il ventennio fascista segna un rapido azzeramento delle conquiste democratiche. Soprattutto dopo il delitto Matteotti (1924) e l’adozione delle leggi “fascistissime” (1925-26), sono cancellate le libertà di stampa, di opinione, di riunione…; sono sciolti tutti i partiti, i sindacati, le organizzazioni non fasciste. Lo Statuto Albertino, se pure non abrogato esplicitamente, è nei fatti “falsificato” (Calamandrei), ridotto a un simulacro. Le decisioni importanti non sono più prese dal Parlamento ma dal Gran Consiglio del Fascismo. E istituzioni come l’OVRA (Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo, la polizia segreta fascista) e il Tribunale Speciale badano a reprimere ogni manifestazione di antifascismo. Con buona pace di chi continua a blaterare di un “fascismo buono” fino all’abbraccio con Hitler e alle leggi razziali, la lista degli assassinii politici perpetrati dal fascismo, sin dai suoi esordi, è particolarmente nutrita: Amendola, Gobetti, don Minzoni, Matteotti, Gramsci, Rosselli… e tanti altri anonimi, pagano con la vita la loro opposizione al fascismo e ai suoi metodi squadristici. Per non parlare dei reclusi, dei confinati, degli esiliati.
Di là dai provvedimenti liberticidi, tuttavia, la devastazione operata dal regime fascista opera soprattutto sulle coscienze. Non tanto di quelle degli adulti, molti dei quali serbano memoria del defunto sistema liberale, quanto dei giovani cresciuti nella scuola fascista e nelle organizzazioni di regime (Figli della Lupa, Balilla, GUF, Giovani Italiane…). L’efficace azione di propaganda (abilmente condotta anche attraverso i mass media, cinema e radio soprattutto) e la sistematica epurazione degli antifascisti, portata avanti anche con l’obbligo della tessera del fascio imposta ai docenti, annullanoqualsiasi forma di autonomia di giudizio nelle nuove generazioni, addestrate, attraverso il feticcio dell’ “uomo nuovo”, a conformarsi pedissequamente ai rituali del regime (a partire dalle parate del sabato), a ripetere pappagallescamente i suoi slogan (“Libro e moschetto fascista perfetto”, “Credere, obbedire, combattere”…), a entusiasmarsi acriticamente di fronte ai miti della romanità e dell’impero.
Bisogna attendere il disastro della seconda guerra mondiale perché una parte consistente degli italiani cominci ad aprire gli occhi e ad accorgersi del terribile inganno al quale è stata sottoposta dal duce e dai suoi scherani. Di fronte al dramma dei morti, dei bombardamenti, della distruzione delle nostre città, della fame…, il regime crolla come un castello di carta. Purtroppo a farlo cadere non è una rivolta di popolo, bensì l’iniziativa del re che, dopo aver assecondato sempre Mussolini (dalla marcia su Roma alle leggi razziali), decide di destituirlo.
Le vicende che seguono alla caduta del regime e all’armistizio dell’8 settembre, con l’invasione tedesca dell’Italia centro-settentrionale, aprono tuttavia, con l’inizio della lotta partigiana, un capitolo nuovo della nostra storia. Se è, infatti, indubitabile che la liberazione dell’Italia siadovuta principalmente all’avanzata (ancorché lenta) degli alleati anglo-americani, è altrettanto vero che l’azione partigiana contribuisce notevolmente a rendere più dura la ritirata tedesca e, in molti casi, a salvare il nostro patrimonio industriale. Soprattutto, la lotta partigiana restituisce all’Italia, anche nei confronti degli alleati, la dignità di un Paese che, pur sconfitto militarmente, si riscatta dal suo indegno passato di collaborazione con Hitler.
Grazie alla lotta di liberazione, tanti italiani, in passato succubi della propaganda fascista, scoprono l’ebbrezza della libertà, dell’autonomia di giudizio, della possibilità stessa di combattere dalla parte giusta. Una scelta non sempre facile e scontata, che si contrappone a quella di chi preferisce stare a guardare o addirittura si arruola nelle file del ricostituito esercito fascista della RSI.
Se pure la lotta partigiana si svolge principalmente nel centro-nord (Piemonte, Liguria, Emilia, Toscana…), la prima banda partigiana nasce nella nostra città: la Banda Palombaro, formata da giovani ed ex ufficiali che si riuniscono presso la fornace di Via Colonnetta. I suoi superstiti poi confluiranno nella Brigata Maiella del comandante Troilo, la prima formazione partigiana a entrare in Bologna liberata.
E’ grazie alla Resistenza che si creano le condizioni per la nascita di una nuova Italia. Dopo la liberazione (25 aprile 1945), le forze politiche del CLN si trovano, in stretto contatto con gli eserciti alleati, a disegnare le strutture politiche del nuovo Stato. Uno Stato democratico, che deve nettamente differenziarsi non solo da quello fascista ma anche dal vecchio Stato liberale pre-fascista. Il voto alle donne e la scelta repubblicana costituiscono il maggiore elemento di discontinuità nei confronti del passato. E’ in tale situazione che vede la luce, la Costituzione repubblicana.
Non è retorica definire una sorta di “miracolo” l’approvazione di una delle costituzioni più avanzate nel mondo. Essa, infatti, ha luogo nella fase più delicata dell’immediato dopoguerra. Nel momento in cui si sta incrinando, sulla scia della divisione del mondo determinata dalla guerra fredda, l’unità delle forze antifasciste. Il clima politico in cui l’Assemblea Costituente svolge la propria attività è particolarmente aspro. Lo scontro internazionale tra USA e URSS determina una netta frattura tra la DC da un lato e PCI e PSIUPdall’altro, e lo stesso fallimento del governo Parri (il primo del dopoguerra), il più coerentemente impegnato nell’opera di rinnovamento del Paese. Si tratta di una spaccatura destinata a cristallizzarsi e a provocare il feroce scontro elettorale del 1948.
Ciononostante, i membri della Costituente riescono a sintetizzare il meglio delle diverse tradizioni politiche. Si può senz’altro affermare che nel lavoro dell’assemblea s’incontrano e fondono tre culture: la cattolica, la marxista, la liberal-democratica. La matrice cattolica è riscontrabile in particolare nell’art. 2, laddove si esaltano i diritti inviolabili di cui l’uomo gode non solo come singolo ma anche “nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, a partire dalla famiglia. L’impronta marxista è invece evidente nei continui richiami del testo al valore del lavoro. L’orientamento liberal-democratico è senza dubbio presente nella separazione tra Stato e Chiesa (art. 7), nonostante l’evidente contraddizione tra il 1° e il 2° comma (che accoglie i Patti Lateranensi). In ogni caso, l’aspetto che più caratterizza il testo costituzionale è la comune volontà di dare vita a un’organizzazione statale nettamente contrapposta allo Stato fascista.
Nella nostra Costituzione, come ebbe a esprimersi Piero Calamandrei al termine dei lavori della Costituente, “c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato…”. Mazzini è presente nell’esaltazione della “solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2) e nel ripudio della “guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli” (art. 11). Cavour lo ritroviamo invece nell’art.8, che considera “tutte le confessioni religiose… egualmente libere davanti alla legge”. Cattaneo ha sicuramente ispirato il riconoscimento delle “autonomie locali” (art. 5). E l’art. 53 (“l’ordinamento delle Forze armate s’informa allo spirito democratico della Repubblica”) tradisce un inequivocabile influsso garibaldino. Nell’esclusione della pena di morte (art. 27), non è difficile, invece, rintracciare l’eco delle teorie di Cesare Beccaria. Ma è soprattutto nella Resistenza, secondo Calamandrei, che va ricercata l’anima della Costituzione: “Se voi giovani volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Non a caso, il testo costituzionale si chiude con le “Disposizioni transitorie e finali”, tra le quali il divieto di “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Un principio, purtroppo, spesso disatteso.
In conclusione, il grande valore della Costituzione consiste soprattutto nell’aver restituito la condizione di cittadini a un popolo che si era ridotto a quella di sudditi. E il concetto di cittadinanza è strettamente connesso a quello dei diritti. Oggi viviamo una fase forse altrettanto delicata di quella del dopoguerra. Una fase in cui i diritti delle minoranze subiscono furibondi attacchi. Si pensi ai rigurgiti razzisti, xenofobi, omofobi… O agli attacchi che, in nome della difesa della “famiglia naturale”, si muovono nei confronti di diritti conquistati negli ultimi decenni (194, unioni civili…). In tale situazione, la Costituzione rappresenta indubbiamente un ostacolo, di cui liberarsi al più presto. Ed è proprio per tale motivo che la sua intransigente difesa, almeno per quanto concerne i suoi articoli fondamentali, resta un imperativo imprescindibile per chi vuole difendere la democrazia. Affinché resti la possibilità di essere “tutti uguali, tutti diversi”.



