REPETITA IUVANT

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaEmail

REPETITA IUVANT

Non mi stancherò, ogni anno, di ripubblicare il seguente post, che risale a qualche anno fa. Lo farò fino a quando la triste vicenda delle foibe non comincerà a essere trattata senza usare violenza alla storia. 
"Il 10 febbraio, è la 'giornata del ricordo', dedicata a non dimenticare le migliaia di italiani trucidati dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito, alla fine della seconda guerra mondiale, e delle migliaia di istriani costretti ad abbandonare le loro case e le loro terre dopo l'annessione dell'Istria alla Jugoslavia. Al fine di salvaguardare la memoria storica e di evitare inopportune strumentalizzazioni di parte, vale la pena richiamare alla memoria alcuni dati di fatto.
1. Le foibe costituiscono un capitolo esecrabile e ignobile della storia dell'Europa e dell'Occidente.
2. La responsabilità dei partigiani jugoslavi nell'eccidio è indubitabile.
3. Grave e irresponsabile è stata la rimozione dell'evento, per lunghissimi anni, da parte delle forze politiche italiane. La sinistra l'ha colpevolmente rimosso per non intaccare il carisma di Tito (che pure ha avuto il merito di aver liberato la penisola balcanica dal nazi-fascismo). Le forze moderate (DC e liberali) l'hanno dimenticato perché, negli anni della guerra fredda, Tito, nemico di Stalin, faceva comodo ("il nemico del mio nemico è mio amico"). I neofascisti del MSI l'hanno invece ricordato, ma solo per gettare fango sulla Resistenza in quanto tale.
4. L'episodio delle foibe non è spuntato dal nulla come un fungo. Esso si inserisce in un contesto storico che segue l'atroce genocidio etnico perpetrato in Jugoslavia dai nazi-fascisti, che consideravano gli slavi una razza inferiore da schiavizzare. Purtroppo ben pochi italiani in Istria si opposero a tale carneficina. Difficilmente ci sarebbero state le foibe senza l'iniziativa di Hitler e Mussolini.
5. Tra le vittime della rappresaglia jugoslava ci furono numerosi antifascisti (anche comunisti), rei esclusivamente di essere italiani.
6. Per quanto sopra, la giusta indignazione nei confronti dell’eccidio può essere espressa solo da chi è rigorosamente nemico del fascismo e di qualsiasi forma di totalitarismo".

Roberto Leombroni