NORIMBERGA IL PROCESSO ADESSO E’FINITO

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NORIMBERGA
IL PROCESSO ADESSO E’FINITO

Siamo tornati nell’aula 600, dove 75 anni fa furono giudicati i boia del terzo Reich, Dopo decenni di rimozione, la Germania non ha più paura del suo passato più buio. E lo mette in mostra (oggi, nuovo Museo nel tribunale di Norimberga).

Settantacinque anni fa, il 20 novembre 1945, nell’aula 600 del Tribunale di Norimberga, per Hermann Wilhelm Göring, il gerarca più potente del Reich dopo Adolf Hitler e per altri 23 gerarchi della dittatura nazista inizia il maxiprocesso che è diventato una pietra miliare nella storia del diritto…
Quasi tutti, alla fine delle udienze che ricostruiscono 12 anni di inferno, si dichiarano innocenti. Il I ottobre 1946, il processo termina con condanne a morte o a lunghi anni di carcere. Göring si suicida con il cianuro prima dell’esecuzione.
Il processo comincia con le parole dell’organizzatore e figura chiave delle udienze Robert H. Jackson, giudice della Corte Suprema americana,. “Le atrocità dei nazisti non sono tollerabili da parte della nostra civiltà: non sopravviverebbe a una ripetizione delle stesse. Che quattro grandi nazioni, soddisfatte della loro vittoria e torturate dolorosamente dalle ingiustizie avvenute, non si vendichino, ma consegnino i loro nemici catturati volontariamente a un tribunale, è una delle più importanti concessioni che il potere abbia mai fatto alla ragione.”
Tra i 250 giornalisti e scrittori che raccontano le strazianti udienze… c’è un giovane cronista tedesco inviato dai giornali norvegesi dopo un lungo esilio all’estero, un certo Willy Brandt,  (Cancelliere della Repubblica Federale di Germania dal 21 ottobre 1969 al 6 maggio 1974, premio Nobel per la pace nel 1971) che sintetizza così il senso degli interrogatori: “Non fare i conti con i gerarchi nazisti sarebbe stato uno schiaffo al senso di giustizia universale”.
Klaus Rackwitz, direttore dell’Accademia internazionale dei principi di Norimberga racconta.”Questa è l’aula dove tutto cominciò. Dov’è nato il diritto internazionale e il principio che nessuno è al di sopra della legge, che i responsabili di guerre e atrocità devono sempre esseri messi dinanzi alle loro responsabilità”.
Aggiungo all’articolo le parole di Piero Calamandrei, Il Ponte, n. 11, novembre1946:
“…Guai se non si fosse arrivati a questo epilogo: guai se non avessero prevalso con questa sentenza le leggi universali decretate dai gemiti e dalle invocazioni dei milioni di martirizzati innocenti! Le leggi,  non scritte nei codici dei re, alle quali obbediva Antigone; le leggi dell’umanità che furono fino a ieri una frase di stile relegata nei preamboli della convenzioni internazionali-, queste leggi hanno cominciato ad affermarsi nella funebre aula di Norimberga, come vere leggi sanzionate: l’umanità, da vaga espressione retorica, ha dato segno di voler diventare un ordinamento giuridico…..la violazione delle leggi dell’umanità ha cominciato a trovare un tribunale e una sanzione. Quel che conta è il precedente che domani varrà come legge per tutti, per i vinti e per i vincitori…Nella sentenza di Norimberga c’è implicita per domani la condanna della spietata inumanità della bomba atomica: di questo devono accorgersi gli uomini di buona fede, e trarne conforto”.

Venerdì di Repubblica, 13 novembre 2020, Tonia  Mastrobuoni