Autonomia differenziata: il paradosso del comma 22

Nel suo libro “La svastica sul sole” lo scrittore di fantascienza americano Philips Dick provava ad immaginare come sarebbe stata l’America se i nazisti ed i giapponesi avessero vinto la seconda guerra mondiale. Ci siamo sempre chiesti: come avrebbe immaginato Philips Dick l’Italia se Mussolini ed Hitler avessero vinto la guerra? Certamente nell’Italia con la svastica sul sole non ci sarebbe stata la Repubblica ed una Costituzione democratica fondata sul lavoro e sull’equilibrio dei poteri. Ed è proprio la Costituzione che impedisce che la svastica possa oscurare il nostro sole, malgrado la politica si sia svincolata sempre di più dai valori fondanti della Repubblica. In questo tempo oscuro, fra i principi fondamentali della Costituzione quello più a rischio è il principio dell’unità e indivisibilità della Repubblica, espresso dall’art.5.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Domenico Gallo, Il Corriere della Irpinia, 12- IV- 2019



Criminalizzare l’immigrazione serve al mercato della sicurezza

Immigrazione. È un giro d’affari di 16 miliardi di euro con una previsione di crescita dell'8% all'anno. E che l’esternalizzazione delle frontiere sostenuta dall’Ue fa lievitare a dismisura

Rendere clandestina l’immigrazione ha un suo tornaconto. Spacciarla per emergenza e dichiararvi guerra, quel tornaconto lo fa lievitare in modo esponenziale. C’è un tornaconto politico, quello dei sovranisti che basano il loro consenso elettorale sulla distorsione del fenomeno migratorio e delle dinamiche complesse che gli sottendono. C’è poi un tornaconto economico, quello dell’industria della sicurezza che ha trasformato l’Europa in una trincea militarizzata: motovedette, droni, veicoli per la polizia di frontiera, telecamere di sorveglianza, sistemi biometrici.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Alessandra Briganti, Il Manifesto, 9-IV-2019



Marco Revelli, Questa Italia ha sdoganato la sua ferocia

«Tempo di paura, tempo di autoritarismi», sintetizzava qualche giorno fa su queste pagine Gustavo Zagrebelsky: più si ha paura, più si teme il diverso da sé, più si è disposti in cambio di protezione a rinunciare a diritti e libertà. Un accostamento – questo tra semina della paura e rischio di involuzione autoritaria – presente anche nelle parole di papa Francesco, quando sul volo dal Marocco ha ricordato l’ ascesa al potere di Hitler nella crisi della Repubblica di Weimar. Uno spettro s’ aggira nel dibattito pubblico, un fantasma a cui è possibile dare nomi diversi da prospettive diverse ma che riguarda il medesimo opaco amalgama che va infestando le case degli italiani tra xenofobia, razzismo, intolleranza, disprezzo dell’ altro. Secondo Antonio Scurati non abbiamo fatto i conti fino in fondo con il regime di Mussolini, il grande rimosso. E se Eugenio Scalfari e Luciano Canfora a proposito della forza politica che più cavalca l’onda nera non esitano a evocare il fascismo storico, le società psicoanalitiche italiane – solitamente litigiosissime tra loro – per la prima volta si accordano su una comune diagnosi nefasta: tutti gli attuali sintomi potrebbero degenerare in “una società psicopatica, paranoica e autoritaria”. «Hanno ragione gli psicoanalisti», interviene Marco Revelli, professore di Scienza Politica all’Università dell’ Europa Orientale e autore per Einaudi del recente Politica senza politica.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Simonetta Fiori, La Repubblica, 3-IV-2019



Associazione Nazionale Magistrati – Sez. Abruzzese

Associazione Chieti nuova 3 febbraio

in collaborazione con

l’Istituto  comprensivo 3 - Chieti

XXVI Corso di Educazione alla Legalità
nelle Scuole Secondarie di primo grado – a. s. 2018-2019

Mercoledì 10 aprile 2019, ore 17.00

Scuola secondaria di primo grado “Antonelli”

via Amiterno,150, Chieti


La Costituzione e i diritti della persona:

Uguaglianza e diversità nella vita quotidiana


Intervengono

Roberto Leombroni, docente di Storia e Filosofia

Angelo Zaccagnini, magistrato


Progetto CineScuola

Giovedì 4 Aprile, ore 11,15 - “Il Percorso della Memoria”- incontro preliminare con gli studenti e gli insegnanti, a cura di Costantino Di Sante, Marco Fraticelli, Francesco Baldassarre e Roberto Leombroni. Creazione di app e assegnazione agli studenti dei gruppi di lavoro.



Riceviamo e pubblichiamo

Università popolare di Attac Italia

in collaborazione con
Poveglia per tutti – La Vida – Rete Set – Cobas Comune – Patto per Venezia consapevole – Eddyburg

“Una città per tutti”

VENEZIA, 6/7 aprile 2019
Sala San Lorenzo, Castello 5065/I

sabato 6 aprile 2019

ore 10.30 – 13.00
“Beni comuni urbani per la comunità o per la rendita finanziaria?”

“Poveglia per tutti”
Anna Brusarosco

“La Vida”
Maria Fiano e Silvio Cristiano

Eddyburg
Ilaria Boniburini

“L'avvenire della città fra governo e governance”
Domenico Luciani (architetto)

ore 14.30 – 18.00
“Città di chi la abita o vetrina mordi e fuggi?”

“L'ideologia della sicurezza e del decoro”
Roberto Guaglianone (giornalista – Attac Italia)

“Turistizzazione e diritto all'abitare”
Caterina Borrelli (Rete Set)

“Crocierismo e città”
Giuseppe Tattara (Università Cà Foscari Venezia)

“Qui non si abita in infradito: i filtri di classe alla città"
Giancarlo Ghigi (e.laboratorio civico residenza)

"Piattaforme Internet e rendita urbana"
Gerardo Marletto (Università di Sassari)

“Di chi è la città?”
Paolo Berdini (urbanista)


domenica 7 aprile 2019

ore 10.00 – 13.00
“Città e ricchezza collettiva – per la riappropriazione sociale”

“La riappropriazione della finanza locale”
Marco Bersani (Attac Italia)

“La riappropriazione dei beni comuni urbani”
Maria Francesca De Tullio (Università Federico II Napoli)

“Per un'altra economia territoriale”
Paolo Cacciari (giornalista e saggista)

“Un patto per un'altra città”
Alberto Madricardo (P.E.R. Venezia consapevole)



Quota d'iscrizione: 10 euro (il ricavato serve unicamente a coprire le spese di realizzazione)
Per informazioni: Francesco Penzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , recapito cell. 392 670 3023



Leggi e istituzioni

Legittima difesa: una legge per un Paese più pericoloso

La legge sulla “difesa sempre legittima” è stata approvata oggi dal Senato. Crediamo si tratti di disposizioni idonee a creare ulteriori pericoli per quello stesso bisogno di sicurezza che la nuova legge assume di voler tutelare

«Un altro giorno di morte in America. 24 ore, 10 proiettili, 10 ragazzi» è il titolo del libro che Gary Younge, corrispondente del The Guardian negli Usa, ha dedicato a un giorno come gli altri negli Stati Uniti.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Riccardo De Vito, presidente di Magistratura democratica, Questione Giustizia



Riceviamo e pubblichiamo

Presentazione del libro “Animali abbandonati in pascoli abusivi” (Edizioni Alia, 2018) di Matteo Amati.

Giovedi 28 marzo ore 17,30 presso la Sala Manzini del Liceo Classico G.B.Vico presentazione del libro Animali abbandonati in pascoli abusivi” (Edizioni Alia, 2018) di Matteo Amati.

Dialogherà con l’Autore il Prof.Giovanni Scarsi docente di Storia e Filosofia del Liceo Classico G.B.Vico, interverrà il Prof. Carlo Alberto Graziani insigne studioso e già docente  di Diritto civile e Diritto agrario presso l’Università di Macerata e di Siena e già Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

È un ’68 diverso, sicuramente poco raccontato. Un ’68 collettivo, caratterizzato da incontri importanti e tante preziose figure minori. La storia di Matteo Amati è la storia di una generazione generosa, entusiasta, consapevole di essere il cambiamento. Una generazione che abbracciò l’obiezione di coscienza. Una generazione che scelse, con profonda radicalità, di stare dalla parte scomoda, ma giusta: quella delle persone senza diritti. Dalle occupazioni di fabbriche e terreni agricoli alla nascita delle prime cooperative sociali, fino all’impegno politico dentro le Istituzioni: furono anni di concretezza. Ingrediente indispensabile per trasformare il sogno di una società diversa nel quotidiano di tante vite escluse o ai margini della società.



Riceviamo e pubblichiamo

Domenico Gallo: 20 anni fa iniziava l'ultima guerra del 900. Un ottimo intervento di Luciana Castellina sul Manifestodel 24 marzo 2019.

Buona sera signore e signori. Ho appena dato ordine al comandante supremo delle Forze alleate, il generale Clark, di dare inizio alle operazioni nella Repubblica federale di Jugoslavia». Sono le 23 del 23 marzo 1999 e questa fu la dichiarazione di venti anni fa del segretario della Nato, lo spagnolo Javier Solana, ahimé socialista e attivo protagonista delle nostre manifestazioni pacifiste negli anni ’80. (Ma si sa che la pace è cosa da ragazzi, gli adulti si occupano di politica internazionale).

(continua nella sezione Rassegna stampa)

 


Progetto Cinema per la Scuola

MIUR-MIBAC

CineScuola

Il Cinema legge la società italiana

Quattro percorsi di storia della seconda metà del XX secolo

La nascita della Repubblica – Guerra, Resistenza, Costituzione


Sabato 23 marzo 2019, ore 10,00

Aula magna “A.Carpineto”- Liceo Classico G. B. Vico - Chieti

Introduzione di

Costantino Di Sante

storico
direttore dell'Istituto storico provinciale di Ascoli Piceno


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Proiezione del dvd “La guerra in casa

Come si costruisce un documentario
a cura di

Max Franceschelli

giornalista - inviato RAI


Agli studenti delle classi Terze e Quarte del Liceo Classico “G. B. Vico” saranno riconosciuti crediti formativi
Il progetto è promosso dal Liceo Classico “G. B. Vico” di Chieti e dai partners Archivio di Stato di Chieti, associazioni Chieti nuova 3 febbraio, Unitre, Meridiani paralleli



I bambini ci guardano

Esperienza educativa controvento

di Franco Lorenzoni

Recensione di ROBERTO LEOMBRONI


Il libro di Franco Lorenzoni introduce una sana ventata di ossigeno in un mondo asfissiato dal rancore, dal cinismo, dalla stupidità. A introdurre quest’aria nuova, sono, insieme al loro maestro (Lorenzoni, appunto) bambini (tra i sei e gli undici anni) della scuola elementare di Giove, un paesino umbro, in provincia di Terni. Un borgo come tanti dell’Italia “minore”, dove, negli ultimi anni, il confronto con l’altro, il diverso, l’immigrato, ha purtroppo contribuito non poco a modificare, in senso negativo, la pacifica indole di molti suoi abitanti.

(continua nella sezione Rassegna stampa)

 


UN ARTICOLO DELLA COSTITUZIONE

Nel momento attuale, in cui si fa continuamente riferimento al potere assoluto del ‘mercato’ e l’unico metro di valutazione delle scelte politiche sembra essere l’andamento del PIL, emerge come forse non mai la lungimiranza e la chiarezza di un articolo della nostra Costituzione del 1948, troppo spesso trascurato, che recita: ”L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” (art 41).

(continua nella sezione Rassegna stampa) Francesco Baicchi



Il potere occulto: Tina Anselmi e Giulio Andreotti

“Non tutto è andato perduto, di quella grande fatica che portò Tina Anselmi nel cuore del potere occulto. Non c’è stata la condanna penale, le complicità di alcune parti della magistratura a perenne difesa dei piduisti  si chiariscono solo col passare degli anni. Ma il Paese che vuole sapere ha gli strumenti per farlo. Negli archivi del Parlamento italiano il lavorio della Commissione e della sua presidente occupano spazio e scaffali interi. Più spesso di quanto si creda i volumi vengono richiesti. Recentemente sono stati pubblicati gli indici e a scorrerli sono molte volte giovani studenti che si laureano o ricercatori per tesi storiche. L’impegno civile di quella democristiana vera, che credeva e crede nella verità e nella democrazia, fanno ormai parte della storia del nostro Paese”.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Sandra Bonsanti, Primo Piano, 6 marzo 2019

 


Intervento di Domenico Gallo al congresso di Magistratura Democratica

Il giudice nell’Europa dei populismi. Quale legalità?

Ha ragione Maria Rosaria (segretaria di Magistratura Democratica)  quando, nel primo capitolo della sua relazione, parla di una storia interrotta, riferendosi al percorso della democrazia italiana che in pochi mesi ha cambiato volto.
In realtà la malattia dello spirito pubblico, che imperversa in questa fase storica, viene da lontano e ne abbiamo avuto delle avvisaglie circa 10 anni fa. Anche allora lo stesso partito, che oggi detta legge, promosse una legislazione persecutoria nei confronti dei migranti; alimentò il diritto penale del nemico; favorì l’esplosione di provvedimenti amministrativi discriminatori da parte delle amministrazioni locali ed instaurò pratiche illegali di contrasto all’immigrazione che veniva dal mare.

(continua nella sezione Rassegna stampa)



Maturità 2019, impariamo a insegnare la Storia

A proposito della ipotizzata soppressione della traccia di storia alla prossima maturità non si può non sottolineare il paradosso: da una parte, le istituzioni possono decidere che la storia si può anche mandare in soffitta perché è un genere che non ha successo (la traccia di storia è stata scelta all’ultima maturità dal 3% dei candidati); dall'altra, sta una domanda di storia che è in crescita e attrae (per esempio ne parla Marta Stella nell' ultimo numero di “Marie Claire” in un articolo dal titolo Perché abbiamo sempre più bisogno di ritrovare le nostre origini?).

(continua nella sezione Rassegna stampa) David Bidussa, 28-II-2019, Il Sole 24ore

 


Così la “secessione” leghista distruggerà il patrimonio

Se c’è qualcosa che ci fa italiani, differenziandoci da tutte le altre nazioni e unendoci tra noi al di là delle infinite diversità della Penisola, ebbene, quel “qualcosa” è il legame tra pietre e popolo che dà il nome a questa rubrica. Una identità affermata nell’unico tra i principi fondamentali della Costituzione – l’articolo 9 – a pronunciare la parola “nazione”, rendendola inseparabile dalla “tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico”. Non il sangue, non il colore della pelle, non la lingua, non la fede: è invece l’appartenenza reciproca tra umani e territorio (un’appartenenza che non si acquista per nascita, ma per cultura) a farci italiani.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Tomaso Montanari, Il Fatto Quotidiano, 25-II-2019

 


Riceviamo e pubblichiamo

Il Comune di Francavilla al mare

in collaborazione

con Assunta Grazioso e l'Associazione di Promozione Sociale Sophia

Domenica 10 marzo, ore 17,00

Biblioteca Comunale “Antonio Russo”

Museo Michetti (MuMi) – Francavilla al mare

Tante da raccontare

Donne che ce la stanno mettendo tutta

Testimonianze in dialogo

dall’impegno civile alla battaglia personale

dal  volontariato all’impegno  culturale

dalla difesa dell’ambiente

all’impegno politico


aperto a tutte/i



UNITRE – UNIVERSITA’ TRE ETA’
Sede di Chieti – via Solario, 24

Anno Accademico 2018 – 2019


Incontro
con Dino Viani
regista


L’uomo e il sogno
appunti sul linguaggio cinematografico

Mercoledì 27 febbraio 2019, ore 17,45
Sala Manzini - Convitto nazionale “G. B. Vico”- Chieti



Agli studenti delle classi III e IV del Liceo “G. B. Vico”
saranno riconosciuti crediti formativi nell’ambito del progetto CineScuola

Il progetto è promosso dal Liceo Classico G. B. Vico” di Chieti e dai partner Archivio di Stato di Chieti, associazioni Chieti nuova 3 febbraio, Meridiani paralleli, Unitre



Comunicato di Area Democratica per la Giustizia

La legittima difesa non c'entra: il Ministro è fuori tema

Preannunciando che farà visita in carcere a due condannati per tentato omicidio, il Ministro dell'interno solidarizza con gli autori di un grave delitto per i quali neppure i difensori avevano invocato la legittima difesa e lancia un invito implicito a farsi giustizia da soli
Notizie di stampa preannunciano la visita del Ministro dell’Interno, oggi pomeriggio, nel carcere di Piacenza per incontrare due condannati in via definitiva per tentato omicidio.
Il Ministro, si legge, andrà simbolicamente a portare la propria solidarietà e vicinanza a un imprenditore e a un suo dipendente che cercarono di uccidere un rumeno che insieme ad alcuni complici aveva tentato di rubare del gasolio da un escavatore parcheggiato lungo il greto di un fiume.

(continua nella sezione Rassegna stampa) i referenti AreaDG Emilia Romagna Nicola Scalabrini e Lucia Spirito, 23-II-2019



Era solo un “mariuolo”. E venne giù la prima Repubblica

Sono passati esattamente ventisette anni dall'esplosione di Tangentopoli. L’arresto il 17 febbraio 1992 del socialista Mario Chiesa fu l’avvio di una valanga che rapidamente travolse gran parte degli uomini e dei partiti di governo.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Giorgio Frasca Polara, Ytali, rivista on line, 18 – II- 2019



Beni comuni. Il laboratorio veneziano

I movimenti che in questi anni si sono battuti contro le alienazioni o le vendite del patrimonio pubblico in città e in laguna sono esemplari nella discussione aperta da due iniziative di carattere nazionale.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Mario Santi, Ytali , 2 - II – 2019



Sui beni comuni la bussola resta la Commissione Rodotà

Si addensano nubi a sinistra anche sul tema dei beni comuni. Una delle categorie giuridiche innovative. È in nome dei beni comuni, infatti, che si sono sviluppate lotte che hanno permesso di contrastare le politiche più filo-liberiste dei governi dell’ultimo decennio.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Gaetano Azzariti, Il Manifesto, 8 -II-2019



Chieti nuova 3 febbraio

3 febbraio 2019 - 2 febbraio 1993

Per superare, senza dimenticare, le ragioni che hanno

portato alla Tangentopoli Teatina,

emersa il 2 febbraio 1993


Ora come allora


Conoscenza – Consapevolezza

Responsabilità – Partecipazione

uguale

LIBERTA’

 

Info: www.chietinuova3febbraio.it; face book.com/chietinuova3febbraio



Relazione del magistrato Giuseppe Falasca

alla presentazione del libro di Paola Di Nicola

Chieti, 16 dicembre 2018


Di solito un saggio parla all’intelletto, alla parte più razionale della nostra mente.
Per la prima volta - invece -un saggio, questo saggio, mi ha coinvolto nel profondo della mia coscienza, mi ha posto non solo domande ed offerto risposte  ma mi ha anche agitato costringendo ad interrogarmi se la mia relazione nella vita e nel lavoro con le donne, se il mio pensiero sulle donne, non fosse  in qualche modo  deformato dal pregiudizio.
Se questo è accaduto, se ho avuto questo stimolo alla riflessione, lo devo certamente alla passione, all’onestà intellettuale dell’autrice, a volte prossima all’intransigenza (doti che traspaiono appieno dalla sua scrittura), la quale non ha esitato a rivisitare in chiave censoria anche le proprie convinzioni, il proprio linguaggio usato nelle sentenze da lei redatte. Non solo un j’accuse–dunque - ma anche un’autocritica.

(continua nella sezione Rassegna stampa)



Il Calendario della Repubblica-Il Dovere della Memoria
XIX edizione


Per il Giorno della Memoria

“SEGRE. Come il fiume”

Spettacolo teatrale per le Scuole Secondarie di Chieti
di primo e secondo grado*
a cura del Teatro del Krak - Ortona
con Serena Di Gregorio
Testo e regia di Antonio Tucci

29, 30, 31 gennaio 2019, ore 10,30
auditorium “V.Cianfarani”
Parco Archeologico della Civitella - Chieti

Note di Regia:
“Erede della memoria è colui che ascolta”, ci ha detto Liliana Segre quando, nella sua casa milanese, io e Serena abbiamo avuto la fortuna di conoscerla e di ascoltare il suo racconto. Da quell’incontro è nato lo spettacolo “SEGRE. Come il fiume” che, nei prossimi giorni, presenteremo in numerose scuole del territorio. Con il nostro lavoro teatrale cerchiamo di rendere “attiva” la memoria della Shoah, soprattutto tra le giovani generazioni, in modo che possa suscitare una coscienza civile e personale per reagire alle forme di razzismo, di intolleranza e di violenza verso i “diversi" che possono aprire la via a nuove tragedie. Per un’umanità che non sia indifferente, che non abbia gli occhi chiusi di fronte ai dolori del nostro tempo”.


*Partecipano le Scuole di Chieti, Secondarie di primo grado: Convitto Nazionale “G. B. Vico”, “G. Chiarini – C. De Lollis”, “ F.Vicentini; Secondarie di secondo grado: Istituto Tecnico “F. Galiani – R. de Sterlich”, Istituto di Istruzione Superiore “L. di Savoia”, Istituto Professionale “U. Pomilio”, Liceo Classico “G. B. Vico”, Liceo Scientifico “F. Masci”.


L’iniziativa è promossa dall’associazione Chieti nuova 3 febbraio, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Chieti, l’Unitre-Chieti, l’Istituto Tecnico “F. Galiani – R. de Sterlich”, l’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi di Savoia”, l’Istituto Professionale “U. Pomilio”, il Liceo Classico “G. B. Vico”, il Liceo Scientifico “Filippo Masci”, l’associazione Meridiani Paralleli, il Polo Museale dell’Abruzzo.

Info: www.chietinuova3febbraio.itfacebook.com/chietinuova3febbraio



Mercoledì 16 gennaio 2019, ore 17.00

Museo d'arte "Costantino Barbella"
via Cesare de Lollis, 10 - Chieti

Paola Di Nicola

Giudice presso il Tribunale – Roma

presenta

La mia parola contro la sua
Quando il pregiudizio è più importante del giudizio


Intervengono

Fabrizia Francabandera
Presidente della Corte di Appello - L’Aquila

Francesco Testa
Procuratore della Repubblica - Chieti

Andrea Calice
Magistrato presso la Procura della Repubblica - Tivoli

L’Autrice

Dalla copertina del libro:
"Le donne mentono sempre". "Le donne usano il sesso per fare carriera". "Ma tu com'eri vestita?". Questi sono solo alcuni dei pregiudizi che la nostra società ha interiorizzato. Pregiudizi volti a neutralizzare la donna e a perpetuare una sudditanza e una discriminazione di genere in ogni campo e soprattutto in quello giuridico, che è il settore determinante perché tutto possa rimanere come è sempre stato. Viviamo immersi in questi pregiudizi. Ogni nostro gesto, parola, azione deriva da un’impostazione acquisita per tradizione, storia, cultura, e neanche i giudici ne sono privi. Con la Sua attività di magistrata, Paola Di Nicola ha deciso di affrontare il problema dalle aule del tribunale, ovvero dal luogo in cui dovrebbe regnare la verità e invece troppo spesso regna lo stereotipo. Se impariamo a guardare il mondo con lenti di genere, si apriranno nuovi spiragli, nuovi colori e nuove strade, e allora impareremo che una civiltà senza violenza può esistere, che l’armonia fa parte di noi, che uomini e donne possono stare l’uno al fianco dell’altra con amore e valore, che il nostro modo di parlare può essere più limpido, pulito e chiaro, che il silenzio dei complici si chiama omertà ed è un muro che va abbattuto.

PAOLA DI NICOLA. Nata nel 1966. Giudice penalista, nominata Wo-Men Inspiring Europe 2014 dall’EIGE (European Institute for Gender Equality). Nel 2012 ha pubblicato La giudice sulla questione della differenza di genere in magistratura.
Sua è la sentenza rivoluzionaria nel processo sulla prostituzione di due minorenni nel  centro di Roma.

 


Gli strumenti contro il decreto sicurezza ci sono. Serve mobilitarsi

Ciò che ora occorre è una mobilitazione di massa a loro sostegno e a salvaguardia, di nuovo, della Costituzione della Repubblica, già difesa dal 60% degli elettori nel referendum costituzionale di poco più di un anno fa e oggi tradita dai nuovi governanti.
Il rifiuto dei sindaci di applicare il decreto Salvini è un atto ammirevole di disobbedienza civile e di obiezione di coscienza e vale a svelarne il carattere «disumano e criminogeno», secondo le parole del sindaco Orlando. E rappresenta una forte presa di posizione istituzionale in difesa dei diritti umani dei migranti. Aggiungo, per chi non condivide statalismo etico e gius-positivismo ideologico, cioè la confusione autoritaria tra diritto e morale e l’appiattimento della morale sul diritto quale che sia, che la disobbedienza civile alla legge palesemente ingiusta è un dovere morale.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Luigi Ferrajoli , Diritti Globali, 6-1-2019

 


Comunicato di Magistratura Democratica 4-1-2019

Di fronte alle immagini delle navi di soccorso che hanno tratto in salvo i migranti in fuga dalle guerre e dalla fame, lasciate in balia della sorte dal rifiuto di accoglienza in porti sicuri e dall'inerzia dell’Europa, dobbiamo tutti chiederci verso quale abisso ci stiamo dirigendo, spinti dalle paure, intrappolati dai veti degli egoismi nazionali, assuefatti alle parole di scherno e di sfida verso chi si adopera per la salvezza delle vite in mare e al ribaltamento morale che si è compiuto con la messa sotto accusa del dovere di solidarietà e delle azioni di soccorso umanitario.

(continua nella sezione Rassegna stampa)



Trentino, Lega sospende corsi nelle scuole sulla relazione di genere: “Vogliamo evitare discorsi su sessualità dei bambini”

Le lezioni che da 5 anni si svolgono in decine di istituti della Provincia per educare a rispettare la parità dei sessi e a superare gli stereotipi sono stati fermati dalla giunta con l'accusa di diffondere “teorie gender”. L'assessore Segnana al Fatto.it: "Valuteremo il da farsi". Le educatrici chiedono un incontro, il consigliere Cia: "Fanno politica e creano confusioni nei bambini".

(continua nella sezione Rassegna stampa) Marco Procopio, Il Fatto Quotidiano, 4-1-2019

 


Messaggio di fine anno di Mattarella, il testo integrale - 31 dicembre 2018

Care concittadine e cari concittadini,

siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana.
Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento - nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi - non è un rito formale. Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo.
Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull'anno trascorso. Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell'anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce. E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani.
Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l'esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita. La vicinanza e l'affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Dal sito del quotidiano La Repubblica



Auguri per il 2019 con la lettura del mito di Platone sull’arte politica, tratto dal “Protagora”:

“Gli uomini cercavano di radunarsi e di salvarsi fondando città, ma non appena si radunavano, iniziavano a maltrattarsi l’un l’altro, privi com’erano di arte politica …
Zeus, temendo che la nostra specie dovesse estinguersi…, inviò Ermes sulla terra, perché portasse tra gli uomini senso del rispetto e senso della giustizia, in modo da dare origine agli ordinamenti civili  e a tutti quei legami che creano fratellanza. Ma Ermes interrogò Zeus: in che modo devo distribuire agli uomini senso del rispetto e senso della giustizia? Come le altre abilità tecniche? Esse si sono distribuite così: un solo medico basta per molta gente comune e così gli specialisti di ogni altro mestiere.  Zeus rispose: Devi distribuirli a tutti e che tutti ne abbiano una parte: perché altrimenti non potranno esistere città, se solo poche persone ne godranno il privilegio,  com’è per le altre specialità professionali.”
Che a tutti sia distribuita l’arte della politica: quella che Cicerone chiamerà “la scienza della politica”è la premessa della democrazia, ma non la garanzia. Per non restare spettatori colpevoli, per giovare agli altri…, quella dote va investita, quel talento va fatto fruttare, quell’arte politica, nobile e severa, va esercitata da ognuno.

Ivano Dionigi, “Otium, negotium”, in Elogio della politica



Comunicato di Magistratura Democratica 4-1-2019


Di fronte alle immagini delle navi di soccorso che hanno tratto in salvo i migranti in fuga dalle guerre e dalla fame, lasciate in balia della sorte dal rifiuto di accoglienza in porti sicuri e dall'inerzia dell’Europa, dobbiamo tutti chiederci verso quale abisso ci stiamo dirigendo, spinti dalle paure, intrappolati dai veti degli egoismi nazionali, assuefatti alle parole di scherno e di sfida verso chi si adopera per la salvezza delle vite in mare e al ribaltamento morale che si è compiuto con la messa sotto accusa del dovere di solidarietà e delle azioni di soccorso umanitario.


Strategia della  Pensione

Noi fortunati che abbiamo seguito in tv il cosiddetto dibattito parlamentare sulla manovra di bilancio abbiamo attraversato un’ampia gamma di sentimenti contrastanti. L’invidia per l’atletica prestanza di Emanuele Fiano, che balza felino verso i banchi del governo, si divincola dal placcaggio rugbistico dei colleghi, offre il petto seminudo alla pugna contro gli odiati sovranisti e infine aggira la barriera dei commessi col lancio liftato di un dossier che centra in pieno volto il sottosegretario Garavaglia.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 30-XII-2018



Legge di Bilancio: partita male, finita peggio

Cala il sipario sulla Legge di Bilancio per il 2019. Un disastro la trasparenza, la correttezza delle procedure, l'attendibilità delle stime. Un pasticcio l'accordo con l'Europa. Una pezza a colori l'insieme delle misure che segnalano solamente una cosa: l'assenza di un minimo di strategia coerente per far ripartire il paese.
Non si era mai visto un Parlamento espropriato così sfacciatamente delle sue prerogative. Il Senato quest'anno non si è occupato della Legge di Bilancio e la Camera, in terza lettura, non ha toccato palla. I pentaleghisti hanno così realizzato il sogno della riforma (bocciata dagli italiani) di Matteo Renzi: rendere inutile il Senato.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci



Stato e persona nell’era della paura

il Farheneit 451 di Ray Bradbury (composto nei primi anni ’50) – varrà trarre l’invito o lo spazio per una comune riflessione.
Il libro sull’incendio dei libri suggerisce, al termine del racconto, la speranza in una salvezza possibile, attraverso la custodia della memoria e del pensiero critico come servizio da offrire all’emancipazione di ciascuno e della collettività intera.
Chi, nel tempo presente, ha il privilegio di svolgere una funzione intellettuale, ha il dovere di non dimenticare mai, per la fruttuosità di quell’impegno, accanto alla dolente ricapitolazione delle miserie umane, il senso vivo di una responsabilità comune.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Marco Dell’Utri, Giustizia insieme, 20-XII-2018



Civis mundi, Diego Battistissa

Federica Borlizzi di Alter Ego grida “Sciacallo”, all’arrivo del ministro dell’interno Matteo Salvini alla fabbrica dell’ex Penicillina. Alcuni uomini, forse poliziotti in borghese, la vogliono trascinare via ma i giornalisti presenti la trattengono per intervistarla. Ne esce un manifesto ribelle, coraggioso, critico e intelligente. Federica oggi ha parlato per l'Italia che non è con Salvini e con le sue politiche razziste, xenofobe, populiste e oltraggiose per i Diritti Umani. Grazie di cuore Federica.

LE PAROLE DI FEDERICA
Perchè non ci pemettete di esprimere il nostro dissenso….
In questi mesi Salvini è andato ovunque senza alcuna possibilitá di contraddittorio, oggi noi stiamo qua dalla 5h30, io sto qui da diversi mesi insieme a un sacco di altre associazioni e le dico che nel palazzo non c’era più nessuno. C’erano 20 persone che erano le più vulnerabili, Salvini è venuto a fare lo show e adesso queste persone staranno per strada.
Il suo decreto mette per strada solo su Roma 1059 persone e i quartieri, le periferie, non vedranno risolti i problemi, vedranno aumentare le tensioni, per colpa di questa persona. Per colpa di un ministro che solo per fare un Tweet, decide di condannare centinaia di migliaia di persone alla marginalità. Sapete che sta facendo Salvini con questa cosa? Un grandissimo regalo alle mafie. La Tiburtina è piena di criminalità organizzata. Queste persone sono gettate per strada, sono persone marginali e l’unica cosa che si avrà è vedere queste persone utilizzate come manodopera per la ndrangheta e per la camorra. E’ questa la sicurezza che vogliamo? Non penso proprio. Questo edificio ha tantissimo amianto, compatto, fibroso e si parla di distruggerlo senza parlare di bonifica. Se viene distrutto senza bonificarlo si andrà semplicemente ad avvelenare le persone che sono presenti in questo quartiere. Qual è la sicurezza che vogliamo? La sicurezza della repressione? Qui dentro c’erano dei poveri, tanto italiani come stranieri. Queste politiche vanno a colpire tutti.



Comunicato

Chieti nuova 3 febbraio promuove la presentazione del romanzo storico

“Il Tallone di Achille. Una storia di Teate”,

Mercoledì 12 dicembre 2018, ore 17,30, presso la sala Manzini del Convitto nazionale-Liceo Classico “G. B.Vico”, corso Marrucino, 135, Chieti.

Interviene l’Autore Antonio Rossini, docente Università di Windsor, Canada.

Legge alcune pagine del libro Marco Fraticelli, presidente dell’UNITRE – Chieti.

 

Antonio Rossini, studente del Liceo Classico “G. B. Vico” di Chieti, laureatosi in Filologia Classica presso l’Università di Tor Vergata-Roma, ha studiato all’Università di Toronto, ricevendo una Laurea Magistrale e un Dottorato in Italianistica, nonché una Licenza in Studi Medievali dal Pontifical Institute for Mediaeval Studies. Attualmente è professore associato di Italianistica e Capo del Dipartimento di Francese e Lingue Classico-Moderne presso l’Università di Windsor, Ontario, Canada.
Dalla quarta di copertina:
1943-1944: un duro inverno di guerra per gli abitanti di Chieti. Un arcivescovo che vuole renderla "città aperta". Un Podestà che tenta di proteggere i suoi concittadini dalle vessazioni dei fascisti e di un cinico gerarca. Nel mezzo, facili vittime, le poche decine di ebrei locali e quelli giunti in città con la massa degli sfollati. Un inverno di vicende drammatiche e memorabili nelle quali viene coinvolto un giovane ufficiale canadese spintosi suo malgrado oltre le linee nemiche e aiutato dalla gente del luogo, in una tremenda partita a scacchi in cui la posta in gioco è la vita. Chi soccorrerà le forze del bene? Durante i freddi "giorni della merla" l'aiuto decisivo giungerà dalle viscere dell'antica Teate e dalla soluzione di un enigma medievale.

Info:
www.chietinuova3febbraio.it;facebook.com/chietinuova3febbraio



Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere

«Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
Cultura è la stessa cosa che la filosofia… ciascuno di noi è un poco filosofo: lo è tanto più quanto più è uomo… Cultura, filosofia, umanità sono termini che si riducono l’uno nell’altro […]. Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque lo voglia. Basta vivere da uomini, cioè cercare di spiegare a se stessi il perché delle azioni proprie e altrui, tenere gli occhi aperti, curiosi su tutto e tutti, sforzarsi di capire; ogni giorno di più l’organismo di cui siamo parte, penetrare la vita con tutte le nostre forze di consapevolezza, di passione, dì volontà; non addormentarsi, non impigrire mai; dare alla vita il suo giusto valore in modo da essere pronti, secondo le necessità, a difenderla o a sacrificarla.
La cultura non ha altro significato.»

 


Con la Costituzione nel cuore


Non una biografia ma la ricostruzione di una vita fuori dalla norma, vissuta in nome dell'antifascimo, della Resistenza e della Costituzione. La recensione al libro-intervista di Carlo Smuraglia con Francesco Campobello (Giunti editore, 2018)
Alla domanda sconsolata di Campobello su come possa essere oggi speranzoso di miglioramenti risponde: «Lo eravamo dopo la fine della guerra quando vi era tutto da ricostruire. Perché non dovremmo esserlo oggi?».
È un privilegio raro parlare con un uomo che ha incontrato nella propria vita, non solo da testimone ma da protagonista, eventi centrali della nostra vita nazionale, dagli anni ‘40 fino ad oggi. Lo ha compreso bene Francesco Campobello, giovane storico torinese, che ha scelto di intervistare in questo bel libro Carlo Smuraglia, partigiano, politico, avvocato, professore, che è giunto all’ età di 94 anni in piena acutezza di pensiero ed entusiasmo di spirito. Realizzando, in tal modo, qualcosa che, ben più di una semplice intervista, è un felice dialogo intergenerazionale.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Paola Perrone, già presidente di Sezione della Corte d'appello di Torino, Questione Giustizia, 1 dicembre 2018

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Il fascismo come metafora

Da molto tempo nel nostro paese è ritornato d’attualità il tema del fascismo. Qualche giorno fa Gustavo Zagrebelsky, intervenendo dalle colonne del quotidiano La Repubblica, ha richiamato un famoso scritto di Umberto Eco pubblicato il 2 luglio 1995, estratto da un discorso che egli tenne alla Columbia University il 25 aprile 1995 per celebrare i cinquant’anni dalla Liberazione.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Domenico Gallo, Quotidiano del Sud, Micromega



Comunicato

La sezione Abruzzese dell’Associazione Nazionale Magistrati e l’associazione Chieti nuova 3 febbraio promuovono la realizzazione del XXVI Corso di Educazione alla Legalità nelle Scuole Medie di Chieti e provincia Tutti uguali, Tutti diversi: l’applicazione della Costituzione nella realtà.
Nel primo incontro, Mercoledì 28 novembre 2018, ore 9,30, presso l’Aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi di Savoia”, via G. D’Aragona, 21- Chieti, alla presenza di una rappresentanza degli studenti delle Scuole partecipanti, nell’ambito  del confronto tra le culture, Richard H. Bernstein, giudice della Corte Suprema del Michigan, “instancabile difensore dei diritti dei disabili”, parlerà di “Uguaglianza nella diversità”.
Interverranno i magistrati Angelo Bozza, presidente del Tribunale di Pescara, Francesco Testa, procuratore della Repubblica di Chieti, Angelo Zaccagnini, già presidente della sezione penale del Tribunale di Pescara, Giuseppe Falasca, presidente della sezione Abruzzese dell'ANM.
Seguirà il dibattito con gli studenti.

Partecipano le Scuole Medie di CHIETI V. Antonelli, G. Chiarini-C. De Lollis, Convitto Nazionale G. B. Vico, F.Vicentini; di FARA FILIORUM PETRI-sedi di Fara, Casacanditella, Casalincontrada, Rapino, Roccamontepiano; di RIPA TEATINA-Torrevecchia Teatina M. Buonarroti; di SAN GIOVANNI TEATINO G. Galilei



La legalità del male

Monito aperto al futuro e carico di implicazioni attuali, la memoria dei Giusti ha un suo capitolo illustre nella vita di quei magistrati che, mentre la dittatura fascista traeva linfa dalla declinazione giuridica e culturale della razza, sottrassero la portata dei diritti umani alla superficie ermeneutica e al silenzio, in difesa della democrazia.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Questione Giustizia,  Pasquale Serrao d’Aquino, magistrato, addetto all’Ufficio studi del Consiglio superiore della magistratura



A PROPOSITO DI INCENERITORI…LE BUFALE!

Provo a fare chiarezza su affermazioni che sento dai media a favore degli inceneritori, oramai come un coro, vero pensiero unico mediatico, non solo da Salvini ma anche dagli Amici della Terra, dai radicali, da Crozza e da Gabanelli. Il PD tace ma Renzi ne voleva riempire l'Italia e quindi sappiamo come la pensa.

(continua nella sezione Rassegna stampa) dal blog di Luciano Odorisio, 23–XI–2018



Roma stanotte è stato occupato anche il Tasso

COMUNICATO OCCUPAZIONE LICEO T.TASSO, 20/11/18 roma.repubblica.it

Oggi, 20 novembre, un gruppo di studenti e studentesse del liceo Torquato Tasso di Roma, in seguito ad una votazione svoltasi in una seduta del Collettivo Politico Tasso, ha deciso a maggioranza di voti di occupare la scuola.

Dopo numerosi e approfonditi dibattiti il corpo studentesco si è mostrato favorevole ad aderire alla piattaforma di protesta già seguita dai licei Mamiani, Virgilio, Socrate, Albertelli e Righi, con le loro occupazioni, in opposizione ai primi provvedimenti attuati dal governo insediatosi a seguito delle elezioni del quattro marzo.
In primo luogo, esprimiamo il nostro dissenso riguardo alle politiche economiche e sociali.
Ribadiamo ancora oggi con forza che il sistema configurato a scaglioni progressivi debba essere il tratto fondamentale del sistema di tassazione.
Ribadiamo anche energicamente come la Repubblica Italiana sia fondata, come si evince dal primo articolo della nostra Costituzione, sul lavoro e sulla dignità del lavoratore. Dignità svilita o addirittura cancellata da una forma di sussistenza sociale quale il reddito di Cittadinanza.
In secondo luogo dimostriamo il nostro dissenso al Decreto Scuole Sicure. Decreto che in malafede confonde la sicurezza nelle scuole con un controllo militare degli studenti. Tutto questo attuato al costo di investimenti molto onerosi che potrebbero essere indirizzati alla risoluzione dei veri problemi della sicurezza.
Una scuola è sicura quando non cade il cornicione, una scuola è sicura quando d'inverno funziona il riscaldamento: una scuola è sicura quando è in tutto e per tutto a norma.
Inoltre ci opponiamo con forza al Condono, ennesima manovra che finisce per nutrire una criminalità fin troppo presente nel nostro Paese. Esso stabilisce un prezzo alla legalità, permettendo ai più abbienti di aggirarla con facilità e con il favore della legge. Riteniamo parimenti che si tratti di una "mazzetta" richiesta dallo Stato.
Ci schieriamo altresì contro alla demagogia del governo Gialloverde, che continuamente strumentalizza e demolisce la solidarietà umana, trasformando in criminali coloro che cercano di dare dignità a tutti. Dignità alla vita di migranti, esseri umani, che, fuggendo da guerre, povertà, fame, passano poi come capri espiatori di tutti i mali del Paese. Esprimiamo quindi la nostra vicinanza al sindaco Mimmo Lucano, ed al centro Baobab (come alle altre strutture occupate prese di mira dalla "Giustizia").
Con questo atto forte e deciso gli studenti vogliono dimostrare, oltre che la loro coscienza politica, il proprio dissenso alle politiche esecutive portate avanti dal governo ed in particolare dal Ministero degli Interni.
Con quest'occupazione noi studenti del Tasso, intendiamo lanciare un appello allo Stato, ai cittadini e a noi studenti stessi:
Riteniamo infatti che il cambiamento sia nel dare dignità al lavoro, nel rendere valore alla vita umana, nell'investire sull'efficienza delle strutture sanitarie, e dei trasporti: il cambiamento è nell'investimento sulla Scuola Pubblica.
Durante il periodo di occupazione verranno offerti agli studenti assemblee politiche e corsi sulle materie d'indirizzo, tenuti da studenti universitari e da professori. Allarghiamo inoltre l'invito ai docenti del liceo Tasso, ad aderire alla nostra azione. Essi darebbero spessore alla protesta con le loro lezioni aperte a tutti gli studenti. Non intendiamo infatti questi giorni come un buco di tempo in cui riposarci, vediamo al contrario quest'occupazione come una piattaforma in cui noi studenti possiamo portare avanti un discorso di contestazione fondata sullo scambio tra di noi e sulla cultura portataci dai docenti.



Preziose conclusioni di Franco Rositi e di Roberto Leombroni incontro dibattito “Chieti – Gli anni Sessanta e  Settanta tra Politica e Cultura”.

15 novembre 2018, ore 17,45, sala Manzini Convitto nazionale-Liceo Classico”G. B. Vico”  Chieti

"Al termine di questo mio intervento, vorrei raccomandare che si riprenda insieme una riflessione su quel che occorra fare, nelle condizioni di oggi, per riattivare il pensiero critico e la cultura politica non passiva nella provincia italiana".

Franco Rositi


"Che cosa resta in piedi di quella straordinaria stagione politica e culturale?...Un gran desiderio di verità. Una verità che si sottragga alle continue mistificazioni che, da sempre, sono funzionali al potere". Roberto Leombroni

 


Giovedì 15 novembre 2018, ore 17,45
sala Manzini Convitto nazionale-Liceo Classico”G. B. Vico”  Chieti


Le associazioni “Noi del Vico” e “Chieti nuova 3 febbraio” promuovono la realizzazione dell’incontro dibattito

“Chieti – Gli anni Sessanta e  Settanta tra Politica e Cultura”.

Introduzione e coordinamento dei Presidenti delle due associazioni Stefano Marchionno e Maria Rosaria Grazioso.
Intervengono Franco Rositi, Tiziano Bellelli, Giacomo D’Angelo, tra i promotori del gruppo Esprit e  del periodico “Il dibattito”, Roberto Leombroni, docente di Storia e Filosofia.
Negli anni Sessanta, anche a Chieti si diffuse “l’idea di far politica non solo mediante partiti e movimenti,  ma anche mediante piccoli cenacoli riflessivi che irradiassero al loro intorno un orientamento critico e aperto alla conoscenza politica…” (Franco Rositi, relazione)
Si parlerà del gruppo Esprit, del periodico “Il dibattito” e di Enzo Ciammaglichella, uno dei fondatori, da poco scomparso.



Riceviamo e pubblichiamo

ASSOCIAZIONE PENSIONATI GUARDIESI - LIBERA UNIVERSITÀ POPOLARE – ANNO ACCADEMICO 2018/2019

16/11/18

Ente Mostra   Guardiagrele

16.30

Il fondamentale apporto della politica e della magistratura allo  sviluppo dello Stato democratico (anche domande scritte e rilascio attestato a richiesta)


Relatore Giuseppe Bellelli, procuratore della Repubblica di Sulmona



28 ottobre “Con i migranti per fermare la barbarie"

Un intervento di Luigi Ciotti in occasione della mobilitazione in tutta Italia "Con i Migranti per fermare le barbarie"
Ci sono frangenti della storia in cui il silenzio e l’inerzia diventano complici del male. Questo è uno di quelli. Le conseguenze della crisi economica si stanno manifestando come crisi di civiltà. Sulla paura e il disorientamento della gente soffia il vento della propaganda. Demagoghi scaltri e senza scrupoli si ergono a paladini del “popolo” e della “nazione” e acquistano di giorno in giorno consenso, additando nemici di comodo: erano le democrazie e gli ebrei al tempo del fascismo, oggi sono l’Europa e i migranti.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Luigi Ciotti



APPELLO
"CON I MIGRANTI PER FERMARE LA BARBARIE"

Hanno aderito anche Chieti nuova 3 febbraio

e il Comitato Salviamo la Costituzione – Chieti

(continua nella sezione Riceviamo e pubblichiamo)



GIUSTIZIA e LEGALITA’

Come è possibile cancellare l’esperienza di Riace ed esiliare il Suo Sindaco?

Nello Stato democratico i contenuti delle Leggi rispondono al Principio di Giustizia

“Nello Stato democratico la legge è concepita come l’unica salvaguardia contro l’arbitrio della tirannia: non, dunque, come strumento, ma come limite dell’autorità” (Piero Calamandrei)

Nella nostra Repubblica, la Costituzione indica la strada e fornisce le risposte ai nostri dubbi, ricomponendo l’eventuale contrasto tra Giustizia e Legalità (Artt.1-12, Principi fondamentali e 13-54, Diritti e Doveri dei cittadini)

Viene in mente il dialogo eterno tra Creonte ed Antigone. “Tra il re di Tebe Creonte che difende la cieca legalità e Antigone che obbedisce soltanto alla legge morale della coscienza, alle leggi non scritte (P. Calamandrei).  …, che non da oggi né da ieri, ma da sempre sono in vita, né alcuno sa quando vennero alla luce…(Antigone, versi 456-457). Antigone si ribella all’editto del re che ordina di non seppellire il fratello Polinice,  morto nel duello con il fratello Eteocle, dopo aver portato le armi contro la propria città.

“Anche qui”, dice P. Calamandrei, nella difesa di Danilo Dolci, “il  contrasto è come quello tra Antigone e Creonte: tra la umana giustizia e i regolamenti di polizia; con questo solo di diverso, che qui Danilo non invoca leggi non scritte. (Perché per chi non lo sapesse ancora la nostra Costituzione è stata già scritta da dieci anni)”. Era il 1956.

La Costituzione della Repubblica Italiana, art. 54

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

APPLICHIAMOLA!!!

La Costituzione della Repubblica Italiana;

Piero Calamandrei, uno dei Padri della Costituzione, “Costituzione e leggi di Antigone”: In difesa di Danilo Dolci (1956), Le leggi di Antigone, (1946); Antigone, Sofocle



La fake democracy di Grillo

Con le critiche al presidente della Repubblica Grillo ruba la scena al movimento di governo. Lo fa da attore consumato, ma la domanda rimane. Perché? Non aveva parole per infiammare diversamente la platea? Certamente sì.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Massimo Villone, Il Manifesto, 23–X–2018



L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale

Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia.

(continua nella sezione Rassegna stampa) Donatella Stasio,14-X-2018



La campana di Riace

In un paese come l’Italia in cui un partito al governo può restituire cinquanta milioni di maltolto alle casse pubbliche in ottanta comode rate, in una regione come la Calabria che non smette di essere massacrata da pratiche amministrative criminali di ogni genere, accade che il sindaco di un piccolo paese diventato in mezzo mondo simbolo dell’accoglienza ai migranti venga arrestato per aver aiutato una nigeriana senza permesso di soggiorno a sposarsi con un residente in modo da non essere rispedita a casa, e per aver agevolato due cooperative nell’assegnazione della raccolta dei rifiuti in modo da impiegare i migranti in questo lavoro utile a tutta la comunità.

Internazionale, 2-X-2018